DELEGAZIONE INTERNAZIONALE DI PACE A İMRALI

Il 15 febbraio 2022 cade il ventitreesimo anniversario del rapimento e dell’inizio della detenzione del leader politico curdo Abdullah Öcalan.


COMUNICATO STAMPA – RICHIESTA DI LIBERAZIONE IMMEDIATA (16 febbraio 2022)


ACCRESCERE LA PRESSIONE INTERNAZIONALE PER IL RILASCIO DEL LEADER CURDO ABDULLAH ÖCALAN

Il 15 febbraio 2022 cade il ventitreesimo anniversario del rapimento e dell’inizio della detenzione del leader politico curdo Abdullah Öcalan.

Ogni anno, da quando Abdullah Öcalan è stato incarcerato, una delegazione di pace ha visitato la Turchia chiedendo di poterlo incontrare nell’isola-prigione di İmralı. Quest’anno, la più partecipata delegazione di pace internazionale fino a oggi, organizzata da International initiative, Freedom for Abdullah Öcalan, Peace in Kurdistan, dai sindacati britannici e da Peace in Kurdistan, ha da poco completato i due giorni di lavoro virtuale della delegazione in Turchia e di valutazione dei 23 anni di detenzione aggravata in isolamento di Öcalan, leader riconosciuto del popolo curdo. 

La delegazione ha incontrato rappresentanti politici, organizzazioni per i diritti umani, organizzazioni di donne, associazioni di detenuti e delle loro famiglie, e avvocati, tra cui quelli dello studio legale Asrin, che difendono Abdullah Öcalan, ed a cui è stato negato il contatto con il loro assistito in violazione del diritto internazionale. 

La delegazione ha potuto riscontrare che: 

  1. il regime di isolamento praticato nell’isola di İmralı, dove Abdullah Öcalan è stato tenuto prigioniero per 23 anni in violazione del diritto internazionale e delle convenzioni sui diritti umani, è stato ora esteso a tutto il sistema carcerario della Turchia. Si stanno costruendo carceri di isolamento di tipo F, e tra le mura delle carceri già esistenti l’isolamento dei prigionieri politici sta diventando una pratica comune, così come l’imposizione di severe sanzioni disciplinari;
  1. in queste condizioni i prigionieri politici vengono maltrattati e torturati, gli anziani e le persone con gravi malattie privati delle cure mediche;
  1.  gli stupri e le molestie sessuali commesse dai c.d. guardiani del villaggio e dal personale militare o carcerario costituiscono la normalità in un sistema che garantisce impunità ai colpevoli;  
  1. in Turchia la libertà di parola è inesistente, e migliaia di persone sono costantemente perseguitate, arrestate, tenute in custodia cautelare per lunghi periodi e poi condannate a pesanti pene detentive per motivi meramente politici. Coloro che non accettano di pentirsi dei loro “misfatti” o di mostrarsi “docili” vengono sottoposti a punizioni aggravate. 
  1. il diritto di difesa di Abdullah Öcalan continua ad essere violato. I suoi avvocati hanno confermato che non sono state consentite comunicazioni con lui dal 25 marzo 2021.

L’isolamento di Abdullah Öcalan è stato inasprito dalle autorità turche in seguito al rapporto della Commissione contro la tortura del Consiglio d’Europa (CPT) dell’agosto 2020, nel quale si sottolineava che “il regime di isolamento” praticato sull’isola di İmralı è “inaccettabile” e raccomandava alle autorità turche di prendere misure per migliorare questa situazione “senza ulteriori indugi”. Il governo turco ha reagito vietando a Öcalan nuove visite da parte della famiglia e degli avvocati e vietando altresì ogni comunicazione telefonica, peggiorando così ulteriormente le sue condizioni di isolamento. 

Chiediamo che il CPT monitori l’attuazione delle raccomandazioni formulate alle autorità turche nel suo rapporto per il rispetto del diritto internazionale, e che domandi loro di poter incontrare personalmente Öcalan e i suoi avvocati.

I membri della delegazione sono estremamente preoccupati per il mancato rispetto da parte delle autorità turche delle raccomandazioni degli organismi internazionali per i diritti umani, e ancora di più per il silenzio degli stessi organismi internazionali, in particolare per il fatto che la delegazione del CPT in visita in Turchia nel 2021 non si sia recata a İmralı né abbia fornito alcuna informazione sullo stato di salute di Öcalan.  

Dopo tutti questi anni, nonostante le torture subite, quello di Öcalan rimane un messaggio di conciliazione con il quale si insiste sulla necessità di riavviare un percorso di pace e democratico. Riteniamo che la sua presenza al tavolo dei negoziati sia un fattore essenziale per la pace nella regione.

Ci appelliamo a tutte le istituzioni che nel mondo sono responsabili per l’attuazione delle convenzioni internazionali sui diritti umani e per il mantenimento dello stato di diritto affinché facciano sentire la loro voce per chiedere che l’isolamento di Abdullah Öcalan abbia fine senza ulteriori indugi. 

È giunto il momento che il mondo si assuma le sue responsabilità.

Andrea Kocsondi, membro dell’esecutivo della Federazione Generale dei Sindacati (GFTU), Regno Unito. 

Barbara Spinelli, co-presidente dell’Associazione europea degli avvocati per la democrazia e i diritti umani nel mondo. 

Christine Blower, ex segretaria generale dell’Unione Nazionale degli Insegnanti, Gran Bretagna. 

Clare Baker, responsabile internazionale del sindacato britannico Unite. 

Claire Jones, segretaria generale della Società degli impiegati sindacali (SUE), Regno Unito. 

Dimitri Roussopoulos, editore e redattore, scrittore, ecologista e organizzatore di comunità. 

Doug Nicholls, leader della Federazione Generale dei Sindacati, Regno Unito. 

Federico Venturini, ricercatore associato all’Università di Udine (Italia). 

Kariane Westrheim, professoressa di scienze dell’educazione all’Università di Bergen, presidentessa dell’EUTCC, Norvegia. 

Laura Quagliuolo, editor e scrittrice italiana. 

Mahmoud Patel, accademico, studioso di diritto e attivista dei diritti umani, Sudafrica. 

Margaret Owen OBE, Avvocata, Regno Unito. 

Melanie Gingell, avvocata e docente di diritto internazionale dei diritti umani. 

Radha D’Souza, professoressa di diritto, avvocata e scrittrice, attualmente docente di diritto all’Università di Westminster, Regno Unito. 

Şerife Ceren Uysal, co-segretaria generale dell’Associazione europea degli avvocati per la democrazia e i diritti umani nel mondo. 

Shavanah Taj, segretaria generale del TUC, Galles. 

Thomas Jeffrey Miley, studioso di sociologia all’Università di Cambridge. 

Ögmundur Jónasson, ex ministro della giustizia islandese.

Per contatti e informazioni
Federico Venturini: venturini@inventati.org
Barbara Spinelli: avv.barbaraspinelli@gmail.com
Laura Quagliuolo: laura.quagliuolo@gmail.com

TJK-E chiede un’ampia partecipazione alle proteste per Öcalan l’11 dicembre

Il Movimento delle donne curde in Europa chiede un’ampia partecipazione alla manifestazione dell’11 dicembre per la libertà del leader curdo Abdullah Öcalan.

Traduciamo il comunicato del TJK-E pubblicato il 10 dicembre su ANFNews.

Il Movimento delle Donne Curde in Europa (TJK-E) ha rilasciato comunicato per dichiarare il 10 dicembre Giornata Internazionale della Libertà per Abdullah Öcalan come annunciato da Freedom for Abdullah Öcalan Initiative.

“Le forze che hanno orchestrato la cospirazione del 9 ottobre, volta a eliminare il movimento per la libertà del Kurdistan e la lotta per la libertà e l’uguaglianza in Medio Oriente, hanno fallito. Mentre i cospiratori sono stati sconfitti, la lotta per la libertà ha proseguito il suo cammino, ed è diventata una speranza per tutto il mondo. La resistenza delle donne e del popolo curdo, e soprattutto la resistenza storica di Öcalan, ha vanificato gli sforzi per sconfiggerle. Condanniamo ancora una volta la cospirazione più brutale e disumana della storia dell’umanità. Commemoriamo con rispetto e gratitudine gli eroi che hanno combattuto e resistito alla cospirazione e sono caduti come martiri”, dice la dichiarazione.

“POSSIAMO SCONFIGGERE QUESTO ATTACCO SOLO ATTRAVERSO LA RESISTENZA”

La dichiarazione continua: “Nonostante il sistema di tortura e l’isolamento assoluto imposto a Öcalan, il paradigma di vita democratica e libera da lui sviluppato ha dato speranza ai popoli del Medio Oriente e del mondo, in particolare ai popoli del Kurdistan. È diventato l’unica opzione per la democratizzazione della Turchia e del Medio Oriente, per risolvere i problemi, per la liberazione delle donne e per una vita comune egualitaria. Il fatto che questa filosofia sia diventata gradualmente più popolare ha dato fastidio allo stato fascista turco e a chi detiene il potere. Per questo sono stati così messi in atto questo attacco globale e l’isolamento. Possiamo sconfiggere questi attacchi con la lotta comune e la resistenza del popolo, che include noi donne.

REAZIONE AL SILENZIO INTERNAZIONALE

Questo isolamento assoluto e gli attacchi a Öcalan sono un’aggressione diretta a tutti i popoli del Kurdistan e all’umanità. Il silenzio di tutte le istituzioni internazionali, specialmente il CPT, fa sì che il governo fascista AKP-MHP intensifichi le sue politiche. Il regime fascista AKP-MHP attacca tutte le conquiste del popolo curdo e vuole distruggere tutto ciò che promuove una libera identità curda. Le istituzioni internazionali sono complici di questo fascismo.

Intensificare la lotta contro il fascismo e spianare la strada per la vittoria insieme alle donne, al popolo curdo, ai giovani e a tutti coloro che promuovono i valori dell’umanità, è l’unica via d’uscita. Perciò diciamo che “La libertà di Öcalan è la nostra libertà”. Il modo più efficace e significativo per raggiungere questo obiettivo è quello di riunirsi intorno a Öcalan.

“ALZIAMO LA VOCE PER LA LIBERTÀ DI ÖCALAN”

La Freedom for Abdullah Öcalan Initiative ha annunciato il 10 dicembre come giornata internazionale della libertà per Abdullah Öcalan. Persone in diverse parti del mondo, specialmente il popolo del Kurdistan, parteciperanno alle proteste per chiedere la libertà per Öcalan. Manifestazioni ed eventi si terranno anche l’11 dicembre.

Come Movimento delle Donne Curde in Europa, chiediamo un’ampia partecipazione alle manifestazioni nell’ambito delle campagne “È tempo di difendere le donne libere e la società contro il femminicidio” e “Stop all’isolamento, all’occupazione, al fascismo, è tempo di assicurare la libertà”. L’11 dicembre si alzerà una sola voce in tutto il mondo, che chiederà la libertà per Öcalan.

Difendere il Rojava significa difendere Abdullah Öcalan

Il Rojava è un’utopia vivente, una visione di come il mondo potrebbe apparire dopo il capitalismo e di come possiamo arrivarci. Il Rojava è una prospettiva in un tempo pieno di attacchi. Se parli di Rojava, allora devi parlare anche di Abdullah Öcalan.

Traduciamo un testo della Comune Internazionalista, pubblicato il 4 aprile 2021, in occasione del compleanno di Abdullah Öcalan.

Ci sono giorni in cui non riusciamo più a vedere il cielo con così tanti nemici intorno a noi. L’apocalisse sembra più probabile della fine del capitalismo e siamo circondati da attacchi patriarcali – dentro e fuori di noi. A volte non riesco più a credere che possiamo fare la rivoluzione – rivoluzione, cosa significa poi? Una vita diversa? Tutto questo sembra così distante, così astratto – davvero come un’utopia distante. E in tutta questa depressione della sinistra, il Rojava è come un enorme baluardo di speranza. Il Rojava, che è una rivoluzione del XXI secolo. Questa è una rivoluzione che combina così tante lotte, così tante idee – una società che si auto-organizza, una società senza Stato, una società basata sulla liberazione di genere e l’ecologia. Una rivoluzione antifascista contro il colonialismo, contro l’imperialismo. Il Rojava è la prova che un’altra vita è possibile – il Rojava è un’utopia vivente, una visione di come il mondo potrebbe apparire dopo il capitalismo e di come possiamo arrivarci. Il Rojava è una prospettiva in un tempo pieno di attacchi. 

Se parli di Rojava, allora devi parlare anche di Abdullah Öcalan. Spesso, durante le manifestazioni si vede ammirazione sui volti quando si tratta di Rojava e si sentono urlare slogan comuni come “Jin Jiyan Azadi” [Donna, Vita, Libertà]; ma poi si sventolano immagini di Öcalan o si tiene un discorso per la sua libertà e si vedono apparire dubbi sui volti. Li senti dire: il Rojava è grandioso, ma Öcalan? Meglio di no. 

C’è questa enorme discrepanza – e mi chiedo: perchè? E penso – è pericoloso!

Chiunque ignori Öcalan si sta perdendo il meglio della filosofia e della pratica rivoluzionaria che il XXI secolo ha da offrire. Senza Öcalan e il PKK, la rivoluzione in Rojava non sarebbe mai stata possibile. È sulla sua filosofia e anche sulla sua lotta politica che si basa la rivoluzione in Rojava. 

La rivoluzione non avviene in un giorno e la filosofia di Öcalan e la rivoluzione in Rojava sono il risultato di un processo di lotta e organizzazione lungo decenni. Le radici della rivoluzione in Rojava affondano molto in profondità, almeno negli anni Settanta – il secondo ciclo rivoluzionario del XX secolo, con tutte le lotte femministe, anticoloniali e antifasciste. È stato durante questo periodo che è iniziata la lotta filosofica e politica di Öcalan. Nel 1978, Öcalan ha fondato il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, il PKK – in risposta alla brutale oppressione e al genocidio culturale dei curdi – l’obiettivo a quel tempo era uno Stato indipendente. Il PKK ha iniziato come un movimento di liberazione nazionale marxista-leninista, come è avvenuto anche in molti altri posti. Ci sono stati molti movimenti rivoluzionari nel XX secolo, molti hanno fatto la rivoluzione, molti sono diventati partiti al potere in nuovi Stati-nazione e ancora di più sono stati sconfitti, specialmente negli anni Novanta. Comunque, il PKK ha preso un sentiero diverso, non è stato schiacciato, ma ha spianato la strada per le rivoluzioni del XXI secolo, per la rivoluzione del Rojava. È importante dare un’occhiata agli anni Novanta per comprenderlo al meglio. 

Gli anni Novanta praticamente sono stati il periodo di una grande contro-rivoluzione – la fine dell’URSS, la cosiddetta “fine della storia”, l’intensificarsi della morsa neoliberista e l’ascesa del fascismo in tutto il mondo. Quasi tutti i movimenti di libertà sono caduti in una profonda crisi in questo periodo – il mondo è cambiato rapidamente, ma sono venute meno un’analisi e una prospettiva comuni della sinistra. La fiducia nella rivoluzione si è persa e molti movimenti rivoluzionari hanno rinunciato alla lotta, venendo a patti con gli Stati o riducendosi a piccole sottoculture controllabili. La crisi degli anni Novanta è stata soprattutto una crisi filosofica – le idee e le analisi della sinistra del XX secolo raggiunsero i loro limiti e molti movimenti fallirono anche a causa dei loro stessi errori.

In questa grande crisi intellettuale della sinistra, Öcalan intensifica i suoi sforzi per sviluppare nuove teorie e pratiche rivoluzionarie. Analizza la storia – la storia dei movimenti di resistenza, le resistenze anarchiche, femministe e anti-coloniali, e la storia della dominazione indietro fino alle sue prime radici – le fondamenta del patriarcato 5000 anni fa. Ripensa le analisi del marxismo e sviluppa una nuova visione della storia, della rivoluzione, della società, della dominazione – cercando risposte sul perché i movimenti rivoluzionari degli scorsi secoli abbiano fallito e cosa si può imparare da loro. E si chiede cosa possa davvero significare il nostro obiettivo – una vita libera.

Öcalan sviluppa il confederalismo democratico come un nuovo concetto rivoluzionario e il PKK usa il periodo della crisi degli anni Novanta e fa la rivoluzione, una rivoluzione filosofica – una rivoluzione interna. Cambia il suo paradigma e rinuncia all’aspirazione di avere il suo proprio Stato – perché gli Stati sono parte del problema e una vita libera non può mai essere raggiunta in uno Stato. Su queste basi, anche la liberazione di genere diventa il cuore della lotta – perché il patriarcato è la prima di tutte le forme di dominazione e senza la liberazione delle donne, la società non potrà mai diventare libera. E come oggi in Rojava il movimento delle donne è al centro ed è la forza trainante della rivoluzione, così è anche nel PKK – dalla sua guerriglia delle donne, YJA Star, al partito gemello del PKK, cioè il Partito delle Donne Autonome (PAJK). Anche la questione delle relazioni diventa centrale per la lotta – relazioni che abbiamo all’interno di noi stessi e gli uni con gli altri – perché la dominazione lavora istituendo alcuni tipi di relazioni. Se non possiamo eliminare il patriarcato nelle nostre relazioni, non possiamo costruire una vita libera! La vita libera insieme [Hev Jiyan Azad] e il compagnerismo [Hevalti] sono la chiave per essere noi stessi [Xwebûn], la chiave per relazioni libere che non siano più dominate da 5000 anni di oppressione.

La filosofia di Öcalan è teoria, ma la filosofia di Öcalan è anche pratica. In Rojava la sua filosofia è diventata una rivoluzione – un’utopia vissuta. 

Öcalan è pericoloso

Öcalan e il PKK hanno fatto la rivoluzione. Una rivoluzione che dà speranza a milioni di persone e che è pericolosa. Se le idee del confederalismo democratico continuano a diffondersi, se le persone iniziano a credere davvero nella rivoluzione, in una vita di  nuovo diversa, se c’è una reale alternativa concreta al capitalismo, allora abbiamo l’opportunità di cambiare davvero le condizioni, di compiere una rivoluzione. Una vera rivoluzione, che non avverrà in un qualche futuro distante, ma che può essere il nostro presente.

Niente è più pericoloso che credere nel cambiamento! Gli Stati-nazione al potere sono tutti troppo consapevoli di ciò e hanno fatto molto da allora per fermare Öcalan e il PKK. Öcalan è stato rapito dall’ambasciata greca in Kenya nel 1999 da un’operazione dei servizi segreti di diversi Stati e da allora – da 22 anni – è stato da solo in reclusione sull’isola-prigione di Imrali. Per anni senza nessun contatto con il mondo esterno. Öcalan è, a parte tutto il resto, un prigioniero politico che è stato torturato per 22 anni. Gli Stati hanno paura di Öcalan – e quanto grande è la loro paura si può vedere nelle misure grottesche di repressione contro di lui e il movimento di liberazione curdo. Un esempio – il divieto delle immagini. In Germania, ci sono soltanto due persone le cui fotografie sono pubblicamente vietate. Öcalan e Hitler.

Pretendere la libertà di Öcalan significa tenersi stretti alla vita libera

Il fatto che Öcalan sia così sconosciuto nel movimento della sinistra in Europa oggi ha molte ragioni, tra di esse ci sono sicuramente l’orientalismo e il razzismo. Se un filosofo o attivista europeo avesse raggiunto anche solo la metà delle cose o ispirato anche solo la metà delle persone rispetto a Öcalan, probabilmente sarebbe decantato come un semi-dio. Ma la distanza della sinistra da Öcalan è anche dovuta a una politica di isolamento e repressione molto riuscita. Dobbiamo fare breccia in questo isolamento. Ci sono centinaia di ragioni per sostenere la libertà di Öcalan. Sia perché è un prigioniero politico. Sia perché è un combattente per la libertà anti-coloniale. Sia perché la sua filosofia e la sua lotta hanno iniziato una nuova rivoluzione. La filosofia di Öcalan mostra nuove vie per una rivoluzione nel XXI secolo – e osiamo dire che il Rojava è solo l’inizio. L’idea del confederalismo democratico influenzerà e porterà a molte rivoluzioni in tutto il mondo nei decenni a venire. 

Il Rojava è un baluardo di speranza. E lo stesso è Öcalan. Per il popolo curdo, ma anche per tutto il resto di noi che esigiamo una vita differente, una vita libera. Difendere il Rojava non significa soltanto difendere un pezzo di terra, significa difendere la filosofia dietro di esso e portarla in tutto il mondo, facendola diventare l’incubo del capitalismo. Difendere il Rojava significa fare la rivoluzione in tutto il mondo e cercare la vita libera. E difendere il Rojava significa anche lottare per la libertà di Öcalan – per la fine del suo isolamento. 

Dem Dema Azadi Ye – È tempo di libertà

#LongMarch2020

Una testimonianza di una compagna della Retejin che ha partecipato alla LongMarch2020 per la liberazione di Reber Apo Ocalan e la difesa della rivoluzione delle donne

per la liberazione di Reber Apo e la difesa della rivoluzione delle donne

Una testimonianza di una compagna della Rete Jin

Se Reber Apo [Abdullah Öcalan], il leader del movimento di liberazione kurdo chiuso in un carcere, fosse un giardiniere, mi aspetterei che il suo giardino fosse selvaggio e colorato, uno spazio che si estende oltre i suoi confini con uno splendido mix di verdure, alberi, fiori e vigne. Pensando ai suoi scritti sulla trasformazione politica, lo immagino come un permaculturalista [permanente + cultura], capace di creare un giardino che asseconda la saggezza della natura […] e non destinato all’autodistruzione, come tende a essere il sistema corrente.”

da Make Rojava Green Again, 29 luglio 2019

Öcalan è un leader rivoluzionario, ha guidato la ventinovesima ribellione dei kurdi degli ultimi 100 anni e, nonostante le condizioni di isolamento che gli sono state imposte, è anche colui che tra il 1993 e il 2013 ha dichiarato più volte cessate il fuoco unilaterali, offrendo una soluzione politica che lo stato turco non ha mai voluto accettare; invece, in tutti questi anni, il popolo kurdo ha visto solo una violenta repressione e la negazione di tutti i suoi diritti.

Sono passati 21 anni e Reber Apo è ancora prigioniero dello stato turco, in isolamento. Perché vedesse una volta i suoi avvocati e familiari, la deputata dell’HDP Leyla Güven è rimasta in sciopero della fame dal 7 novembre 2018 al 26 maggio 2019 e come lei centinaia di prigionieri politici in Turchia e decine di attivisti kurdi in tutta Europa.

Il confederalismo democratico, progetto politico e sociale di Öcalan, è l’unica possibilità per i popoli del Medio Oriente di trovare pace, nel rispetto di tutte le genti che lo abitano, nel rispetto dell’ambiente e soprattutto grazie al ruolo di primo piano assegnato alle donne.

Perché Öcalan torni libero è necessario far sentire le nostre voci, chiedere giustizia, puntare il dito contro le istituzioni europee che si limitano a qualche dichiarazione di circostanza quando lo stato turco, per mano del suo potente esercito, uccide, invade, distrugge, ma che nei fatti non fanno nulla per fermare la mano dell’assassino Erdogan, il quale ricatta un intero continente con la questione dei migranti, e che per massacrare i kurdi continua ad acquistare armamenti sofisticati, garantendo ricchi affari ai diversi paesi della UE.

Ho deciso di partecipare alla lunga marcia 2020 per sentirmi vicina alle compagne e ai compagni, per poter gridare la mia rabbia contro questa grande ingiustizia.

Ci incontriamo il 9 febbraio, a Saarbrücken, una cittadina tedesca a pochi chilometri da Lussemburgo, sede della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, da dove, la mattina del giorno seguente, avrà inizio la marcia. Veniamo accolti e accolte con calore nella sede della comunità kurda che, via via che passano le ore, si riempie di voci e di abbracci; ci sono compagni e compagne da ogni parte del mondo (Spagna, Francia, Svizzera, Germania, Italia, Belgio, Portogallo, Slovenia, USA, Canada, Australia, Sud Africa, Svezia, Cile, Messico, Regno Unito…): ciascuno porta con sé la sua esperienza, la sua lotta e le sue speranze. Si parla con tutti e tutte, ci si presenta, ci si racconta intorno a un çay e a uno spuntino a base di pomodori, olive, formaggio e pane.

Le compagne e i compagni che organizzano la marcia, anche loro provenienti da ogni parte del mondo, sono splendidi, si prendono cura di noi, ci spiegano ogni passaggio, ci danno suggerimenti e ci affiancano con intelligenza, pacatezza, discrezione, facendoci sentire sempre coinvolti, accolti e partecipi; non si comportano da capi, ma da compagni di strada.

Un gruppo di compagni kurdi più anziani non ci fa mai mancare tè, caffè, generi di conforto, pranzi e cene. Le soste nei paesi e nelle città che attraversiamo sono sempre riscaldate da musiche, danze, chiacchiere e çay.

La prima sera, a Guenange, nella palestra in cui dormiremo, dopo il saluto del sindaco si formano le comuni, ciascuna composta da 10/12 compagni e compagne che alla fine di ogni giornata si confronteranno in un tekmil, per dirsi che cosa ha funzionato e cosa no durante la marcia e durante le soste, per fare delle proposte; poi i portavoce di ciascuna comune riferiranno agli altri i problemi emersi per trovare, insieme, le modalità per risolverli.

Si formano anche delle commissioni: una si incarica di preparare lo striscione degli internazionalisti (il cui slogan sarà WE ARE YOUR MOUNTAINS, con i nomi di tutti i paesi da cui proveniamo, per richiamare il detto KURDS HAVE NO FRIENDS BUT THE MOUNTAINS – i kurdi non hanno amici se non le montagne) e l’altra di stilare un comunicato da leggere l’ultimo giorno, dal palco della grande manifestazione di Strasburgo.

Ogni decisione viene condivisa, ciascuno e ciascuna può esprimere il suo pensiero, chiedere modifiche e aggiustamenti.

Sperimentiamo come funziona vivere in una comunità con i principi del confederalismo democratico.

Durante la marcia siamo accompagnati da due furgoni, uno per portare i nostri zaini, uno per le provviste e il çay e da un camper, per chi sente la necessità di fare una pausa dal freddo e dalla pioggia.

Ogni sera sono previste attività e incontri sull’importanza di Öcalan per il movimento delle donne kurde e su come si è sviluppata la jineology, la scienza delle donne, sulle ragioni della resistenza fatta attraverso gli scioperi della fame (raccontata dalla voce di chi ha portato avanti un lungo sciopero in Europa), sul significato e le modalità del tekmil, sui principi della jineology, sul confederalismo democratico e la attuale situazione politica in Rojava e nell’area.

Una delle sere è prevista l’anteprima assoluta di Ji bo azadiyê (Il finale sarà spettacolare – https://www.facebook.com/filmjiboazadiye/), di Ersin Çelik, un film sull’assedio di Sur (il quartiere più antico di Amed, assediato e devastato dall’esercito turco nel 2016) che ha visto la durissima e dolorosissima resistenza di pochi compagni e compagne. E poi una riunione tra sole donne, un concerto di musica kurda, una serata in cui ciascuno poteva presentare una canzone, una danza, una poesia, una testimonianza della resistenza passata e presente del suo paese, e un’altra sera in cui abbiamo potuto raccontarci di noi, delle nostre lotte per la terra, per la giustizia, per la casa, contro la guerra…; è uscita una ricchezza immensa, che andava a comporre uno splendido mosaico di storie di resistenza e di speranza, qualcosa che poteva assomigliare a un “giardino selvaggio e colorato”.

Venerdì, a Strasburgo, il giorno prima della manifestazione, c’è stato l’incontro con altri due spezzoni di marcia, uno arrivava dalla Svizzera e uno dalla Germania. L’arrivo di ogni spezzone è stato accompagnato da slogan, abbracci e strette di mano, musica, danze e molta emozione; poi abbiamo sfilato per le vie di Strasburgo e la sera una grande festa, tutti insieme, per prepararci al grande corteo del giorno successivo.

Sono grata ai compagni e alle compagne per questa esperienza, che che mi ha donato molto e mi ha dato la forza di andare avanti e continuare a contribuire, come posso e come so, alla lotta globale contro il patriarcato e il capitalismo.

#bijiRojava #bijiReberApo

Laura