Difendere il Rojava significa difendere Abdullah Öcalan

Il Rojava è un’utopia vivente, una visione di come il mondo potrebbe apparire dopo il capitalismo e di come possiamo arrivarci. Il Rojava è una prospettiva in un tempo pieno di attacchi. Se parli di Rojava, allora devi parlare anche di Abdullah Öcalan.

Traduciamo un testo della Comune Internazionalista, pubblicato il 4 aprile 2021, in occasione del compleanno di Abdullah Öcalan.

Ci sono giorni in cui non riusciamo più a vedere il cielo con così tanti nemici intorno a noi. L’apocalisse sembra più probabile della fine del capitalismo e siamo circondati da attacchi patriarcali – dentro e fuori di noi. A volte non riesco più a credere che possiamo fare la rivoluzione – rivoluzione, cosa significa poi? Una vita diversa? Tutto questo sembra così distante, così astratto – davvero come un’utopia distante. E in tutta questa depressione della sinistra, il Rojava è come un enorme baluardo di speranza. Il Rojava, che è una rivoluzione del XXI secolo. Questa è una rivoluzione che combina così tante lotte, così tante idee – una società che si auto-organizza, una società senza Stato, una società basata sulla liberazione di genere e l’ecologia. Una rivoluzione antifascista contro il colonialismo, contro l’imperialismo. Il Rojava è la prova che un’altra vita è possibile – il Rojava è un’utopia vivente, una visione di come il mondo potrebbe apparire dopo il capitalismo e di come possiamo arrivarci. Il Rojava è una prospettiva in un tempo pieno di attacchi. 

Se parli di Rojava, allora devi parlare anche di Abdullah Öcalan. Spesso, durante le manifestazioni si vede ammirazione sui volti quando si tratta di Rojava e si sentono urlare slogan comuni come “Jin Jiyan Azadi” [Donna, Vita, Libertà]; ma poi si sventolano immagini di Öcalan o si tiene un discorso per la sua libertà e si vedono apparire dubbi sui volti. Li senti dire: il Rojava è grandioso, ma Öcalan? Meglio di no. 

C’è questa enorme discrepanza – e mi chiedo: perchè? E penso – è pericoloso!

Chiunque ignori Öcalan si sta perdendo il meglio della filosofia e della pratica rivoluzionaria che il XXI secolo ha da offrire. Senza Öcalan e il PKK, la rivoluzione in Rojava non sarebbe mai stata possibile. È sulla sua filosofia e anche sulla sua lotta politica che si basa la rivoluzione in Rojava. 

La rivoluzione non avviene in un giorno e la filosofia di Öcalan e la rivoluzione in Rojava sono il risultato di un processo di lotta e organizzazione lungo decenni. Le radici della rivoluzione in Rojava affondano molto in profondità, almeno negli anni Settanta – il secondo ciclo rivoluzionario del XX secolo, con tutte le lotte femministe, anticoloniali e antifasciste. È stato durante questo periodo che è iniziata la lotta filosofica e politica di Öcalan. Nel 1978, Öcalan ha fondato il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, il PKK – in risposta alla brutale oppressione e al genocidio culturale dei curdi – l’obiettivo a quel tempo era uno Stato indipendente. Il PKK ha iniziato come un movimento di liberazione nazionale marxista-leninista, come è avvenuto anche in molti altri posti. Ci sono stati molti movimenti rivoluzionari nel XX secolo, molti hanno fatto la rivoluzione, molti sono diventati partiti al potere in nuovi Stati-nazione e ancora di più sono stati sconfitti, specialmente negli anni Novanta. Comunque, il PKK ha preso un sentiero diverso, non è stato schiacciato, ma ha spianato la strada per le rivoluzioni del XXI secolo, per la rivoluzione del Rojava. È importante dare un’occhiata agli anni Novanta per comprenderlo al meglio. 

Gli anni Novanta praticamente sono stati il periodo di una grande contro-rivoluzione – la fine dell’URSS, la cosiddetta “fine della storia”, l’intensificarsi della morsa neoliberista e l’ascesa del fascismo in tutto il mondo. Quasi tutti i movimenti di libertà sono caduti in una profonda crisi in questo periodo – il mondo è cambiato rapidamente, ma sono venute meno un’analisi e una prospettiva comuni della sinistra. La fiducia nella rivoluzione si è persa e molti movimenti rivoluzionari hanno rinunciato alla lotta, venendo a patti con gli Stati o riducendosi a piccole sottoculture controllabili. La crisi degli anni Novanta è stata soprattutto una crisi filosofica – le idee e le analisi della sinistra del XX secolo raggiunsero i loro limiti e molti movimenti fallirono anche a causa dei loro stessi errori.

In questa grande crisi intellettuale della sinistra, Öcalan intensifica i suoi sforzi per sviluppare nuove teorie e pratiche rivoluzionarie. Analizza la storia – la storia dei movimenti di resistenza, le resistenze anarchiche, femministe e anti-coloniali, e la storia della dominazione indietro fino alle sue prime radici – le fondamenta del patriarcato 5000 anni fa. Ripensa le analisi del marxismo e sviluppa una nuova visione della storia, della rivoluzione, della società, della dominazione – cercando risposte sul perché i movimenti rivoluzionari degli scorsi secoli abbiano fallito e cosa si può imparare da loro. E si chiede cosa possa davvero significare il nostro obiettivo – una vita libera.

Öcalan sviluppa il confederalismo democratico come un nuovo concetto rivoluzionario e il PKK usa il periodo della crisi degli anni Novanta e fa la rivoluzione, una rivoluzione filosofica – una rivoluzione interna. Cambia il suo paradigma e rinuncia all’aspirazione di avere il suo proprio Stato – perché gli Stati sono parte del problema e una vita libera non può mai essere raggiunta in uno Stato. Su queste basi, anche la liberazione di genere diventa il cuore della lotta – perché il patriarcato è la prima di tutte le forme di dominazione e senza la liberazione delle donne, la società non potrà mai diventare libera. E come oggi in Rojava il movimento delle donne è al centro ed è la forza trainante della rivoluzione, così è anche nel PKK – dalla sua guerriglia delle donne, YJA Star, al partito gemello del PKK, cioè il Partito delle Donne Autonome (PAJK). Anche la questione delle relazioni diventa centrale per la lotta – relazioni che abbiamo all’interno di noi stessi e gli uni con gli altri – perché la dominazione lavora istituendo alcuni tipi di relazioni. Se non possiamo eliminare il patriarcato nelle nostre relazioni, non possiamo costruire una vita libera! La vita libera insieme [Hev Jiyan Azad] e il compagnerismo [Hevalti] sono la chiave per essere noi stessi [Xwebûn], la chiave per relazioni libere che non siano più dominate da 5000 anni di oppressione.

La filosofia di Öcalan è teoria, ma la filosofia di Öcalan è anche pratica. In Rojava la sua filosofia è diventata una rivoluzione – un’utopia vissuta. 

Öcalan è pericoloso

Öcalan e il PKK hanno fatto la rivoluzione. Una rivoluzione che dà speranza a milioni di persone e che è pericolosa. Se le idee del confederalismo democratico continuano a diffondersi, se le persone iniziano a credere davvero nella rivoluzione, in una vita di  nuovo diversa, se c’è una reale alternativa concreta al capitalismo, allora abbiamo l’opportunità di cambiare davvero le condizioni, di compiere una rivoluzione. Una vera rivoluzione, che non avverrà in un qualche futuro distante, ma che può essere il nostro presente.

Niente è più pericoloso che credere nel cambiamento! Gli Stati-nazione al potere sono tutti troppo consapevoli di ciò e hanno fatto molto da allora per fermare Öcalan e il PKK. Öcalan è stato rapito dall’ambasciata greca in Kenya nel 1999 da un’operazione dei servizi segreti di diversi Stati e da allora – da 22 anni – è stato da solo in reclusione sull’isola-prigione di Imrali. Per anni senza nessun contatto con il mondo esterno. Öcalan è, a parte tutto il resto, un prigioniero politico che è stato torturato per 22 anni. Gli Stati hanno paura di Öcalan – e quanto grande è la loro paura si può vedere nelle misure grottesche di repressione contro di lui e il movimento di liberazione curdo. Un esempio – il divieto delle immagini. In Germania, ci sono soltanto due persone le cui fotografie sono pubblicamente vietate. Öcalan e Hitler.

Pretendere la libertà di Öcalan significa tenersi stretti alla vita libera

Il fatto che Öcalan sia così sconosciuto nel movimento della sinistra in Europa oggi ha molte ragioni, tra di esse ci sono sicuramente l’orientalismo e il razzismo. Se un filosofo o attivista europeo avesse raggiunto anche solo la metà delle cose o ispirato anche solo la metà delle persone rispetto a Öcalan, probabilmente sarebbe decantato come un semi-dio. Ma la distanza della sinistra da Öcalan è anche dovuta a una politica di isolamento e repressione molto riuscita. Dobbiamo fare breccia in questo isolamento. Ci sono centinaia di ragioni per sostenere la libertà di Öcalan. Sia perché è un prigioniero politico. Sia perché è un combattente per la libertà anti-coloniale. Sia perché la sua filosofia e la sua lotta hanno iniziato una nuova rivoluzione. La filosofia di Öcalan mostra nuove vie per una rivoluzione nel XXI secolo – e osiamo dire che il Rojava è solo l’inizio. L’idea del confederalismo democratico influenzerà e porterà a molte rivoluzioni in tutto il mondo nei decenni a venire. 

Il Rojava è un baluardo di speranza. E lo stesso è Öcalan. Per il popolo curdo, ma anche per tutto il resto di noi che esigiamo una vita differente, una vita libera. Difendere il Rojava non significa soltanto difendere un pezzo di terra, significa difendere la filosofia dietro di esso e portarla in tutto il mondo, facendola diventare l’incubo del capitalismo. Difendere il Rojava significa fare la rivoluzione in tutto il mondo e cercare la vita libera. E difendere il Rojava significa anche lottare per la libertà di Öcalan – per la fine del suo isolamento. 

Dem Dema Azadi Ye – È tempo di libertà

Internazionaliste in Rojava: “L’uccisione di Zehra, Hebûn ed Emîna è un attacco alle donne ovunque”

“Porgiamo omaggio oggi non soltanto alle nostre compagne cadute martiri in questo attacco, ma a tutte le donne le cui vite sono state date e prese nella lotta per la liberazione.”

Traduciamo da Women Defend Rojava (7 luglio 2020).

Alcune internazionaliste, donne che sono venute in Rojava da diversi territori, sono state alla casa in cui le nostre compagne Zehra, Hebûn e madre Emîna, attiviste del Kongra Star, movimento delle donne del Rojava, sono state uccise dallo Stato turco.

Là hanno letto un comunicato di condanna per il triplo femminicidio commesso dalla Turchia, che rappresenta un attacco a tutte le donne del mondo, nel quale si chiede che tutte le donne nel mondo prendano posizione contro questi attacchi e che venga valorizzata la lotta comune delle donne in tutto il mondo.

Hanno anche chiesto agli Stati e alla comunità internazionale di prendere misure immediate per poter procedere verso la pace in Siria, perché fino a ora gli Stati da cui provengono sono rimasti in silenzio.

La lotta delle donne in Kurdistan è la lotta delle donne in tutto il mondo.

“Con la resistenza ci difenderemo! Con l’organizzazione metteremo fine al femminicidio!”

Il comunicato, rilasciato in inglese e curdo:

Qui il testo del comunicato tradotto:

“Oggi siamo qui a casa di madre Emîna, dove qualche giorno fa c’è stato un attacco compiuto dallo Stato turco, che ha ucciso le nostre compagne Zehra, Emîna e Hebûn. È stato un attacco compiuto con l’intento preciso di colpire il movimento delle donne. Siamo venute qui come internazionaliste, perché pensiamo che questo sia un attacco alle donne di tutto il mondo, con cui condividiamo la lotta per la libertà, e perciò questo è un attacco a tutte noi e noi insieme resisteremo fermamente contro di esso.

Non è una coincidenza che questo attacco sia stato compiuto a Kobane, alla vigilia dell’anniversario del massacro perpetrato qui da Daesh (ISIS). Kobane è un simbolo della resistenza curda, della resistenza delle donne. In questa città scorre il sangue di migliaia di şehîd [martiri], che si sono sacrificati per la sua liberazione, e in questa terra proliferano le radici della liberazione di tutte le donne. Non rimarremo in silenzio mentre è sotto attacco. L’unico silenzio che conosciamo è quello degli Stati, nei luoghi da cui proveniamo, che trattano questa terra e il popolo curdo soltanto come una pedina nei loro giochi di dominazione.

Chiediamo la fine del silenzio. Se lo Stato turco bombarda le nostre compagne in un villaggio di civili, dobbiamo tutti chiedere giustizia e perciò domandiamo la chiusura dello spazio aereo perché possa svolgersi un’inchiesta internazionale che indaghi su questo attacco e che i responsabili siano portati a processo davanti alla comunità internazionale. Chiediamo il totale ritiro dalla Siria di tutte le forze turche occupanti e che tutti quelli che conoscono il significato di giustizia prendano posizione con noi senza esitazione.

Conosciamo la forza della sorellanza e lo Stato turco ha mostrato di conoscerla a sua volta, ma ciò che invece non ha capito è che, per ogni donna che uccide, noi ci solleveremo insieme ancora più forti. Porgiamo omaggio oggi non soltanto alle nostre compagne cadute martiri in questo attacco, ma a tutte le donne le cui vite sono state date e prese nella lotta per la liberazione. Questo è il secolo della donna. In questo momento le donne di tutto il mondo stanno insorgendo e non possiamo essere fermate. Il martirio di queste donne è una ragione di più per spingerci a insorgere; troveremo la nostra forza nel fuoco della resistenza e nella solidarietà, unite di fronte a questo nemico comune.

In questo momento dobbiamo ricordare che proprio nella città di Kobane abbiamo visto la sconfitta dell’invincibile. La resistenza in questa città da parte delle combattenti, delle madri e delle loro famiglie ha segnato l’inizio della fine di Daesh (ISIS) ed è qui che sentiamo più forte battere il cuore della lotta per la libertà. Dalle nostre terre d’origine alle vostre, la vostra lotta è la nostra e insieme vedremo la vittoria.
Con ciò diciamo: donne, vita, libertà!

JIN, JÎYAN, AZADÎ
ŞEHÎD NAMIRIN

Lettera di solidarietà di Leyla Khaled a Leyla Güven

Lettera di Leyla Khaled, militante del Fronte popolare di liberazione della Palestina Fplp dagli anni Settanta, a Leyla Güven, parlamentare dell’Hdp (Partito democratico dei popoli, opposizione turco-curda a Erdogan) detenuta dal 22 gennaio 2018 per essersi verbalmente opposta in Turchia all’invasione di Afrin e in sciopero della fame da due mesi per la libertà di Abdullah Öcalan:

“Mia cara amica Leyla Güven.
Leyla nelle carceri dei persecutori, migliaia di calorosi saluti.
La prigione non è riuscita a soffocare la voce che è giunta fino a noi per mobilitare tutti i parlamenti del mondo al fine di soddisfare la richiesta di liberazione dei prigionieri politici, in particolare il grande rivoluzionario Abdullah Öcalan.
Nelle carceri turche e israeliane i rivoluzionari sono in sciopero della fame per la libertà e la giustizia e per fermare il sistema oppressivo che vuole spezzare la voce di coloro che vogliono democrazia.
A nome mio e a nome delle donne palestinesi dichiaro che userò la mia voce in opposizione a tutti gli attacchi contro i rivoluzionari.
Mia cara amica Leyla,
Noi sosteniamo che la persecuzione delle prigioni non continuerà. La tua pazienza e la tua lotta sconfiggeranno la fame.
Quanto più duro sarà lo sciopero della fame, tanto più onorevole sarà la tua lotta. Le persone e tutti gli amanti della libertà nel mondo rispondono con le loro azioni.
Ti bacio sulla fronte, ti tengo la mano.
Sei un modello per tutte le donne del mondo. Con la speranza della libertà …
La tua amica in lotta”

Leila Khaled

Invito alla Lunga Marcia “Per la pace e la democrazia – Libertà per Abdullah Öcalan”

Invito alla lunga marcia “Per la pace e la democrazia – Libertà per
Abdullah Öcalan ” verso Strasburgo dal 10 al 16 febbraio 2019

Cari amici,
dalla Lunga Marcia dell’anno scorso, abbiamo fatto ulteriori passi avanti nella nostra lotta per una società libera oltre lo Stato, il potere e la violenza. Il Movimento di liberazione Curdo, con la sua prospettiva sociale di liberazione delle donne, delle strutture di base e di ecologia sociale, raggiunge sempre più attenzione (è sempre più attrattivo). La resistenza contro la repressione e la guerra sta crescendo e internazionalizzandosi.

Non solo in Kurdistan e in Medio Oriente, il movimento di liberazione Curdo riunisce le più diverse persone amanti della libertà contro la politica pubblica del dividi-ed-impera. L’attuazione del confederalismo democratico nel nord della Siria, oltre il Rojava, mostra alle persone in tutto il mondo che un altro mondo è possibile! La speranza è tornata.
Questo è il motivo per cui vogliamo unirci contro le forze reazionarie della modernità capitalista e mettere in atto segnali visibili contro la crescente brutalizzazione e repressione patriarcale e capitalista.

Per questo motivo, vorremmo invitarvi alla nostra lunga marcia da Lussemburgo verso Strasburgo tra l’11 e il 16 febbraio 2019. Chiediamo a tutti i partecipanti di venire all’evento di apertura il 10 febbraio a Saarbrücken. A conclusione, ci sarà ancora una volta quest’anno una manifestazione di massa vivace e rumorosa a Strasburgo.

Con la nostra marcia vogliamo richiamare l’attenzione sulla situazione in Kurdistan e sulla situazione di Abdullah Öcalan. Nel 2019, saranno 20 anni che Abdullah Öcalan è tenuto in totale isolamento. L’intento è di screditare la sua personalità mentre si tengono fuori le sue idee dallo sguardo del pubblico. Da Aprile 2015, la Turchia impedisce qualsiasi contatto con lui. In Germania, immagini di Abdullah Öcalan possono essere mostrate solo se riguardano esplicitamente la sua situazione sanitaria. Questa è una presuntuosa depoliticizzazione del lavoro di una vita di Abdullah Öcalan, che ha gettato le basi per il progresso del movimento di liberazione, e sta attraendo un crescente interesse ovunque nel mondo. Vogliamo mostrare in questa lunga marcia e durante la grande manifestazione che non lo accettiamo!

Per una soluzione dei conflitti politici in Turchia, Iraq e Siria, la libertà di Abdullah Öcalan è indispensabile. Soprattutto per il movimento Curdo delle donne, il lavoro di Abdullah Öcalan è essenziale. Le persone Curde, specialmente le donne, sono riuscite a riconquistare la propria identità e storia. L’istituzione dell’autogoverno in Rojava, che rappresenta un’alternativa democratica al potere statale e garantisce la libertà delle donne, non sarebbe possibile senza la dedizione e la filosofia di Abdullah Öcalan.

Durante la nostra marcia organizzeremo raduni, seminari e vari incontri. Alla marcia sono stati invitati anche la Commissione Europea e il Comitato anti-tortura del Consiglio d’Europa (CPT) per rispondere alle loro responsabilità. Tutti i gruppi che lavorano per la democrazia, la libertà, la giustizia, la pace e i diritti umani sono chiamati a partecipare alla marcia o ad inviare messaggi di solidarietà. L’anno scorso, hanno partecipato e si sono conosciute persone provenienti da tutto il mondo: dal Sud America, da Paesi europei, dalla Scandinavia alla Spagna/Catalogna/Euskadi, dal cosiddetto Medio Oriente… Una marcia per la libertà internazionalista.

Le persone interessate possono contattare: longmarch2019@protonmail.com.
Non vediamo l’ora di ricevere informazioni sulla tua/vostra possibile partecipazione alla marcia. Non appena avremo ricevuto una tua/vostra risposta, ti/vi invieremo maggiori informazioni, date esatte e un programma preliminare.

Informazioni in breve:
Evento di raduno e ‘calcio d’inizio’ il 10 febbraio a Saarbrücken, in Germania
Lungo marzo dall’11 al 16 febbraio 2019 dal Lussemburgo a Strasburgo
16 febbraio Manifestazione di massa a Strasburgo

Consigliamo scarpe sportive per la marcia e di portare sacchi a pelo.