Dobbiamo resistere alla guerra femminicida: la guerra di Stato turca di occupazione del sud Kurdistan

Dossier del TJK-E sulla guerra di occupazione turca in Kurdistan meridionale.

Indice

1. Introduzione – La nuova fase dell’aggressione dello Stato Turco in Kurdistan.

2. Background degli attacchi

3. L’invasione e il movimento delle donne

4. Supporto e azione internazionale


1. La nuova fase dell’aggressione dello Stato Turco in Kurdistan

Il 14 aprile 2022 nuove incursioni aeree e bombardamenti hanno annunciato la nuova fase dell’aggressione turca contro il Kurdistan. Tali attacchi concentrati sulle regioni a sud del Kurdistan: Zap, Metina, Avasin, sono stati seguiti dall’avanzata di migliaia di soldati trasformandosi, quindi, in una carica su vasta scala che sta proseguendo sino ad oggi. L’obiettivo immediato dell’invasione militare è quindi lontano dall’essere le Forze di Difesa del Popolo, quanto la guerriglia curda. Ad ogni modo, questa escalation deve essere vista come la fase più recente nell’attacco supportato dallo stato turco verso la popolazione curda, verso la democrazia nella regione curda e verso le conquiste del Movimento di Liberazione Curda e del Movimento delle Donne Curde. Esploreremo questi avvenimenti dalla prospettiva del Movimento delle Donne Curde in Europa (TJK-E). Discuteremo: il contesto di questi attacchi la relazione tra la questione femminista e globalmente delle donne la necessità dell’azione internazionale per difendersi dall’aggressione imperialista.

2. Background

Il contesto politico dietro questi attacchi è l’obiettivo del partito di governo turco AKP-MHP di far rivivere le ambizioni dell’impero ottomano ed estendere il proprio controllo nella regione. Per fare ciò, la coalizione AKP-MHP cerca di dividere e distruggere il popolo curdo e di rafforzare le politiche di genocidio contro di essa. E’ importante capire gli effetti di queste politiche attraverso la regione e non solo in maniera isolata. Ciò contempla: le permanenti occupazioni oltre confine di Afrin e Serekaniye, entrambe ricche di ben documentate violazioni dei diritti umani e dei crimini contro l’umanitàl’incessante aggressione militare in Siria e nella parte ovest del Kurdistan (Rojava)la distruzione delle riserve idriche ed energetiche della società civile gli attacchi intensificati sulla regione degli Yazidi di Shengal (Sinjar) gli attacchi dei droni oltre confine sulle aree civili, incluso il campo per rifugiati Makhmour. Questi attacchi fanno parte di un’ampia strategia contro la società civile curda e contro il movimento per la democrazia, l’ecologia e la liberazione delle donne. Il governo del Partito Democratico del Kurdistan (KDP) nel governo regionale del Kurdistan sta collaborando con lo stato turco nell’attuale invasione del sude del Kurdistan, incluse le incursioni nello Shengal. Tale tradimento fa anche parte di un tentativo di dividere il popolo curdo e metter l’uno contro l’altro. Nelle ultime due settimane si è assistito a molteplici azioni illegali da parte dell’esercito turco, incluso il bombardamento di quartieri abitati da civili a Kobane nonché all’uso di armi chimiche nell’invasione del Kurdistan. E’ importante sottolineare che la tempistica di questi attacchi rispetto alla guerra in coso in Ucraina, non è una coincidenza. Lo Stato Turco conta sul fatto che lo sguardo del mondo è rivolto all’Ucraina per la propria avanzata imperialista. In quanto membro della NATO, la Turchia sta sfruttando al meglio lo scontro della NATO con la Russia.

3. L’invasione e il movimento delle donne

Il movimento curdo delle donne è divenuto fonte d’ispirazione per la lotta globale delle donne. Le conquiste del movimento delle donne si sono imposte all’attenzione globale nella regione del  Kurdistan ovest (Rojava), dove il movimento  è stato capace di mettere in pratica i propri valori e costruire una partecipazione politica delle donne, l’autodifesa e varie forme di emancipazione.  Il movimento di liberazione delle donne in Rojava ha dato l’avvio ad una radicale trasformazione sociale storicamente caratterizzata dal matrimonio forzato, dalla violenza sulle donne e dalla loro esclusione in ambito economico, politico e sociale. L’aver collocato la trasformazione femminista della società curda al centro del movimento, diventando un esempio unico a livello mondiale, ha sollecitato l’attenzione ed il supporto delle femministe di tutto il mondo. In tutti gli attacchi del Movimento di Liberazione Curda, lo stato turco punta in modo deliberato e sistematico alle donne e alle organizzazioni delle donne. Ciò è stato ben documentato, in particolare dalle invasioni di Afrin e Serekaniye (8) ed include l’uso sistematico della violenza di genere e del femminicidio come strumento di guerra e occupazione (9). L’attuale offensiva militare va anche compresa all’interno di questo contesto. Le politiche dell’AKP-MHP non riguardano solo il genocidio contro i curdi; tentano di uccidere i valori del movimento, e i principi che il  movimento ssta costruendo,  attraverso una società democratica, come la liberazione delle donne. Divenendo organizzato e politicamente attivo, il Movimento delle Donne Curde, è capace di difendersi ed essere la spina dorsale di un forte movimento sociale di democrazia e contro l’imperialismo. Lo stato turco sa che il movimento delle donne ed il supporto internazionale che questo ha, sono alla base della lotta per la libertà del Kurdistan. Le implicazioni dell’imperialismo dello stato turco e il suo attacco alla trasformazione femminista sono noti globalmente. 

4. Supporto e azione internazionale

La persistente resistenza diretta dell’invasione da parte delle forze di autodifesa è stata decisiva. Oltre a questo, dall’inizio dell’invasione, le organizzazioni della società civile, i gruppi politici e i gruppi umanitari del mondo, hanno condannato questi attacchi. E’ importante intensificare il supporto internazionale. Il TJK-E si appella a tutte le organizzazioni di donne, ai movimenti, ai gruppi e ai loro alleati per supportare il popolo curdo contro l’invasione e il genocidio. Abbiamo un bisogno urgente che tutti le organizzazioni per i diritti delle donne, i diritti umani e le organizzazioni della società civile in Europa levino le loro voci contro questa guerra. Tutti i governi dovrebbero essere spinti a prendere posizione contro l’imperialismo, la brutalità e i crimini di guerra di questa guerra condotta da un membro della NATO. Chiediamo al pubblico internazionale, in particolare alle donne di tutto il mondo, di schierarsi con noi contro questi attacchi. 

Kurdish Women’s Movement in Europe TJK-E 

Movimento Curdo per le Donne in Europa TJK-E

STOP ARMI ALLA TURCHIA: EMBARGO POPOLARE

“STOP ARMI ALLA TURCHIA: EMBARGO POPOLARE”
Questa mattina abbiamo deciso di bloccare l’ingresso della Rheinmetal Spa da cui nelle prossime ore, partirà un cannone da 600 colpi al minuto diretto verso la Turchia.
Lo abbiamo fatto perché riteniamo vergognoso che l’Italia continui ad esportare armi verso la Turchia, legittimando ed alimentando l’ignobile offensiva turca nel nord della Siria, che ha già comportato la morte e il ferimento di centinaia di civili e la creazione di una vera e propria emergenza umanitaria con la messa in fuga di 300.000 uomini, donne e bambini. Pretendiamo che il Governo italiano, al di là delle sterili dichiarazioni di facciata, adotti tutti i provvedimenti necessari per bloccare immediatamente l’export delle armi verso la Turchia, comprese le commesse già pronte. Non possiamo accettare infatti, che un eventuale embargo riguardi solo i futuri ordini, lasciando nel frattempo che gli armamenti prodotti in Italia continuino ad uccidere civili innocenti. Basti pensare che il cannone automantico Oerlikon, in grado di sparare qualcosa come 600 colpi al minuto, fa parte di una commessa di 12 cannoni (di cui 9 già consegnati), commissionati nel 2016 dalla  Aselsan Elektronic, fornitrice dell’esercito di Ankara.
Invitiamo tutte le realtà territoriali a dare un concreto sostegno alla lotta del popolo curdo, segnalando i siti in cui si producono armamenti che potrebbero alimentare il massacro in Rojava. Chiediamo, inoltre, ai lavoratori ed alle lavoratrice della logistica e della produzione di svolgere un ruolo attivo nell’opposizione all’invio di macchine da guerra verso Ankara. Se il Governo italiano non ha il coraggio di fermare l’esportazione delle armi, dimostriamo che esistono centinaia di uomini e donne pronti a realizzare un embargo popolare.
Verso la manifestazione nazionale del 1 novembre
#controlaguerra
#iostoconicurdi
#stoparmiturchia
#riseup4rojava
Qui di seguito abbiamo voluto segnalare alcuni dati relativi alla produzione e al commercio delle armi tra il nostro paese e la Turchia:
890 milioni di euro in fucili, munizioni, sistemi di precisione, bombe, razzi, missili, elicotteri da guerra venduti, negli ultimi 4 anni, dal nostro Paese ad Ankara;
46 milioni di euro in armi e munizioni militari inviate, nel primo semestre del 2019, dall’Italia alla Turchia e 124 milioni di euro di aeromobili e componenti elettronici inviati, nello stesso periodo, dalla sola provincia di Roma alla Turchia;
Partecipazione dell’Italia, dal 17 al 28 giugno 2019, all’“Anatolian Eagle”, che fornisce addestramento al personale delle forze armate turche con l’obiettivo di rafforzare le relazioni militari tra i Paesi partecipanti (tra cui, oltre la Turchia, Giordania, Pakistan, Qatar, Stati Uniti, Azerbaigian)
Le forze armate turche dispongono di diversi elicotteri T129 di fatto una licenza di coproduzione degli elicotteri italiani di AW129 Mangusta di Augusta Westland, azienda che dal 2017 è confluita nel gruppo Leonardo, che vede come maggiore azionista il Ministero dell’Economia e delle Finanze.
La Augusta Westland ha le seguenti sedi in Italia: Cascina Costa(provincia di Varese) Sesto Calende (provincia di Varese); Vergiate(provincia di Varese); Lonate Pozzolo(provincia di Varese); Tessèra(provincia di Venezia); Brindisi; Frosinone; Anagni (provincia di Frosinone) Benevento.
La Alenia Aermacchi, confluita nel 2015 in Finmeccanica, ha venduto alla Marina turca gli ATR72-600 TMUA ossia aerei per il pattugliamento.
La Alenia ha stabilimenti in tutta Italia: Pomigliano d’Arco; Nola; Capodichino; Foggia; Grottaglie (TA); Brindisi; Tessera (VE); Torino – Torino Caselle, Nerviano (MI)
La Beretta S.p.a. nel 2002 ha vinto una commessa per la fornitura di 40.000 pistole modello 92 alla Polizia turca e da anni è presente in Turchia dove produce le sue pistole attraverso la controllata Stoeger di Istabul anche per il ministero della Difesa turco. La sede italiana che si occupa della vendita di armi militari alle forze dell’ordine internazionali si trova a Gardone Valtrompia (BS)
Nota: dati Rete Disarmo