Il KJK esprime solidarietà alle donne e ai popoli afghani

In quanto donne del Kurdistan, chiediamo a tutte le donne, specialmente le donne del Medio Oriente, di schierarsi in solidarietà con le nostre sorelle in Afghanistan, di amplificare le loro voci e di difendere le loro vite, conquiste e sogni.

Il Comitato per le relazioni e le alleanze democratiche del KJK (Comunità delle Donne del Kurdistan) ha rilasciato un comunicato lunedì esprimendo solidarietà alle donne e ai popoli in Afghanistan. Il comunicato è il seguente:

“In Afghanistan, che per decenni è stato il teatro di guerre “proxy” [per procura, si intende tra attori che agiscono per conto d’altri, ndt], il potere è stato lasciato in mano ai misogini Talebani come risultato di sporche politiche delle potenze globali egemoni. Questa situazione, che ha causato grande rabbia e frustrazione tra le donne e i popoli in Afghanistan e in tutto il mondo, ha rivelato ancora una volta la seguente verità: non c’è altro potere su cui possiamo contare oltre all’auto-potere, all’autorganizzazione e all’autodifesa. Ciò che è accaduto in Afghanistan ieri ha messo in mostra molto chiaramente l’ipocrisia degli Stati occidentali. Le potenze NATO hanno chiaramente dimostrato che, per loro, valori come la democrazia, la libertà e i diritti delle donne erano meramente strumenti per trovare una scusa per le loro sporche politiche. Quelli che hanno cercato di legittimare la loro occupazione con “i diritti delle donne” vent’anni fa ora lasciano le vite di milioni di donne alla mercé dei Talebani. 

Quelli che hanno lasciato in mano oggi l’Afghanistan ai Talebani e quelli che hanno lasciato occupare Afrin, Serêkaniyê, Girê Spî alla Repubblica Turca ieri sono le stesse potenze. Quelli che hanno dato via libera all’invasione turca del Rojava e della Siria del Nord-Est ieri, ripetono lo stesso scenario oggi in Afghanistan. Dalla prospettiva dei popoli, e specialmente delle donne, non c’è molta differenza tra quelli che sono al potere, come risultato di affari sporchi.

Dicendo “non abbiamo niente contro le credenze dei Talebani”, Erdogan, il capo del regime fascista turco, ha ammesso che condividono la stessa mentalità. Infatti, il piano degli USA di lasciare il controllo dell’aeroporto di Kabul in mano alla Repubblica Turca deve essere concepito all’interno di questa cornice. Lasciare il controllo dell’aeroporto in mano a Erdogan deve essere visto come un ulteriore passo per rafforzare la Turchia, che gestisce la sua politica attraverso l’organizzazione tra bande. Questo è un’enorme minaccia e pericolo per i popoli e specialmente per le donne. 

Proprio come ad Afrin, dove sono state fondate le YPJ, che ispirano le donne da tutto il mondo, e dove oggi le donne sono sottomesse e uccise come risultato di politiche delle potenze egemoni globali, adesso anche le donne in Afghanistan si trovano di fronte alla stessa minaccia. Questo è prefigurato dall’aumento della violenza contro le donne nei mesi passati e dalle uccisioni di donne pioniere.

In quanto popolo e donne curde, sappiamo molto bene che l’unico modo per difendere la nostra esistenza e la nostra volontà contro le politiche imperialiste e coloniali delle potenze globali egemoni è attraverso l’organizzazione. Senza l’auto-potere, l’autorganizzazione e l’autodifesa, non sarà possibile costruire e mantenere una vita libera. Sia come popolo che come movimento, abbiamo avuto esperienza e ancora ne abbiamo in modo molto pesante di questa realtà. Il complotto internazionale contro il nostro leader Abdullah Ocalan il 15 febbraio del 1999 è l’esempio più concreto di ciò. Dalle occupazioni dell’ISIS in Rojava e in Bashûr (Kurdistan del Sud/iracheno), specialmente a Shengal e Kobanê, fino alle occupazioni turche qui, le politiche coloniali e genocide che affrontiamo sono basate sull’equilibrio di interessi del capitalismo globale.

Allo stesso modo, lasciare il controllo dell’Afghanistan in mano ai Talebani, nemici delle donne e dei popoli, è avvenuto in un contesto di interessi geostrategici perseguito dagli Stati occidentali, specialmente gli USA, nel Medio Oriente e in Asia centrale. Ancora una volta, vediamo che per le potenze in questione, i desideri, la volontà, i sogni, le speranze e gli sforzi dei popoli che vivono in queste terre non hanno nessuna importanza. Perché non soltanto oggettificano queste terre, che vedono soltanto dalla prospettiva del colonizzatore, ma anche tutte le persone che vivono in queste terre. Non c’è nulla che i perpetratori di queste politiche vecchie di vent’anni non farebbero per soddisfare i loro propri interessi. Questo è il motivo per cui cercare dei limiti, o qualsiasi umanità o genuinità nelle politiche degli Stati occidentali, non è neanche ingenuità, ma ignoranza. Quelli che dicevano di combattere i talebani per i propri interessi e che hanno sacrificato le vite di 200mila persone, oggi fanno affari sporchi con quelle stesse potenze come se niente fosse.

Durante gli anni di occupazione e di regime talebano, quelle che hanno combattuto e resistito di più per la democrazia reale, la libertà e una vita dignitosa sono state le donne. Nel periodo più difficile, nelle circostanze più difficili, le donne dell’Afghanistan hanno trovato modi per organizzarsi. Con la potenza e il supporto che diamo e la solidarietà e la difesa che dimostriamo come donne, abbiamo piena fiducia che esse rivolgeranno la loro resistenza non soltanto contro i talebani, ma contro tutte le potenze e le mentalità misogine. Dal Kurdistan all’Afghanistan, una vita libera e una democrazia reale saranno costruite sotto la guida di donne organizzate. In quanto donne del Kurdistan, oggi siamo con le donne e i popoli afghani proprio come lo eravamo ieri. Chiediamo a tutte le donne, specialmente le donne del Medio Oriente, di schierarsi in solidarietà con le nostre sorelle in Afghanistan, di amplificare le loro voci e di difendere le loro vite, conquiste e sogni. Rinforziamo le nostre alleanze tra donne contro queste potenze patriarcali e misogine!

Jin Jiyan Azadî [Donna, Vita, Libertà].”

Traduzione del comunicato del KJK pubblicato su ANF il 16 agosto 2021.

Costruiamo i nostri spazi di libertà contro la pandemia della violenza maschile!

Mano nella mano opponiamoci a tutte le forme di violenza. La catena che creeremmo unendo le nostre mani può creare un muro contro il sessismo, il razzismo e il colonialismo.

Traduciamo il comunicato delle Comunità delle Donne del Kurdistan – KJK (25 giugno 2020).

In tutto il mondo assistiamo all’aumento degli attacchi di sterminio contro le donne, con l’obiettivo di sopprimere e indebolire la nostra ricerca di libertà. Questo tremendo aumento di violenza contro le donne è direttamente correlato alla crisi del sistema capitalista patriarcale. Questo sistema continua la sua esistenza soprattutto sfruttando le donne; la crisi e la situazione caotica creata da questo sistema pone in grave pericolo le donne e tutte le società. Nuove ondate di attacchi sopraggiungono per spezzare la crescita della consapevolezza e della lotta delle donne. È più essenziale che mai per le donne del mondo sviluppare una comune strategia di resistenza contro questo sistema che sta cercando di massimizzare i profitti dalla condizione e dall’ambiente creati dall’ondata di Covid-19.

Come Movimento per la Libertà delle Donne del Kurdistan, che si è organizzato come erede della lotta universale delle donne per migliaia di anni, ci consideriamo parte del movimento globale delle donne e ci assumiamo responsabilità che vanno oltre i confini del Kurdistan. Da posti isolati del mondo attingiamo un’enorme carica dall’organizzazione e dalla resistenza delle donne e sappiamo che la lotta di liberazione che abbiamo intrapreso nei nostri territori dà forza e ispirazione alle nostre sorelle lontane migliaia di chilometri. Questo è vero per tutte le lotte locali delle donne. In questo momento, l’onorevole lotta per la libertà e l’uguaglianza delle donne sta crescendo ondata dopo ondata dalle nostre località per creare un oceano. Un vento che soffia da un lato del mondo può creare un’ondata o una marea in un’altra parte del mondo. L’energia all’interno delle lotte locali delle donne è immensa e chiamiamo questo stato organizzato il confederalismo democratico delle donne del mondo – e questo intimidisce il sistema patriarcale globale.

La libertà delle donne costituisce l’antitesi storica dello sfruttamento maschile. Poiché il problema delle donne costituisce la cellula staminale di tutti i problemi sociali, a sua volta l’entità sociale all’interno del sistema dominante che ha le contraddizioni strutturali più profonde è la donna. La liberazione delle donne perciò è l’unica area in cui tutti i nodi possono essere sciolti, che significa: il problema della libertà può evolversi in una soluzione reale. Il fatto che la crisi della modernità capitalista si rifletta soprattutto nel dilemma della libertà e della schiavitù delle donne è direttamente correlato a questa verità. Analogamente, il fatto che il sistema patriarcale globale stia combattendo sistematicamente per attaccare le donne è correlato a questa stessa realtà.

Gli attacchi misogini oggi sono aumentati al livello dello sterminio. Gli esempi e l’attuazione di questi stanno aumentando quotidianamente. In tutto il mondo bambini e donne sono esposti ad attacchi violenti e mortali da parte di uomini, forze statali e squadracce. Infatti, la maggiore pandemia che consiste nella violenza misogina e maschile non è mai stata così visibile in nessun momento della storia come ora. Perciò, per trasformare e ottenere risultati, soprattutto come donne, ma anche come società generica, dobbiamo focalizzarci sulla lotta alla pandemia della misoginia, originata dal virus patriarcale, ovvero la mentalità maschile. La nostra lotta e organizzazione deve servire a rafforzare le donne da una parte e a indebolire e superare la mentalità patriarcale dall’altra. Abbiamo urgentemente bisogno di sviluppare metodi di lotta che forniranno questo sia indirettamente che direttamente. Non dobbiamo dimenticare che la liberazione sociale è possibile soltanto con una rivoluzione mentale. Perciò, abbiamo il dovere di prendere di mira la mentalità patriarcale in modo costante, radicale e sistematico.

Questa mentalità è essenzialmente misogina. A questo punto, in cui la ricerca di libertà, la consapevolezza, la lotta e l’organizzazione delle donne sono in aumento, i loro nemici provano ad assicurarsi un’esistenza sviluppando contrattacchi. Queste nuove misure, che hanno portato a un aumento significativo nella violenza contro le donne, non possono essere spiegate soltanto con le condizioni create della pandemia del Covid-19; piuttosto, c’è un tentativo di beneficiare del fatto che la posizione della donna diventi più fragile sotto le proibizioni pandemiche e le condizioni di quarantena. Altrimenti, se attribuiamo l’aumento di per sé alle condizioni pandemiche, diamo per scontato che ci sarà una riduzione della violenza contro le donne alla fine della pandemia, che sarebbe un grave errore. Identificare la fonte del problema è il primo passo nello sviluppo di una soluzione. Le condizioni sono variabili, ma ciò che resta costante è la mentalità maschile che cerca opportunità costantemente. A questo proposito, dobbiamo vedere non soltanto la pandemia, ma anche come il periodo e le condizioni straordinarie in generale siano usate da questa mentalità per perpetrare crimini contro le donne.

Gli attacchi contro la lotta per la libertà delle donne curde, che ispira le sue sorelle in tutto il mondo con la sua resistenza, organizzazione e leadership di lotta rivoluzionaria, esemplifica questa realtà. Soprattutto in Rojava, dove si illumina il faro della rivoluzione delle donne, affrontiamo contrattacchi che aspirano all’annientamento della costruzione del sistema democratico. Questa volta non sotto il nome di ISIS, ma direttamente dello Stato turco fascista e i suoi mercenari islamici e con il supporto e l’approvazione esplicita o implicita dell’ordine patriarcale interstatale!

Questi attacchi fascisti alle donne che giocano un ruolo trainante nella rivoluzione sono stati ripetuti la notte prima di ieri [il 23 giugno 2020] a Kobane. Membri del coordinamento locale del Kongra Star, l’organizzazione-ombrello del movimento delle donne curde in Rojava, stavano visitando un villaggio appartenente a Kobane quando l’esercito turco ha messo in atto un attacco contro di loro. Tre donne curde sono state uccise in questo attacco mirato con un drone armato. Lo Stato turco, dopo aver occupato le città di Afrin, Serêkaniyê [Ras al-Ayn] e Girê Spî [Tell Abyad] e preparandosi ora a lanciare un attacco di occupazione a Kobane, ha deliberatamente scelto le donne come suo obiettivo. Questo perché Kobane è la città in cui l’ISIS è stato colpito per la prima volta sotto la guida delle donne. Kobane simboleggia la rivoluzione delle donne. Kobane, come città di resistenza, ha dato speranza e fiducia a tutti i popoli del mondo con la sua storica resistenza contro l’ISIS. Quando consideriamo che lo spazio aereo sopra Kobane è sotto il controllo russo, diventa chiaro che lo Stato turco conduce i suoi crimini di guerra e i crimini contro l’umanità con l’approvazione di forze statali misogine.

Un altro posto in cui il regime colonialista turco concentra i suoi crimini di guerra misogini è la città di Afrin, che rappresenta il limite occidentale del Rojava e della Siria settentrionale. Afrin è un luogo di grande valore simbolico per la rivoluzione delle donne del Rojava. Il sistema di co-presidenza è stato messo in pratica qui per la prima volta, le YPJ hanno dichiarato qui la loro istituzione e la prima martire della difesa delle donne è caduta qui. All’inizio del 2018, quando l’esercito turco ha invaso Afrin con carri-armati della NATO e gruppi di ISIS, né la Coalizione Internazionale né l’ONU o la Russia si sono opposti. La pulizia etnica è stata effettuata nella città di Afrin e nei villaggi circostanti che avevano una popolazione che era quasi completamente curda a quel tempo. Mentre la lingua curda è stato proibito, il turco e l’arabo venivano dichiarate lingue ufficiali, intanto l’interpretazione islamica omayyade dominava e veniva dichiarata la Sharia. Mentre la grande maggioranza delle persone di Afrin sono migrate internamente e sono diventate persone sfollate, quelle che non hanno lasciato le loro case stanno lottando per sopravvivere sotto il regime terrorista. Questa situazione non è diffusa soltanto ad Afrin, ma in tutte le città della Siria del Nord che lo Stato turco ha invaso e colonizzato.

Siamo consapevoli che non sia una coincidenza che crimini contro le donne, compiuti dallo Stato turco e dai suoi mercenari, stiano sistematicamente avvenendo ad Afrin, per trasformare la città-simbolo della rivoluzione delle donne in una città-simbolo della schiavitù delle donne. Oltre alla pulizia etnica e al genocidio culturale, si effettuano crimini contro le donne. Le donne e le giovani ragazze curde vengono rapite, imprigionate, stuprate, vendute come schiave in diverse città e corpi assassinati vengono lasciati a terra da gruppi islamo-fascisti pagati da Ankara (soprattutto con il denaro del cosiddetto “fondo per rifugiati” dell’UE dato alla Turchia). I crimini contro le donne a cui siamo esposte nelle città occupate in Rojava e Siria del Nord sono colonie turche approvate dalla NATO e dall’ONU, non diverse da ciò che ha fatto ISIS. Il fatto che le forze che provano a giustificare e legittimare il loro intervento in Afghanistan, basato sui diritti delle donne, rimangano in silenzio contro i crimini commessi contro le donne sotto il controllo dello Stato turco, rivela la complicità delle potenze e le vere intenzioni della NATO.

Crimini contro le donne sono perpetrati all’interno dei confini dello Stato turco, in linea con lo stesso concetto, ma con mezzi e metodi intensificati. Lo Stato turco ha preso potere dal coprifuoco per il Covid-19 che hanno proibito assembramenti e ha nominato funzionari fiduciari nelle municipalità delle città curde che avevano un sistema di co-presidenza in atto e arrestato i co-sindaci, ha concesso impunità ai perpetratori violenti di violenza sessuale e li ha rilasciati dalle prigioni sotto il nome di “perdono per il Corona” e legislazione “sposa il tuo stupratore”. Le donne che si oppongono e lottano contro ciò sono criminalizzate e arrestate. Da nessuna parte nel mondo le donne vengono tenute in ostaggio come prigioniere politiche come in Turchia. Le deputate elette e le co-sindache, le attiviste della società civile e le madri per la pace: sono centinaia o perfino migliaia le donne che hanno preso parte nelle attività politiche e sociali in Turchia che vengono imprigionate per i loro discorsi e pensieri. Poiché lo Stato turco sa che la resistenza sociale contro il regime fascista è pensata dalle donne, prova a intimidire e ricattare le donne, attraverso minacce, oppressione, violenza, detenzione e arresti. Non lo fanno solo direttamente con le loro forze, ma oltre agli ambienti di crisi sociale, politica, economica che hanno creato, promuovono tutte le forme di violenza contro le donne con la retorica e le politiche razziste, militariste e misogine. Come risultato, in Kurdistan settentrionale e in Turchia c’è un aumento di uccisioni di donne e di suicidi sospetti.

Lo Stato fascista turco, che non conosce confini nei suoi attacchi contro i curdi e le donne, concentra i suoi attacchi militari genocidi sul Kurdistan meridionale (Iraq settentrionale). In generale dal 2007, ma specialmente negli ultimi 5 anni, la milizia turca sta effettuando attacchi aerei sul Kurdistan meridionale con sempre più crudeltà. Più recentemente, dozzine di aerei da guerra turchi hanno compiuto simultaneamente raid aerei su Şengal [Sinjar], la terra d’origine degli Yezidi [Yazidi], sul campo profughi di Maxmûr [Makhmour] con dodicimila abitanti e le aree di difesa di Meder [Medya] nella notte del 14 giugno. Il popolo di Şengal e Maxmûr non ha ancora superato il trauma degli attacchi di ISIS dell’agosto 2014 e sta ora affrontando attacchi genocidi da parte dello Stato turco. Gli attacchi aerei transnazionali dello Stato turco, che costituiscono crimini di guerra, non sarebbero e non potrebbero essere effettuati senza il consenso della NATO. Per questa ragione, oltre alla Turchia, l’intera NATO, specialmente gli USA, è colpevole e responsabile. Mentre cinque civili sono stati uccisi durante l’attuale ondata di attacchi da parte della Turchia, questi raid aerei turchi hanno un’influenza particolarmente negativa sulle donne. Centinaia di villaggi montani sono già stati evacuati a causa degli attacchi e i loro abitanti sono stati forzati a fuggire verso la città. Donne che partecipano attivamente alla produzione nei loro villaggi con agricoltura e allevamento vivono una vita isolata a causa della fuga in città. Questo inoltre rende la situazione politica, economica e sociale, che ha preso ora la forma di una crisi in Kurdistan meridionale, perfino più difficile per le donne. Come risultato, la violenza domestica contro le donne sta crescendo rapidamente e possiamo vedere un aumento dei femminicidi e dei suicidi sospetti.

La situazione in Kurdistan orientale (Iran) è simile. La politica conservatrice anti-donne dello Stato iraniano, che non è capace di affrontare la situazione attuale, porta ad un peggioramento costante della crisi. Questo inoltre genera una crisi sociale ed economica. Mentre l’attuale situazione di crisi in Iran colpisce tutti i gruppi etnici e religiosi nel Paese, i curdi subiscono attacchi più sistematici e concentrati. Lo Stato iraniano supporta gli attacchi aerei turchi sul Kurdistan meridionale con colpi di mortaio e granate. Inoltre, l’esercito iraniano ha dispiegato le sue forze nell’area di confine con l’Iraq, che è territorio curdo, e ha iniziato una nuova operazione militare. Questa nuova operazione contro i curdi giunge in un periodo in cui l’Iran è in difficoltà nella sua competizione per l’egemonia del Medio Oriente contro gli USA e la sua popolazione sta lottando contro il virus Covid-19 e una profonda crisi economica. Questo peraltro sta colpendo le donne sotto forma di accresciuta violenza e femminicidio.

I crimini contro le donne che affrontiamo in Kurdistan sono compiuti in un modo simile in tutto il mondo. A livello globale, c’è un aumento significativo della violenza contro le donne, nello specifico violenza domestica. È anche possibile vederlo con l’aumento delle chiamate alle linee di supporto create per le donne che sono state colpite da violenza domestica. Con l’epidemia da Covid-19, le chiamate alle linee di supporto contro la violenza domestica in Libano sono aumentate del 100%. Questo dato è aumentato del 142% in Colombia. Durante il periodo tra marzo e maggio, quando la quarantena era in vigore in Messico, 2338 vittime di violenza domestica hanno chiesto aiuto (il numero di donne che hanno chiamato la linea di supporto nello stesso periodo del 2019 è stato 735). Similmente è stato osservato un serio amento nelle violenze sessuali, specialmente contro le ragazze. Durante la quarantena di due mesi in Colombia, 2338 ragazze di meno di 14 anni sono state esposte alla violenza sessuale e allo stupro. Questi sono soltanto i dati riportati dai registri e la realtà è molto più alta.

L’aumento dei crimini contro le donne in tutto il mondo si nutre direttamente e indirettamente del nazionalismo, sessismo, religione e scienza su cui si basa la modernità capitalista. Perciò, non è una coincidenza che il razzismo e il fascismo stiano aumentando in linea con gli attacchi sessisti. In questo contesto, la supremazia bianca e la violenza statale, che sono state messe in atto per centinaia di anni contro le persone nere negli USA, sono istituzionalizzate strutturalmente, perciò così sdoganate oggi. Precisamente per questa ragione, è necessario costruire alleanze per lottare per la libertà delle donne, raggiunta in forma antirazzista, anticapitalista e anticolonialista. Insieme a questo, individui militarizzati e armati e attori non statali stanno sempre di più infiltrandosi negli spazi vitali delle persone, con implicazioni dirette sulla vita di donne e bambini. Sforzi per aumentare lo sfruttamento sessuale legittimando la prostituzione, basata su un falso senso di libertà, costituiscono un’altra dimensione dei crimini contro le donne. Di nuovo, dovrebbe essere compreso all’interno di questo contesto che le donne che sono costrette nel settore informale, a cui manca ogni tipo di sicurezza, sono suscettibili di attacco e sfruttamento. Da una prospettiva più ampia, è ovvio che vengono compiuti svariati crimini contro le donne e la mentalità maschile dominante prova a trarre benefici dalle condizioni portate dalla pandemia del Covid-19.

Con questi sviluppi, come risponderemo agli attacchi sistematici della guerra che affrontiamo come donne, come ci difenderemo, come ci opporremo, come organizzeremo la resistenza? Questo è il punto su cui dobbiamo focalizzarci proprio ora e la nostra diligenza e le valutazioni dovrebbero servire a questo. Altrimenti, se ci focalizziamo soltanto sugli attacchi e guardiamo la situazione attuale soltanto come crimini contro le donne, possiamo rischiare di disperarci. Comunque, una delle ragioni per cui il sistema patriarcale è diventato così aggressivo è l’ascesa della nostra lotta, che sta rafforzando le donne. Non siamo l’anello più debole, al contrario, siamo il potere sociale che sfida il sistema globale!

Con la consapevolezza del nostro potere e dell’epoca in cui viviamo, possiamo opporci agli attacchi ideologici, politici, economici, militari, fisici e spirituali del sistema patriarcale-capitalista globale, che punta a intimidirci, trattenerci e soggiogarci. Li possiamo indebolire ulteriormente e rendere la lotta per la libertà delle donne una materia pratica per l’epoca rivoluzionaria delle donne del XXI secolo. Non è detto tanto per dire, ma in quest’epoca, con i colori della libertà delle donne, dell’ecologia e della democrazia dovremmo assicurare la rivoluzione delle donne. Come prova la loro aggressione, dobbiamo ricordare che i processi rivoluzionari hanno bisogno di lotta e resistenza feroci. Siamo già in un processo di lotta feroce, perciò la nostra opposizione deve essere per natura conseguentemente feroce.

Il sistema punta a individualizzarci, dividerci e isolarci perché sanno molto bene che noi, come donne, otteniamo la nostra forza dall’unità, dalla solidarietà e dall’organizzazione. Perciò non una singola donna dovrebbe essere sola o camminare da sola; partire dall’accoglierci, supportarci e difenderci l’una con l’altra a livello locale è il primo passo.

Secondo, dobbiamo trasformare le nostre reti in strutture organizzate. Con la consapevolezza che il percorso di libertà passa attraverso l’organizzazione, dovremmo risolvere tutti i problemi che affrontiamo, dalla salute all’economia, dalla legge alla politica, dalla società alla cultura, dalla stampa agli sport, dalla famiglia al territorio, e sviluppare soluzioni basate sul nostro potere autonomo e sulla nostra auto-organizzazione. A prescindere dal problema, il nostro obiettivo principale dovrebbe essere sviluppare soluzioni con la mente e la consapevolezza collettiva delle donne. Con ogni sfida che supereremo, ci rafforzeremo ulteriormente individualmente e collettivamente e indeboliremo il sistema maschile dominante che prova a soggiogarci.

Terzo, dovremmo puntare alla mentalità patriarcale nella lotta contro il sistema a dominazione maschile, poiché è questa mentalità che riproduce la violenza. Non possiamo assicurare le nostre vittorie senza trasformare questa mentalità, che è prevalente in tutte le sfere e gli aspetti sociali della vita con le sue relazioni di potere. Perciò, dobbiamo analizzare la mentalità maschile dominante in profondità, analizzare come è stata sistematizzata, portare a galla i suoi codici e costruire la nostra forza radicale di autodifesa contro di essa. Non dovremmo mai accettarla, dobbiamo svelarla, esporla e isolarla. Come donne, dovremmo collettivamente raggiungere consapevolezza su di noi e ciò che ci circonda. In questa direzione dovremmo creare piani di formazione e azione. Dobbiamo rendere inaccettabile la mentalità patriarcale per le donne e la società. Nel fare questo, dobbiamo anche vedere la sua stretta connessione al nazionalismo, razzismo, sessismo, secolarismo, colonialismo e resistere creando una mentalità di libertà.

Quarto: come gruppo, organizzazione o movimento di donne dovremmo costruire il nostro sistema basato su una mentalità di liberazione. Costruire un sistema democratico autonomo di donne significherà rendere praticabile questa mentalità di liberazione. Con la costruzione comune di strutture autonome basate sul confederalismo democratico, senza indebolire l’unicità locale e senza creare strutture centralizzate, si possono marginalizzare i poteri dello Stato dominante. Per limitare il dominio del sistema dominante, dobbiamo espandere le nostre aree di libertà. Mentre cresciamo, diventano più piccoli, mentre diventiamo più forti, diventano più deboli, mentre ci espandiamo, loro si restringono.

È esattamente il momento che ciò avvenga! Gli attacchi patriarcali contro le donne che cercano emancipazione non ci faranno indietreggiare. Trasformiamo ogni area della vita in una lotta contro la mentalità patriarcale e il suo sistema. Mano nella mano opponiamoci a tutte le forme di violenza. La catena che creeremmo unendo le nostre mani può creare un muro contro il sessismo, il razzismo e il colonialismo. Attraverso la nostra mentalità di liberazione possiamo costruire il nostro mondo democratico di confederalismo delle donne. Possiamo farlo, è il suo momento! Portando a termine storicamente la seconda più grande rivoluzione delle donne in tutto il mondo possiamo demolire il sistema maschile dominante dal Kurdistan a Minneapolis, da Ciudad Juarez a Kandahar, da Kharrtoum a Madrid!

25 giugno 2020
Coordinamento KJK
(Komalên Jinên Kurdistan – Comunità delle Donne del Kurdistan)

KJK: l’uccisione di George Floyd non è un incidente isolato

Il KJK chiede che l’assassinio di George Floyd negli USA non sia derubricato ad atto isolato e afferma che “il razzismo e il nazionalismo sono uno strumento ideologico estremamente efficiente dei sistemi dello Stato, del potere e della dominazione.” (31 maggio 2020)

Le Comunità delle donne del Kurdistan (KJK) hanno emesso un comunicato riguardo all’uccisione, avvenuta il 25 maggio 2020, di George Floyd durante un’operazione di polizia a Minneapolis (USA), evento che ha provocato shock e ondate di rabbia in tutto il mondo.  

Il comunicato del KJK dichiara quanto segue:

“Condanniamo con fermezza questa violenza chiaramente razzista perpetrata dallo Stato ed esprimiamo le nostre più sentite condoglianze alla famiglia e agli amici di George. Sfortunatamente questo crimine non è né il primo né sarà l’ultimo di questo tipo.

Per esempio, il 19 febbraio di quest’anno, dieci persone sono state uccise in un attacco razzista in un bar della città tedesca di Hanau.

Non passa giorno senza che qualche persona curda non venga attaccata e uccisa solo per il fatto di essere curda. In ogni parte del mondo accade che comunità specifiche vengano dichiarate nemiche e attaccate.

Non dobbiamo derubricare queste atrocità ad atti individuali.

Dobbiamo guardare ad esse nel contesto complessivo delle condizioni sociali. Il nazionalismo e il razzismo devono essere sfidati in maniera critica e combattuti con efficacia nel contesto della realtà dello Stato-nazione e del capitalismo. Il razzismo e il nazionalismo sono strumenti ideologici estremamente efficaci nelle mani dei sistemi dello Stato, del potere e della dominazione.

Il popolo curdo lotta da lungo tempo con le origini del nazionalismo e dell’oppressione. Quello curdo è un popolo che ha combattuto per secoli per i propri diritti e per la libertà e abbiamo fatto il possibile per comprendere l’oppressione di cui siamo oggetto per poterla combattere e superare.

Studiamo per capire se l’oppressione sia naturale, se sia sempre stata così o se sia stata creata nel corso della storia umana. La risposta è chiara. L’oppressione non è naturale. È un prodotto umano che serve a mantenere il potere e la dominazione. 

I problemi principali del nostro tempo, cioè la catastrofe climatica, la distruzione dell’ambiente, la guerra, la povertà, le migrazioni forzate, la pandemia e molti altri, derivano dal potere e dalla dominazione. Gli squilibri di potere che si traducono in certe atrocità sono sostenuti da una mentalità precisa.

Questa mentalità costruisce gerarchie e relazioni di potere tra umani e natura, tra generi diversi, tra comunità etniche e religioni, tra persone con un diverso colore della pelle, tra culture e classi sociali.

Come può riuscire un gruppo particolare a dominare, opprimere e sfruttare gli altri popoli? Questo risultato non può essere ottenuto soltanto con la violenza fisica. Indubbiamente la violenza fisica gioca un ruolo essenziale, ma questa forma di dominazione vecchia di millenni non può essere mantenuta senza una mentalità che classifichi alcuni gruppi di individui come soggetti e altri come oggetti.

In questo modo, emergono gerarchie e relazioni di potere in cui i dominatori – che siano uomini, bianchi, ricchi o altri settori della società “privilegiati” – vedono come naturale il loro diritto di abusare, sfruttare e uccidere i “non privilegiati”.

L’uccisione di George Floyd dovrebbe anche essere vista come parte di una guerra che uno Stato intraprende nei confronti di parti della società. Specialmente con l’implementazione delle misure di sicurezza e con l’estensione dei poteri delle forze di polizia, i cittadini non benvenuti sono quelli più a rischio. Più le persone osano sfidare il sistema, più cresce la violenza dello Stato nei loro confronti. Secondo i dati, nel 2019, soltanto negli USA, le forze di sicurezza hanno ucciso 1099 persone.

Mentre gli spazi per una vita autodeterminata si stringono sempre più, l’egemonia dello Stato cresce in tutte le aree.

Oggi, lo Stato vuole mantenere il monopolio della violenza, mentre la legittima difesa viene etichettata come terrorismo.

Lo Stato-nazione come pilastro del capitalismo ha contribuito da una parte a standardizzare le diverse identità locali e culturali e delle comunità all’interno dei confini statali, e dall’altra il nazionalismo ha fatto in modo che le diverse comunità etniche entrassero in conflitto tra loro.

L’umanità durante le due guerre mondiali ha sperimentato la disumanità e la capacità distruttiva del nazionalismo.

Dopo la Prima Guerra Mondiale, per esempio, il territorio del Kurdistan fu diviso tra quattro Stati-nazione senza che al popolo curdo e a molti altri popoli dell’area venissero garantiti diritti o l’esistenza stessa.

La nostra identità è stata negata e tutto ciò che era curdo è stato dichiarato come barbaro e retrogrado.

Siamo a lungo stati soggetti a politiche di assimilazione, per integrare la nostra cultura, lingua e identità a quelle turche, arabe o persiane. Per gli Stati-nazione è fondamentale avere all’interno dei loro confini un’identità etnica omogenea, spesso imposta con la violenza.

Oppressione, potere e dominazione non sono naturali. Quindi, a sua volta, il sistema dello Stato non è naturale, ma uno strumento di potere della classe dominante. È un prodotto dell’organizzazione umana originata a partire dalla sottomissione delle donne. Le donne sono la prima nazione oppressa, la prima classe oppressa. Non c’è quindi da stupirsi se, nonostante le innumerevoli (sia anticoloniali-nazionali che di classe) lotte per la libertà e l’uguaglianza, questi sistemi di oppressione non siano stati superati. Fino a che i movimenti rivoluzionari non porranno la liberazione delle donne al centro della loro lotta, il cuore del sistema oppressivo continuerà ad avere la meglio.

Oggi sappiamo che, fino a che non verrà messa la parola fine al sessismo sociale, la palude della gerarchia, del potere e dell’oppressione non potrà essere bonificata. Non è un caso che gli attacchi nei confronti delle donne siano esplosi in tutto il mondo con l’ascesa del nazionalismo, dell’oppressione e del fascismo.

Mentre gli attacchi a sfondo razziale aumentano in tutto il mondo e i sistemi politici al governo si spostano sempre più a destra, il comportamento statale-patriarcale si sta manifestando in modo sempre più lampante attraverso una certa categoria di individui.

Capi di Stato minacciano donne di stupro e uccisione, restringono i loro diritti duramente conquistati e tentano di forzarle fuori dalla vita pubblica ancora una volta.

È tempo di dichiarare una guerra significativa a questo sistema oppressivo nella sua complessità. Questo vuol dire che dobbiamo comprendere e portare avanti tutti insieme la lotta contro il suprematismo bianco, il nazionalismo, il sessismo e il capitalismo.

Dobbiamo lottare per un sistema alternativo che consideri le differenze una ricchezza della società, e lavorare per unire le nostre lotte in un mosaico che valorizzi le diversità.

Le persone non dovrebbero mai essere considerate inferiori soltanto a causa del colore della loro pelle, del genere o delle loro identità etniche e religiose.

Costruiamo la nostra vita libera oltre lo Stato, il potere e la gerarchia, attraverso strutture democratiche di auto-organizzazione e autodeterminazione.”

Trasformiamo questo secolo nell’era della rivoluzione delle donne!

Comunicato della KJK (comunità delle donne del Kurdistan) in occasione dell’8 Marzo, Giornata Internazionale delle Donne

Donne, sorelle, compagne,

Stiamo attraversando un periodo storico, una fase di transizione che accade una volta in un secolo. Il vecchio viene superato e il nuovo aspetta di essere costruito. Questa volta non saranno i governanti, ma noi, che determineremo come sarà il nuovo!

Noi, le donne il cui cuore batte per la libertà, la rivoluzione e la vera uguaglianza, siamo la forza rivoluzionaria di quest’epoca! Siamo noi che costruiremo una vita libera ed equa.

Vediamo come il sistema patriarcale-capitalista che proliferava nel XX secolo come sistema su scala globale, oggi più devastante che mai, non è più sostenibile. Questa situazione è evidente nell’espansione e nell’acuirsi delle crisi in tutto il mondo. L’aumento di guerre, sfollati, morti, catastrofi climatiche, ecocidi, povertà e violenza mostrano i livelli di questa crisi e il caos.

Nel primo quarto del XXI secolo, il sistema capitalista globale ha aumentato gli attacchi contro le donne, particolarmente colpite da guerre, massacri, sfollamenti, violenze e privazioni di ogni tipo solo in quanto donne.

Allo stesso tempo, è proprio la nostra lotta per la liberazione, l’uguaglianza e la giustizia a porre la più grande sfida a questo sistema di dominio. Oggi più che mai ci stiamo organizzando per affrontare il sistema patriarcale che esiste da oltre 5.000 anni, alzando la voce contro l’oppressione, l’ingiustizia e lo sfruttamento e chiedendo libertà e uguaglianza. Noi donne ci opponiamo a tutte le forme di molestie e stupri, sessismo, disuguaglianza, esclusione, schiavitù, sfruttamento e disciplina causate dalla mentalità imposta da questo sistema! Siamo in piazza per dare un senso e un contenuto ai diritti e a quelle libertà scritte su carta! Dobbiamo abbattere i confini e le disuguaglianze imposte dai sistemi religiosi, legali e giudiziari che determinano e influenzano ogni aspetto della nostra vita! Contro l’occupazione, la distruzione, la deforestazione, l’inquinamento, la mercificazione e lo sfruttamento della natura e contro la mentalità che beneficia pochi individui a scapito della maggioranza, noi donne siamo in prima linea!

Oggi, i movimenti delle donne costituiscono la più grande forza anti-sistema in tutti gli angoli del mondo. Facciamo parte del movimento sociale più popolare del nostro tempo e come tale abbiamo costruito il potere di mobilitare grandi folle in un tempo molto breve. Siamo consapevoli della nostra forza!  Della nostra capacità di creare le forme d’azione più creative, rumorose e ispiratrici. È giunto il momento di misurare il potere della nostra creatività.  Siamo noi donne che stiamo scuotendo il sistema dominante, abbattiamolo!

È nel corpo delle donne che si esprime più profondamente la dualità delle battaglie tra libertà e schiavitù, pace e guerra, uguaglianza e sfruttamento, antiche quanto il sistema patriarcale.  La forma più cruda della Modernità Capitalista si esprime nella realtà delle donne, perché la donna è, per il nostro movimento, la prima schiava, la prima ad essere considerata un oggetto, la prima classe e la prima colonia della storia. Questo ha portato a una tale rottura che ha spianato la strada a tutte le altre forme di oppressione che ne sono seguite.

Che siano umani o animali, persone o classi sociali, per paese d’origine o per essere lavoratori, non c’è nulla che il sistema dominante non abbia oggettivato. Il fatto che noi donne costituiamo il primo ciclo di questa catena di sfruttamento dimostra che la nostra condizione è una delle principali contraddizioni sociali irrisolte.  Proprio per questo motivo la vera liberazione e il cammino verso l’uguaglianza sociale possono essere raggiunti solo attraverso la nostra liberazione.

Il sistema imposto da una mentalità maschile in crisi è consapevole di questa realtà. Ed è per questo che cerca di garantire il suo potere aumentando gli attacchi contro di noi attraverso la violenza, il sessismo e la misoginia. Ma sappiamo che questi attacchi sono diretti soprattutto verso le donne che lottano.

Tutti i casi di femminicidio rivelano una mentalità studiata per mettere a tacere le donne. In tutto il mondo, il sistema patriarcale risponde brutalmente alla coscienza sempre più attiva delle donne nella loro ricerca di libertà e nella lotta contro questi crimini. Tuttavia, non sta ottenendo i risultati desiderati. Contro questa mentalità, ci opponiamo con una crescente solidarietà tra le nostre lotte, ci moltiplichiamo sfidando coloro che vogliono colpire e ridurre le nostre forze. Rispondiamo all’omicidio di ogni donna uccisa da un uomo o dalla violenza di stato, che rappresentano due facce di una stessa moneta. E’ così che resistiamo allo sfruttamento patriarcale-capitalista.

Più che mai, l’8 marzo 2020, riteniamo che la resistenza in sé non è più sufficiente. Per superare questo sistema di dominio maschile organizzato a livello globale, dobbiamo tessere un sistema di donne!

Cosa intendiamo per sistema di donne? Bisogna capire chiaramente che il nostro obiettivo non è quello di creare una nuova egemonia o semplicemente costruire un sistema femminile da e per le donne. Al contrario, vogliamo porre fine a tutte le forme di oppressione, di dominio e di sfruttamento. Stiamo costruendo un sistema alternativo basato su principi genuini di democrazia, ecologia e libertà. I popoli e le comunità hanno vissuto sulla base di questo sistema sociale per millenni, nonostante la civiltà statalista che ora si pretende naturale. È tempo di ricostruire ciò che ci appartiene.

Ci sono fattori storico-sociali che fanno delle donne i principali soggetti del movimento rivoluzionario del XXI secolo. I movimenti rivoluzionari degli ultimi due secoli hanno dimostrato approcci diversi a questa questione.  Hanno separato la questione delle donne dalla società in generale mascherando la natura sistemica del problema, e ponendo sempre più ostacoli alla capacità delle donne di lottare per diventare un movimento sociale più ampio. La verità è che i movimenti rivoluzionari che non comprendono la necessità di porre al centro la liberazione delle donne, difficilmente riusciranno nella loro lotta di opposizione al sistema, o a sviluppare strategie adeguate per raggiungere soluzioni concrete.

E’ di primaria urgenza che noi occupiamo veramente i nostri spazi decisionali in tutte quelle questioni politiche, militari, diplomatiche, sociali e culturali che sono di competenza degli Stati nazionali. È una priorità sviluppare le nostre politiche specifiche che forniscano una risposta immediata alle nostre esigenze nel contesto che abbiamo indicato. Per superare lo stato di movimento reazionario, la lotta delle donne deve creare e determinare le sue agende, i suoi piani e programmi d’azione. Una nuova lotta strategica è essenziale e crediamo che debba basarsi su un particolare paradigma e su una prospettiva ideologica diversa da quella sviluppata finora.

Come Movimento di liberazione delle donne del Kurdistan, ci basiamo sul paradigma democratico-ecologico-femminista che portiamo avanti da decenni e che è stato sintetizzato dal nostro leader Abdullah Öcalan, tenuto in carcere da 21 anni dalla NATO, un’organizzazione che oggi è la migliore rappresentante della mentalità dello Stato/maschio. Crediamo che questo paradigma sia la soluzione alternativa alla crisi sistemica che stiamo affrontando, con la liberazione delle donne come pilastro fondamentale.  La sua espressione scientifica è Jineolojî, la scienza della donna e della vita.

In Rojava, dove il Movimento ha fatto notevoli progressi, è stato avviato questo processo di costruzione di un sistema alternativo basato sulla nostra prospettiva ideologica.Dopo la sconfitta dell’ISIS, nel nostro territorio rivoluzionario lo Stato turco e le forze di potere alleate hanno iniziato una nuova guerra contro Rojava con l’aiuto degli Stati Uniti, della Russia e dell’Europa. Ciò che questi attacchi nascondono in realtà è il tentativo di annientare la nostra scelta di vita libera all’interno di un sistema democratico che ha cominciato a costruirsi attorno allo slogan “Jin-Jiyan-Azadî” (Donne- Vita-Libertà). Questa è la nostra rivoluzione e la difenderemo con la vita fino all’ultimo.

Per trasformare la fase attuale in una vera e propria era di rivoluzione femminista, abbiamo urgente bisogno di più organizzazione. Per trovare un equilibrio ottimale tra lo specifico e l’universale su scala globale, proponiamo il confederalismo delle donne democratiche a livello mondiale, come modo per organizzare la nostra lotta comune. Dobbiamo costruire una forte unità, per concordare punti comuni senza limitare o trascurare le nostre specificità. Dobbiamo unire la nostra esperienza, la nostra conoscenza e le nostre prospettive, per scuotere il sistema dominato dalla mentalità maschile opponendogli una mentalità femminile di sostegno reciproco. Dobbiamo liberarci di tutto ciò che ci occupa, che ci limita, ci divide e ci separa. Possiamo farcela.

Il confederalismo delle donne democratiche può essere la base comune di questa lotta. Riuniamoci tutte insieme e costruiamo il nostro Sistema Confederale Femminile; formuliamo il suo accordo e stabiliamo i suoi principi e valori comuni.

Come Movimento per la liberazione delle donne kurde, intendiamo l’8 marzo in questo senso. Con il nostro slogan “La lotta delle donne è esistenza, resistenza, libertà”, vogliamo che la nostra lotta prenda forma per abbattere le fondamenta del sistema patriarcale. Costruiamo il nostro sistema autonomo e distruggiamo il patriarcato. Questa sarà la risposta più significativa alla violenza maschile e statale che porterà giustizia alle donne e a tutti i nostri martiri: Organizzare, resistere, garantire la libertà!

Con la convinzione che questo 8 marzo sarà una giornata di lotta per avvicinare l’organizzazione delle donne in tutto il mondo, dalle montagne del Kurdistan alle valli del Medio Oriente, dalle steppe dell’Africa alle strade d’Europa, dalle alture dell’Asia alle foreste del Sud America, dalle pianure dell’Australia alle piazze del Nord America, mandiamo il nostro saluto rivoluzionario a tutte le donne che lottano nel mondo.

Salutiamo in particolare tutte le sorelle e compagne nel mondo che si sono mobilitate per difendere la nostra rivoluzione contro le politiche di occupazione e sterminio con lo slogan “Le Donne Difendono Rojava”. Con l’emozione di vivere in tempi rivoluzionari, e con la determinazione di trasformare questo secolo nell’era della rivoluzione femminista, vi salutiamo tutte nella Giornata internazionale delle Donne.

La lotta delle donne è esistenza, resistenza, libertà!

Lunga vita all’8 marzo!  Jin – Jiyan – Azadî!

Marzo 2020