Femminicidio in Rojava: 14 donne uccise durante il confinamento

Il confinamento provocato dalla crisi del Coronavirus ha incoraggiato la violenza contro le donne in tutto il mondo – perfino nelle regioni autonome della Siria del Nord e dell’Est. In soli due mesi e mezzo, 14 donne uccise per mano d’uomini, 16 suicide.

Traduciamo da ANF News (29 giugno 2020).

Il confinamento provocato dalla crisi del Coronavirus ha incoraggiato la violenza contro le donne in tutto il mondo – perfino nelle regioni autonome della Siria del Nord e dell’Est. Questa è la conclusione del rapporto frutto di una ricerca congiunta del Consiglio di giustizia delle Donne (Meclîs Edaleta Jinê) e delle strutture autonome delle donne delle forze di sicurezza interna, che è stato presentato domenica [28 giugno 2020] a Qamishlo. Durante le restrizioni iniziali adottate tra il 23 marzo e il 15 giugno, nella Siria del Nord e dell’Est 14 donne sono state vittime di femminicidio e altre 126 sono state colpite da violenza patriarcale [registrati inoltre 150 casi di violenza domestica, anche con minori coinvolti/e; secondo un recente rapporto dell’OMS, durante il confinamento per la profilassi del Coronavirus è aumentato nel mondo il numero delle donne vittime di violenza domestica – n.d.t.].

Nello stesso periodo c’è stato anche un massiccio aumento delle tendenze suicide tra le donne. In soltanto due mesi e mezzo, nell’intera regione autonoma 16 donne hanno messo fine alla propria vita e in 14 casi è stato registrato un tentato suicidio. Le organizzazioni delle donne attribuiscono questi dati allarmanti da una parte all’isolamento sociale, che è un fattore fondamentale di stress e può esacerbare i disordini mentali, d’altra parte alle misure di quarantena, terreno di coltura ideale per la violenza domestica. Poiché il suicidio spesso avviene quando i fattori di rischio si accumulano e le donne che hanno subito abusi o sono rimaste traumatizzate dalla guerra sono anche particolarmente portate al suicidio, la morte volontaria potrebbe essere stata l’ultima spiaggia e l’ultimo tentativo di resistenza da parte di queste donne per non accettare la situazione in cui sono state forzate. Per comparare: secondo un rapporto del Comitato delle Donne della Regione dell’Eufrate (Kongreya Star a Herêma Firatê), a Kobanê nel 2019 si sono suicidate 3 donne, l’anno precedente 14.

Il Consiglio di Giustizia delle Donne critica la mancanza di misure per combattere la violenza contro le donne in Siria del Nord e dell’Est. Fa appello perciò a tutte le istituzioni e organizzazioni delle donne nonché alle autorità e ai leader politici affinché sviluppino una strategia onnicomprensiva e comune per la prevenzione del suicidio. La lotta contro la violenza è complessa, ha detto il Consiglio, e perciò è necessaria la cooperazione intersettoriale.

Covid-19, società, conoscenza, etica: che tipo di lotta contro il capitalismo?

Sviluppare coscientemente una lotta comune contro l’attacco del sistema sulla società e sull’individuo e contro la percezione che vuole creare, non è più un dovere che si può posticipare.

di Adem Uzun da Komun Academy – 6 maggio 2020

La modernità capitalista, l’ultimo stadio del sistema di civilizzazione dominante, ha raggiunto la sua posizione più distruttiva contro l’umanità. Con le sue illimitate pratiche di potere, guerre, massacri e politiche che uccidono la società nel XXI secolo, proclama che non c’è niente da dire in difesa di quelli che lottano per la società. Mentre ci si aspetta che la società preferisca l’angoscia dei post-modernisti, il fatalismo creato dal dogmatismo o la definizione di liberazione sviluppata dal liberismo a dispetto di tutta la distruttività della modernità capitalista, si richiede che la modernità capitalista sia accettata e lasciata senza replica o contro-azione. La propaganda sostiene che sia giunta la fine della storia, e che la modernità capitalista sia la verità eterna, decidendo in anticipo che non può esistere una società differente. Il sistema più prepotente della storia si dichiara come storia e società dall’inizio alla fine.

La pulizia etnica sviluppata dalle strutture dello Stato-nazione, il fatto che la natura sia stata portata sull’orlo del fallimento attraverso l’industrialismo e la distruzione del sistema economico e sanitario da parte dei giochi finanziari non rivelano soltanto gli attacchi da parte del sistema, ma forniscono anche dati importanti sull’insostenibilità del sistema. L’esplosione della popolazione, il peggioramento dei problemi sociali, l’esistenza di regimi autoritari, la distruzione ecologica, l’iniquità del reddito, i conflitti di classe, lo sfruttamento di genere, la distruzione e l’omogenizzazione delle differenze sociali, la degenerazione morale, la virtualizzazione della vita, l’armamento nucleare e l’attuale Terza Guerra Mondiale sono solo alcune delle principali questioni che possono essere elencate come prove del peggioramento della crisi strutturale del sistema.

Il più recente esempio di ciò è il COVID-19. La crisi pandemica che stiamo vivendo porta quasi a compimento il fallimento del neoliberismo, l’ideologia della modernità capitalista. Ci mostra che il sistema di assistenza sanitaria è soltanto per le élite. Infligge un danno letale alla società, distrugge la natura e le relazioni sociali e porta a gravi disastri inevitabili. Sfortunatamente, questo sistema sta tentando di sottomettere l’intera società caricandola della responsabilità di una malattia infettiva e mortale per cui in primo luogo ha preparato il terreno. Vuole che la società sia colpevole e spaventata da sé stessa, suggerendo che tutti siamo sulla stessa barca. Sì, il COVID-19 colpisce tutti, ma l’élite, i ricchi e i dirigenti del sistema, usano le opportunità create dallo sforzo e dalle tasse della società per evitare la malattia, mentre la classe povera e lavoratrice è lasciata a morire. Per non morire, viene consigliato di cavarsela da soli. “Non vedetevi, non toccatevi, nascondetevi” ecc. sono forniti obbligatoriamente come gli unici mezzi per proteggersi. Perché il sistema non può essere la risposta, ha investito soprattutto nel profitto e nel capitale e non in progetti che proteggeranno la società da possibili crisi, specialmente nel campo della salute. Poiché il sistema dà priorità all’economia di guerra e alla produzione e al consumo di beni non necessari e superflui, che crede portino più profitto, la società ora è di fronte ad una questione di vita o di morte. E ora il sistema vuole mettere le persone di fronte alla scelta di morire o sostenere la sua strategia per rafforzarsi, diventando più dipendenti da esso.

Di nuovo, l’armonia soprattutto fisica, intellettuale, spirituale e vitale dell’individuo e della società e gli aspetti politici e sociali della vita umana sono divisi e alienati dalla vita e dalla società. Il desiderio è organizzare la relazione tra le persone e le loro attività non per il bene generale della società e dell’individuo, ma per gli interessi del potere e dell’egemonia. Questo, insieme alla creazione di una grossa dissonanza nella società, ha rotto la struttura morale che è al centro della società e punta a rompere il legame tra la moralità e la libertà. La presenza di uguaglianza e armonia nell’economia, nella politica, nella salute, nell’educazione e nella vita ecologica porta a integrità morale, mentre la disarmonia e la segregazione portano alla disgregazione morale.

La politica e la cultura di produzione del sistema

Per superare la crisi strutturale del sistema e per assicurare la sua continuità, è stata messa in pratica la cultura consumistica. I rappresentanti del sistema finanziario-capitalistico traggono il loro potere da questo meccanismo culturale di operazione e modalità di produzione. Hanno preso il controllo sui nemici del patriarcato e sullo sfruttamento di umani, natura, società, e soprattutto delle donne. Combinato questo con le loro politiche di produzione degli ultimi 500 anni, soprattutto le loro politiche di consumo dal XIX secolo in poi, possiamo vedere che stanno continuando a costruire il loro sistema contro la natura e contro la società. Il pensiero disumano e la “politica e cultura della produzione”, originati da una logica puramente orientata al profitto e allo sfruttamento, sono estranei alla natura sociale, e la politica e la cultura del consumo che ha fondato nel corso dello scorso secolo è altrettanto estranea alla realtà e alla natura della società. Mentre nella precedente rivoluzione industriale l’obiettivo principale era prendere possesso delle risorse naturali, trasferire queste materie prime nelle aree di produzione capitalista e costruire tutte le relazioni sociali attraverso la produzione di nuovi beni, nel XX secolo il consumo di questi beni prodotti è diventato l’obiettivo principale.

Non è né facile né senza ostacoli inserirsi all’interno della mentalità della società. Di conseguenza, per essere attraente e allo stesso tempo legittimarsi mentre si superano quegli ostacoli, la cultura del consumo usa metodi molto raffinati. Per esempio, si appoggia alla scienza, alla politica e ai campi filosofici e intellettuali per creare la percezione desiderata. La cultura del consumo non è una cultura creata dagli umani come risultato di relazioni naturali con la società e gli individui. È una cultura nuova ed efficace, realizzata per accelerare il funzionamento della società e della cultura industriale.

La globalizzazione del capitalismo e l’etica della Società e dell’Individuo

Se dividiamo la globalizzazione capitalista in tre fasi, nella prima fase vediamo il capitalismo commerciale e il colonialismo sviluppati tra il XV e il XVIII secolo. Vediamo la seconda fase della globalizzazione nell’imperialismo, che è emerso con il capitalismo industriale nel XIX secolo. Con la terza fase della globalizzazione, che è iniziata nel XX secolo, vediamo la globalizzazione attraverso il capitalismo finanziario e l’egemonia capitalista. Ora il sistema sta lavorando duramente affinché questa egemonia penetri e sia assorbita dall’anima di ogni individuo. La fase in cui siamo ora è una fase globalizzata di società del consumo, in cui il carattere cancerogeno del capitalismo è molto avanzato. Un aspetto importante di questa fase è il metodo in cui si fanno soldi dai soldi. L’usura, una volta fonte maledetta di malvagità, è diventata il principale aspetto del capitalismo odierno, anche se è sempre stata considerata come un fattore che corrompe la società e distrugge la moralità. Questo ora è diventato l’aspetto principale dei sistemi economici, sociali e politici del mondo.

Quando i teorici e gli scienziati del sistema capitalista descrivono l’individuo della società capitalista, propendono verso una “costruzione individuale” per cui l’unico fine nella vita dovrebbe essere il consumo, che fanno passare come “necessario e naturale”. L’obiettivo era creare un’economia e uno zeitgeist (“spirito del tempo”) basati su un individualismo che è volto esclusivamente al consumo, strappato via dalla morale della libertà e dall’estetica della vita. Per esempio, nel passato, una persona nella famiglia avrebbe lavorato e avrebbe provveduto ai bisogni della famiglia. Ora, anche se tutta la famiglia lavora, non riesce a raggiungere gli standard creati dalla società consumistica. Tutti devono lavorare, avendo un debito con gli usurai contemporanei. Con ciò, essa aumenta lo sfruttamento e fa in modo che tutti inseguano i beni di consumo che offre. È emersa una realtà sociale che insegue l’accesso a questi beni di consumo e i cui valori centrali sono stati impostati di conseguenza. La società è stritolata nella morsa del consumo e non ha più il vento in poppa.

D’altra parte, questo approccio di “moralità individualistica”, alimentato illimitatamente dalla scienza e della tecnica, trascina l’umanità nei disastri, nelle guerre folli, nella distruzione ambientale, nella brutalità e nel caos. Un consumo di massa viene creato per controbilanciare la produzione di massa capitalista. Il consumo evidenzia una concezione e una considerazione estetica, che sono distaccate dalla costruzione della società e dell’etica. Gli individui che sono prigionieri delle merci, come consumatori eccessivi, offrono ai monopoli capitalisti grosse opportunità di profitto. Come individui di una società che sono stati presi da una produzione quasi “religiosa”, vogliono essere resi il più possibile docili, assimilati e facilmente gestiti. Perciò, entrano in gioco fenomeni di formazione del concetto e della percezione, come la presentazione di sé puramente visiva, la predilezione, il desiderio di essere scelti, le preferenze arbitrarie e il formalismo eccessivo. L’individuo, indebolito e allontanato dal volere politico consapevole e dal potere, è ora diventato l’obiettivo delle politiche di consumo. Il deterioramento del sé e della forma è iniziato all’interno dell’individuo. Tutto è stato trasformato in un oggetto di consumo. L’individuo ritrae sé stesso come pronto per il consumo, facendo attenzione alla forma piuttosto che al contenuto, pretendendo piacere e soddisfazione.

Anche la bellezza unica di tutti i fiori, di tutti gli insetti, di tutte le ali decorate di farfalle colorate, il sapore unico delle varietà di frutta e verdura coltivate nel suolo e le bellezze uniche create da tutte le persone nella loro emozione spirituale e nel loro mondo intellettuale sono inseriti in questo declino. Si desidera che siano progettati dall’industria culturale anche gli aspetti spirituali che nutre  ogni persona, come l’amore, il fascino e il senso del gusto. Si sta mettendo in pratica l’ingegneria orientata al profitto con uno sforzo sistematico su tutte le risorse negli umani, nelle piante e negli animali (in breve, tutti gli esseri viventi in natura). Attraverso la cultura del consumo, si spera che si estingua il significato della vita della società.

Perciò, il sistema vuole affrontare quelli che non sono stati presi e non si sono arresi ai desideri e alle tendenze materiali fisico-individualistiche, coloro che con la loro coscienza e con il cuore sono in una costante guerra con il sistema. La ricerca di auto-esistenza è consciamente distorta in tutte le aree della scienza, dall’economia alla politica, dalla sociologia alla psicologia, dalla storia all’utopia e dall’estetica alla legge. L’aspetto più toccante e paradossale è che il sistema ha il consenso individuale a questa distorsione con la convinzione che “sei libero, puoi scegliere e prendere ciò che vuoi, tu sei la determinante”.
Comunque, con il COVID-19, possiamo vedere che questo non è vero. Al contrario, stiamo avendo prova di come il sistema in realtà renda l’individuo e la società inermi e vulnerabili. Forse non è bene dirlo, ma con questa malattia abbiamo l’opportunità di vedere alcune cose più approfonditamente e metterle sull’agenda dell’intera società. È importante vedere che il migliore contributo che possiamo dare a noi stessi e al nostro ambiente viene da noi e che dobbiamo organizzarci di conseguenza. Come dato di fatto, anche i rappresentanti del sistema, che stanno fallendo di fronte a questa malattia, si affidano alla società aspettando che essa offra una soluzione e prenda le precauzioni più efficaci. Infatti, facendo riferimento alla società nelle conferenze stampa quotidiane e attraverso le reti televisive e dei social media, stanno in effetti annunciando il fallimento del loro sistema.

Che tipo di lotta?

Sviluppare coscientemente una lotta comune contro l’attacco del sistema sulla società e sull’individuo e contro la percezione che vuole creare, non è più un dovere che si può posticipare. È importante rafforzare quelle esistenti e anche prendere parte alle lotte sociali che svilupperanno una soluzione alternativa alla crisi, che è diventata un aspetto strutturale del sistema, e alle formazioni che illumineranno la strada del successo. Con la consapevolezza che le scienze sociali attuali contribuiscono alla distorsione e pongono le basi degli inganni, è diventato urgente sviluppare metodi di verità sociale.

Il primo passo per uscire dalla crisi è attraverso l’individuo che fa parte di questa società, che può produrre la forza del significato richiesto per le lotte sociali costruendo un regime basato sul pensiero filosofico libero, che rigetti la mentalità della crisi. Anche se il capitalismo è globalizzato, trascende i singoli Paesi ed è intrecciato, il suo circolo vizioso di competizione dovuto alla sua legge di massimizzazione del profitto lo mette di fronte ad un problema strutturale. Comunque, il capitalismo prende atto che non sta più crescendo indefinitamente e che non può più ottenere i margini di profitto sperati. Questo danneggia la percezione del falso mondo artificiale e del costante progresso che ha creato nelle menti delle persone. Queste sono inevitabilmente le conseguenze della natura del capitalismo. È una buona cosa che il sistema debba affrontare tale caos senza poter offrire progetti concreti e soluzioni per superarlo. Questo è il motivo per cui  il progetto di modernità democratica sempre presente sta entrando in scena con insistenza,  prendendo forza dalla cultura storico-sociale. Un pioniere che applica questo localmente e pensa globalmente, diventando sia un rappresentante della vita che un esecutore pratico, può soddisfare i bisogni della democrazia e della libertà per la società.

Per proteggere la società da questa malattia e renderla autosufficiente, notiamo che non abbiamo bisogno dei metodi dello Stato e dei rappresentanti del sistema. Come ha fatto emergere questa epidemia, è necessario rafforzare le comuni e le assemblee che sono in diretto contatto con la società, anziché i metodi e gli strumenti inutili del sistema. L’individuo organizzato in comuni e assemblee protegge e risolleva sia se stesso che il suo ambiente. 

Per comprendere qualsiasi malattia dobbiamo comprendere cosa sia la salute

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ŞÎFA JIN – nuovo centro sanitario all’interno di Jinwar

Una prospettiva sulla crisi del Coronavirus

Questo articolo dell’Istituto di Jineolojî Andrea Wolf ci dà una prospettiva sull’attuale crisi del Coronavirus. L’Istituto Andrea Wolf, parte dell’Accademia di Jineolojî in Rojava / Siria del Nord-Est, è un luogo e uno spazio per creare un punto di connessione in una rete crescente di Jineolojî.

Basato sulla Jineolojî, una scienza per una società libera che si fonda sulla realtà e la conoscenza delle donne, il cui obiettivo è quello di approfondire la ricerca sulla conoscenza radicata nei valori matriarcali, sulla storia rivoluzionaria così come sulla cultura e la resistenza delle donne e di generi differenti in diverse parti del mondo.

Più informazioni sulla Jineolojî su: https://retejin.org/jineoloji/

Testo originale: https://womendefendrojava.net/en/2020/04/12/to-understand-any-disease-we-have-to-understand-whathealth-is/

Stiamo affrontando la terza guerra mondiale. Qui nell’area dell’Amministrazione Autonoma della Siria del Nord e dell’Est (anche conosciuta come Rojava, Kurdistan Occidentale) si può davvero percepire. Ma questa guerra non è solo militare. Le sue armi sono la distruzione dell’ecologia, dei valori comuni e della salute. La terza guerra mondiale che stiamo attraversando sta rendendo l’umanità malata in molti modi diversi. La nostra ricerca per la verità è ora più necessaria che mai. Abdullah Öcalan, che è a capo del Movimento di Liberazione del Kurdistan dice: “per trovare la verità dobbiamo guardare indietro a dove l’abbiamo persa.”

Per comprendere qualsiasi malattia abbiamo bisogno di comprendere cosa sia la salute, cosa significa e come possiamo proteggerla. Etimologicamente, in inglese antico la parola “health” (salute, ndt) deriva dalla parola “whole” o “wholeness” (intero/interezza, ndt). Ciò che ci rende interi è ciò che siamo. Prima della penetrazione del patriarcato, dello Stato e del capitalismo, che si sono sviluppati insieme iniziando circa 5000 anni fa, la società stava vivendo in clan o gruppi di famiglie allargate in cui le madri erano il centro della vita. Le piante erano le medicine utilizzate, basate sul rafforzamento del corpo, della mente e dell’anima dell’intera comunità. Nelle diverse parti del mondo si sono sviluppati diversi sistemi sanitari.
Tutti hanno radici molto simili che derivano dalla società naturale (durante le epoche paleolitiche e neolitiche). Questo è dovuto al fatto che sono stati tutti creati in un tempo in cui la vita era molto vicina e in armonia con la natura. Poi si sono sviluppati secondo differenze regionali e culturali. Fino ad ora, la madre, portando la vita, sfamando e allevando durante i primi anni, è la prima a dare cure e la portatrice di conoscenza su come la vita possa essere mantenuta e protetta.

La salute non può essere vista come un’istituzione. Anche gli animali e gli esseri viventi hanno sistemi di assistenza sanitaria. Tutto ciò che esiste nell’universo prova a sopravvivere mantenendo un equilibrio, mantenendo la salute, che devono essere protetti costantemente attraverso vari sistemi di autodifesa, dal campo magnetico della terra ai nostri anticorpi.
Le prime tradizioni mediche includono quelle di Babilonia, Cina, Egitto e India. La storia della medicina mostra come le società abbiano cambiato il loro approccio alla malattia e ai disturbi dai tempi antichi al presente, separando la donna dal suo precedente ruolo centrale di curatrice.

Per esempio, la caccia alle streghe, che è diventata evidente soprattutto in Europa centrale dopo il Medioevo tra i secoli VI e XIX (e ancora continua oggi in alcune parti del mondo), fu un tentativo di rompere il ruolo delle donne curatrici. Donne che formavano comunità ed effettuavano tutti i tipi di lavoro fino alla fine del Medioevo. Il controllo dello Stato e della Chiesa su queste donne, che agivano anche come ostetriche, avendo a che fare con il dolore, praticando aborti e cure, fu brutale. Milioni furono bruciate vive, torturate e imprigionate. Ma durante più di 300 anni la caccia alle streghe impose la paura tra le persone, demonizzò le donne e sostituì il loro ruolo di curatrici. Vennero rimpiazzate dalla figura del dottore maschio che si focalizzava solo sul corpo, dividendolo ulteriormente in sistemi separati.

Era un tentativo per provare a rompere lo stretto legame tra donne e natura. Qualcosa che non sono riusciti a distruggere, ma che rimane danneggiato ancora oggi. Quando nel XVI secolo il continente americano fu scoperto dagli europei, essi continuarono con la caccia alle streghe e massacrarono interi popoli a causa delle loro pratiche antiche e del vivere comunitario, nella loro ricerca di potere e dominazione. Ma le armi dei colonizzatori che uccisero il 90% delle popolazioni indigene in alcune aree
non furono le loro pistole, furono le malattie che portarono, come la varicella, contro cui i popoli indigeni non avevano difese. Le malattie furono la loro minaccia maggiore e il risultato fu un massacro, anche se non poterono distruggere completamente la resistenza che ancora continua.

Nelle epidemie mondiali le donne sono sempre state in prima linea. La Peste Nera (1346-1353) fu la peggiore pandemia registrata nella storia dell’umanità, che uccise centinaia di milioni di persone. Furono soprattutto donne ad assistere e curare i malati. La Peste uccise più uomini, così le donne si riunirono e continuarono ad avere cura di sé e degli altri. La Peste nera avvenne dopo una gigantesca crescita della popolazione, distruzione di foreste, commercio intenso e crescita sproporzionata, non bilanciati da cura per la salute o la natura.


Al giorno d’oggi, possiamo vedere alcuni andamenti simili nella crisi del Corona. Il patriarcato e il capitalismo sono in una crisi profonda mentre le comunità e la natura vengono distrutte, insieme alla condizione femminile. I valori che ci hanno tenuti in vita, e quelli che ce li hanno trasmessi, come i nostri anziani e le madri, sono costantemente attaccati dalla società moderna.

Globalmente, il 70% della forza lavoro sanitaria e sociale è donna. Anche il 90% dei lavoratori domestici, che si prendono cura ad esempio degli anziani, è donna. Le donne stanno sostenendo la società perché non si tratta soltanto di essere un dottore, si tratta di prendersi cura, assistere, allevare, nutrire, educare e supportare. Per ottenere la salute abbiamo bisogno dell’etica, di emozioni, empatia, senso di comunità e connessione con la natura. Oggigiorno, il comune approccio alla crisi del Corona in tutto il mondo ci mostra come questo è cambiato e ci conduce ad importanti interrogativi: come consideriamo la vita? Cosa rende possibile la vita?

Se guardiamo al Kurdistan, in Mesopotamia, nella lingua Kurmanji la parola per vita è “jiyan” che ha la sua radice nella parola per donna “jin”. Le donne sono coloro che danno e si prendono cura della vita.
Ma questo concetto di donna non è soltanto biologico, è un sistema di valori e comprensione che si applica a tutti i membri della società. La vita non è soltanto un corpo vivente, la vita è tutte le creazioni della natura: le gocce di pioggia, gli oceani, le montagne, le emozioni, la società umana o le foglie che cadono, e l’organizzazione di esse attraverso la biodiversità. Il Coronavirus di per sé è qualcosa di vivo perché si riproduce e diffonde e cambia anche forma, muta. Perciò abbiamo bisogno di comprenderlo come parte della vita sul pianeta e di focalizzarci sulle ragioni che lo hanno portato ad apparire ed espandersi rapidamente.

Nella società moderna la natura è vista come un oggetto da sfruttare e l’umano, rappresentato dal maschio bianco ricco dominante, come il soggetto che è attivo nel trasformare il mondo per soddisfare i suoi bisogni. La terra appartiene agli Stati e alle multinazionali e tutto ciò che vive su di essa diventa di loro proprietà. Il paesaggio è trasformato. Dove prima c’erano ampi spazi in cui vivere con la natura di cui siamo parte, abbiamo eretto edifici pieni di muri per separare le persone, anche all’interno delle loro stesse famiglie. Abbiamo iniziato un processo di isolamento che si manifesta chiaramente ora, quando siamo costretti a mantenerlo. Ma anche costretti all’isolamento fisico possiamo ancora essere connessi in molti modi e trovare la via per la libertà dentro le nostre lotte. L’esempio di Abdullah Öcalan ci ispira.
Anche se è in isolamento da 21 anni nelle mani dello Stato turco, continua a combattere e le sue idee vanno oltre i muri e i confini. Le profonde connessioni rivoluzionarie non possono mai essere distrutte.

Proprio ora l’isolamento per evitare che le persone si infettino, com’è applicato, divide le persone e rende l’auto-organizzazione difficile, indebolendo le reti di supporto già esistenti. Le famiglie o le reti di
solidarietà non possono incontrarsi per trovare altri modi per vivere questo periodo o per piangere i loro cari. Invece, lo Stato ora può controllare le vite delle persone più di prima decidendo chi può e chi non può uscire, quali tipi di lavoro sono necessari e quali no, mettendo il valore sul capitale e non sulle persone. Per essere sicuri che chiunque stia seguendo le nuove regole, gli Stati stanno usando la situazione per incrementare la repressione, inserendo il coprifuoco, riempiendo le strade con polizia e militari, imponendo multe o aumentando la sorveglianza. Questo sta aiutando la paura a consolidarsi nei cuori delle persone.

Durante il periodo di isolamento, la socializzazione è effettuata attraverso mezzi tecnologici e l’informazione è ricevuta attraverso internet e i mass media. Secondo l’idea della libertà individuale liberale, non ci sono codici etici o morali che controllano quali messaggi sono trasmessi. Attraverso i
media la politica liberale lascia spazio al fascismo e lo Stato è libero di fare una campagna terroristica per aumentare il controllo sociale, rendendo le persone più inclini ad accettare che i loro diritti siano negati e promuovendo la divisione sociale tra quelli che sono considerati buoni cittadini o cattivi cittadini. I cattivi saranno considerati responsabili della diffusione del virus.

La socializzazione è parte della natura umana e con essa la salute. La forza della nostra società è basata sull’amore che abbiamo l’uno per l’altro e per ciò che siamo. Questo amore ci porterà ad avere cura e connetterà la nostra esistenza in un’unica anima umana. La situazione attuale di isolamento sta avendo un grosso impatto sulla salute mentale poiché genera sentimenti di impotenza e solitudine, ma è la punta di un iceberg che ha iniziato a congelarsi centinaia di anni fa. Siamo tutti connessi e ora continueremo a connetterci in qualsiasi modo soddisferà il bisogno di difendere noi stessi e prevenire le morti.

Stiamo vedendo come nelle grandi città le persone stanno combattendo per la sopravvivenza dopo aver perso i loro mezzi per ottenere un reddito, rivelando quanto la nostra vita sia collegata al sistema capitalista e come la sopravvivenza non sia più nelle nostre mani. La società non è comandata dalla società, ma da mezzi esterni, Stati o prodotti. Ciascun territorio non è in grado di soddisfare i bisogni della sua popolazione da solo. Fuori dalla logica del capitalismo globalizzato, possiamo vedere per esempio ad un livello locale in Kurdistan le persone che lavorano la terra, piantando, coltivando e facendo mascherine per le loro comunità. Nonostante vivano sotto l’embargo della guerra, la società può adattarsi meglio alle nuove condizioni perché sono organizzate per comuni.

Per quanto riguarda le donne, vediamo che in tutto il mondo la reclusione in casa sta diventando una prigione per quelle che affrontano la violenza di genere. Le donne sono esposte alla violenza e alla morte nelle loro stesse case. Stanno rimanendo nelle loro famiglie nucleari, incapaci di prendere lo
spazio pubblico per cui abbiamo lottato così duramente. Le donne possono soltanto essere libere se la società è libera, perciò essere forti insieme e preservare l’etica della società manterrà in vita la lotta per la libertà. Non possiamo lasciare nessuna da sola.

Nelle strade, nelle prigioni e lungo gli attraversamenti di confine, la violenza è aumentata. Le politiche razziste stanno aumentando e i diritti si stanno restringendo. Inoltre, stiamo vedendo come gli Stati imperialisti stanno agendo nel nome della vita, chiedendo alle persone di stare a casa mentre aerei da guerra e droni riempiono i cieli. La guerra continua, occupando la terra, uccidendo persone e minacciando la vita in sé, come sta accadendo qui, con lo Stato turco che bombarda i civili e taglia i rifornimenti di acqua ed elettricità a migliaia di persone che dipendono da essi per vivere e sconfiggere il virus.

Vediamo che la vera malattia non deriva dal Coronavirus, ma dal sistema capitalista, coloniale, patriarcale che ha reso l’umanità malata in primo luogo. Come ha scritto Abdullah Öcalan nei suo scritti difensivi, “ci sono molte indicazioni che segnalano la fine del sistema così come molte storie vere che concordano con ciò – ma il vero problema sta nel decidere quali valori liberi, uguali e democratici dovrebbero essere comunalizzati fuori da questo caos.” Il Coronavirus è soltanto un’altra di queste indicazioni che ci mostrano che un cambiamento radicale di paradigma è necessario.

Abbiamo già i semi per costruire un nuovo paradigma. Quelli che hanno resistito all’oppressione fino a oggi ancora portano valori democratici e modi per organizzarsi collettivamente e in solidarietà gli uni con gli altri. Nel movimento rivoluzionario del Kurdistan troviamo una proposta per un nuovo paradigma. In questo momento di malattia mondiale abbiamo bisogno di focalizzarci su come difendere la vita, la sua vera etica e libertà in modo globale e olistico.

Nel Movimento di Liberazione del Kurdistan l’autodifesa è sinonimo di esistenza. Si dice che: “Un essere che non si può difendere non può esistere”. L’autodifesa è collegata alla società e all’identità. Tutti gli
esseri viventi hanno un sistema difensivo. Tutta l’esistenza è una continua lotta. Se guardiamo per esempio al dente di leone, il vento può soffiare via i suoi semi e la pianta rimane nuda e sembra essere morta, ma i suoi semi sono sparsi ovunque. La rosa difende la sua vita con le spine che agiscono anche come un avvertimento.

L’autodifesa è un modo per organizzare la società. Durante gli ultimi due mesi abbiamo visto come i meccanismi di autodifesa sociale sono stati attivati in tutto il mondo, nella forma di reti di solidarietà con le persone più colpite dall’isolamento, distribuendo cibo e mascherine. Le persone si sono unite per combattere contro misure che distruggono il tessuto sociale che ci protegge. I lavoratori hanno organizzatori scioperi, messaggi di solidarietà sono stati inviati in tutto il mondo, scioperi della fame sono stati condotti, così come proteste nelle prigioni per difendere i diritti umani di base.

Le strade vuote, che stanno lasciando spazio alla vita non-umana, ci stanno anche mostrando l’effetto dannoso che il sistema capitalista ha sull’ambiente. L’inquinamento atmosferico in alcuni posti è calato
fino al 40% dall’inizio dell’isolamento. Se comprendiamo dalla natura il potere di creare la vita e ci connettiamo con essa, come parte di essa, possiamo superare l’impostazione mentale liberale, i falsi bisogni imposti, la supremazia degli esseri umani sugli animali o la supremazia degli uomini sulle donne.

Affrontando qualsiasi crisi, emerge un’opzione per un cambiamento rivoluzionario, un cambiamento che porta una soluzione per tutte le società nel mondo. La parola crisi deriva dal greco krisis, che significa “decisione”. Quando raggiungiamo questo momento, dobbiamo prendere una decisione per superare un punto di svolta. Possiamo vedere la fine del capitalismo, dell’imperialismo e del patriarcato più vicine che mai perché la loro verità sta vendendo alla luce. A questo punto ci sono tanta angoscia edisperazione per la situazione eccezionale quanto ci sono speranza e una reale possibilità di cambiamento. Credere in questo aumenta le possibilità di rendere la rivoluzione mondiale una realtà ed è necessario per ricordare qui e ora che questo è il secolo delle donne e che forse il Coronavirus è il colpo finale, quello che ci permetterà di vedere questo momento di caos come un’opportunità per la Rivoluzione Mondiale. Una nuova possibilità può sorgere dal nostro dolore comune e dalla nostra speranza collettiva.

Istituto di Jineolojî Andrea Wolf

Questo breve video ci mostra anche come “Siamo insieme, in solidarietà con quelli che hanno perso le loro vite e con tutte le persone che stanno combattendo, ogni giorno, ovunque” e la connessione delle nostre lotte nel passato e nel presente.

https://www.youtube.com/watch?v=LoEVN506N14