Insieme proteggiamo la nostra rivoluzione e liberiamo la nostra terra

Per dare continuità alla lotta delle nostre martiri, promettiamo loro di intensificare il lavoro nel Nord-Est della Siria fino a quando tutti i loro obiettivi e sogni di libertà, giustizia e uguaglianza saranno raggiunti.

Traduciamo il comunicato del Kongra Star per l’8 marzo 2022.

Salutiamo la Giornata internazionale della donna lavoratrice l’8 marzo 2022. In questa occasione, ricordiamo con reverenza la memoria delle nostre martiri che hanno sacrificato la loro vita, scritto epopee eroiche di resistenza ai regimi tirannici e hanno spezzato le catene della schiavitù, facendo grandi sacrifici per ottenere libertà, giustizia, uguaglianza e democrazia.

La Giornata Internazionale delle Lavoratrici è il risultato della lotta di milioni di donne in tutto il mondo ed è la realtà delle donne libere come Rosa Luxemburg, Clara Zetkin, Zenobia, Zarife, Sakine Cansiz, Sosin Bîrhat, Nujîn Amed, Tolhildan Raman, Leila Agirî, Zehra Berkel, Hind e Saada, Jade Aqida, Hevrin Khalef.

A nome del Coordinamento di Kongra Star e con lo slogan “Insieme proteggiamo la nostra rivoluzione e liberiamo la nostra terra”, ci congratuliamo con tutte le donne del Rojava, del Nord-Est della Siria, in tutte e quattro le parti del Kurdistan, con le donne di tutto il mondo, le madri dei martiri, tutte le donne chiuse nelle prigioni di regimi autoritari e le combattenti in tutti i terreni di lotta dell’8 marzo. In questa occasione, salutiamo il leader Abdullah Öcalan, il leader della Nazione Democratica, un vero compagno delle donne e il difensore della filosofia della vita libera. Il ventunesimo secolo, come ha detto Abdullah Öcalan, sarà il secolo della libertà delle donne.

Alzare il livello della lotta delle donne per la libertà contro tutti gli attacchi del fascismo, dell’occupazione, del patriarcato egemonico e delle politiche genocide contro le donne è essenziale. Trasformiamo la nostra rivoluzione in una rivoluzione delle donne che dipende dalla forza del lavoro, del pensiero e della forza di resistenza che tutte le donne leader combattenti hanno dimostrato nel corso della storia in tutti i campi. La solidarietà tra tutte le donne può portare a una vita libera e dignitosa per tutti i settori della società.

Viviamo in un’epoca di guerra sistematica in tutte le sue forme e mezzi, dalla politica di guerra speciale al genocidio, allo stupro, allo sfollamento, alla povertà, ai massacri, alle guerre economiche, culturali e biologiche in tutti i campi. Questa politica e mentalità è stata organizzata da un sistema globale che serve gli interessi del sistema capitalista, che cerca di controllare il mondo intero attraverso vari mezzi.

Questo ha portato a grandi problemi, come nel caso dei fatti più recenti in Medio Oriente, Kurdistan, Afghanistan e Ucraina e come la moltitudine di contraddizioni tra i popoli che coesistono tra loro. Tuttavia, questa situazione presenta molte opportunità strategiche per le donne e i popoli in generale. La lotta organizzata delle donne in tutto il mondo, sostenuta dalle forze democratiche, permette alle donne di guidare la lotta per la democrazia, l’ambiente e la giustizia sociale contro le concezioni autoritarie ad alto livello. Le nostre campagne “È tempo di libertà”, “È tempo di proteggere le donne e una società libera”, “Insieme proteggiamo la nostra rivoluzione e liberiamo il nostro paese” raggiungeranno gli obiettivi che ci siamo date grazie alla nostra determinazione.

Il sistema di isolamento imposto nei confronti di Abdullah Öcalan è una forma di isolamento contro le donne e la società in generale, e questo necessita di innalzare livello la lotta per rompere questa situazione, per rompere il muro della prigione di Imrali e ottenere la libertà fisica di Abdullah Öcalan. Dobbiamo lottare l’8 marzo e ogni giorno per cambiare la mentalità autoritaria, per opporci ai costumi e alle tradizioni superate, per proteggere la struttura sociale e la sua realtà storica, per consolidare la vita paritaria e raggiungere la giustizia e l’uguaglianza attraverso consapevolezza intellettuale, democratica, ecologica, sanitaria e morale che protegge l’uomo e la natura.

L’Amministrazione Democratica Autonoma del Nord-Est della Siria, in cui le donne assumono un ruolo di primo piano nel sistema co-presidenziale in tutte le sue strutture organizzative, è una rivoluzione sociale che è diventata un modello e una fonte di ispirazione per tutte le donne.

Le conquiste storiche che sono state raggiunte grazie alla resistenza delle donne dell’YPJ e di tutte le forze militari sotto l’ombrello delle Forze Democratiche Siriane e delle Forze di Sicurezza Interna sul principio della guerra popolare rivoluzionaria.

In occasione della giornata internazionale delle donne lavoratrici, dedichiamo tutte le nostre attività alle anime delle martiri pioniere Sosin Bîrhat, Viyan, Nûjiyan, Rojin, Awaz Urmiye, Karima Lorena, Wedad Younan, Jumana Al Mousa, Ivana Hoffmann, Hind und Saade, Hevrin Khalef.

Salutiamo l’eroica resistenza delle donne di Afrin, Serê Kaniyê, Tal Tamir, Zirgan, la resistenza delle giovani donne e quella delle donne afgane e onoriamo il loro eroismo contro la politica di genocidio e uccisione.

Per dare continuità alla lotta delle nostre martiri, promettiamo loro di intensificare il lavoro nel Nord-Est della Siria fino a quando tutti i loro obiettivi e sogni di libertà, giustizia e uguaglianza saranno raggiunti. Ci appelliamo a tutte le donne del mondo affinché scendano in piazza e alzino la voce contro tutte le forme di genocidio fino a quando la giustizia, l’uguaglianza e la democrazia saranno raggiunte.

Lunga vita alla donna libera!

Jin Jiyan Azadi

Coordinamento del Kongra Star della Siria del Nord-Est

Uno sguardo di insieme sulla resistenza delle donne. Dall’8 marzo 2020 all’8 marzo 2021

L’anno appena trascorso, tra l’8 marzo 2020 e l’8 marzo 2021, è stato segnato da un aumento degli attacchi femminicidi da parte del sistema patriarcale e dalla resistenza delle donne a questi attacchi.

Pubblichiamo il comunicato del REPAK, Ufficio Relazioni delle Donne Curde.

L’anno appena trascorso, tra l’8 marzo 2020 e l’8 marzo 2021, è stato segnato da un aumento degli attacchi femminicidi da parte del sistema patriarcale e dalla resistenza delle donne a questi attacchi. Un anno trascorso quasi interamente all’ombra della pandemia da Covid-19, in cui la violenza maschile è stata definita “pandemia ombra” perché in questo periodo la mentalità patriarcale e il suo sistema hanno approfittato della situazione per colpire ancora più duramente le donne. Il sistema patriarcale ha usato il Covid-19 per inasprire la sua guerra nei confronti delle donne. In questo contesto, il governo fascista in Turchia ha liberato prigionieri che avevano commesso femminicidi per “motivi di salute”. Sia la Turchia sia il governo populista polacco hanno cercato di approfittare di questa opportunità per annunciare il ritiro dalla Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e la violenza domestica.

Le strutture misogine e patriarcali, le politiche capitaliste, i regimi fascisti e autoritari, il militarismo, l’occupazione e le guerre continuano a calpestare i diritti delle donne e delle ragazze e a mettere a rischio le loro vite. La povertà, che continua ad aumentare, la disuguaglianza economica, il cambiamento climatico e la pandemia di Covid-19 in corso rendono tutto più difficoltoso. Discriminazione e violenza basate sul sessismo si vedono nella retorica e nelle azioni di molti governi e gruppi con diverse opinioni politiche, credenze religiose e culture. Nell’anno appena passato siamo state testimoni di diversi esempi concreti.

Ma abbiamo anche potuto vedere come la resistenza delle donne nel mondo sia aumentata come qualità e come quantità. Anche se il sistema patriarcale ha cercato di usare la pandemia fin dall’inizio per spezzare il desiderio delle donne di avere una vita libera, in questa crisi la lotta delle donne si è intensificata. Nonostante i pesanti attacchi, le donne sono riuscite a fare dei passi avanti nella loro ricerca di libertà e nel bisogno di costruire i loro spazi di autonomia. Le numerose dichiarazioni delle donne e le discussioni online ne sono un’importante dimostrazione. Siamo consapevoli che le discussioni online non possono sostituirsi all’organizzazione diretta. Ma le donne di tutto il mondo hanno fatto grandi passi avanti nella discussione riguardo a problemi sociali, politici e di sistema che riguardano sia le donne sia l’intera società, identificando le principali sfide, i modi e i metodi di lotta. Inoltre, hanno anche continuato la loro lotta sul campo, in modo attivo. E, nonostante gli ostacoli posti dalle forze di destra o reazionarie, la maggior parte delle forze sociali che hanno lottato nelle strade sono state le donne organizzate. Quindi, da una parte dobbiamo osservare gli attacchi genocidi/femminicidi del sistema maschilista, e dall’altra la resistenza delle donne.

La pandemia di Covid-19 è coincisa con un aumento molto grave della violenza nei confronti delle donne. Questo fenomeno si è intensificato durante il lockdown imposto in molti paesi la scorsa primavera, con molte donne che si sono trovate ad affrontare più violenza da parte dei loro partner. I numeri di questo fenomeno si trovano nelle statistiche ufficiali. Oggi la violenza contro le donne sta diventando il problema più serio. Questo sembra essere ciò che si è verificato nell’ultimo anno. In risposta, le donne hanno organizzato grandi manifestazioni in tutto il mondo per celebrare, nonostante le restrizioni, il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Soprattutto nei paesi dell’America Latina, il 25 novembre è stato un giorno di ribellione contro il patriarcato. Nei paesi dove il femminicidio è particolarmente diffuso, le azioni e le manifestazioni per il 25 novembre sono state più forti e radicali. In paesi come Bolivia, Brasile, Messico, Francia, Spagna e Kurdistan abbiamo assistito a bellissime azioni da parte delle donne. In Francia le donne hanno gridato “Rivoluzione femminista”. In Bolivia hanno portato cartelli con lo slogan “Rivoluzione delle donne contro la violenza maschile”. Un altro slogan molto bello è stato “Io esisto, quindi resisto”. Su uno dei principali striscioni in Spagna era scritto “Lotta delle donne contro il terrore maschile”. In questo caso è stato posto l’accento sull’importanza di organizzarsi.

In generale, possiamo affermare che durante le azioni del 25 novembre 2020 è emersa chiaramente una richiesta di giustizia e di porre fine al femminicidio. Le donne hanno attirato l’attenzione sull’aumento della violenza sessuale, le vittime di femminicidio sono state commemorate e i loro nomi sono stati scritti su cartelli. Sempre più giovani donne si stanno unendo alla lotta contro il patriarcato. Mentre la lotta per la liberazione è intergenerazionale, lo stesso movimento delle donne sta coinvolgendo sempre più giovani e si sta ampliando. Questo segna un’importante opportunità per il movimento delle donne.

Uno degli obiettivi più forti della lotta per la liberazione e l’uguaglianza delle donne in tutto il mondo è stata la richiesta di legalizzazione dell’aborto. Anche se questa lotta si è sviluppata intorno al diritto all’aborto, ha essenzialmente riguardato i diritti delle donne e la libertà di prendere decisioni sul proprio corpo. In Argentina, dove da questa lotta si è sviluppato un enorme movimento, le donne hanno ottenuto una grande vittoria. In Polonia, dove il diritto all’aborto è già seriamente limitato, il governo ha abolito la legge che consente l’aborto nei casi in cui ci sono gravi problemi di salute per il feto. In risposta, le donne polacche hanno organizzato la più grande azione di protesta mai vista nel paese dalla caduta dell’Unione Sovietica. Ispirate dallo sciopero delle donne islandesi del 1975, le donne polacche sono insorte contro il regime di destra, scioperando.

In Brasile, dove è al potere il fascista misogino Bolsonaro, la lotta delle donne per la legalizzazione dell’aborto è stata resa più difficile. Chi rimane incinta per uno stupro è costretta a denunciare il fatto alla polizia, fornendo tutti i dettagli. L’attuale ministro della salute Eduardo Pazuello è un ex generale dell’esercito, nominato da Bolsonaro. Lo scorso agosto gli ospedali dello stato di Espirito Santo si sono rifiutati di far abortire una bambina di 10 anni rimasta incinta dopo essere stata violentata da suo zio. La piccola ha così dovuto fare 900 miglia per poter abortire, ma un attivista antiabortista ha pubblicato online il suo nome e quello dell’ospedale, dove è stata accolta da una dimostrazione contro di lei da parte di un gruppo antiabortista.

L’Egitto è il paese del Medio Oriente con il più alto tasso di violenza sessuale. Secondo alcuni studi, quasi il 99% delle donne egiziane ha subito violenza sessuale in almeno un’occasione. L’anno scorso è iniziato il processo a uno studente di 21 anni che frequenta un’università privata, accusato di violenza sessuale e stupro in più di 100 casi. Dopo che il caso è stato reso pubblico, centinaia di vittime di stupri e abusi hanno iniziato a denunciare i colpevoli e per sostenere le vittime sono stati utilizzati gli hashtag #WeStandWithYou o #egyptianwomenrevolt. Sotto la pressione sociale, è stata promulgata una legge per difendere le donne dalla violenza sessuale, ma in realtà risulta essere a favore delle sole classi sociali alte. Le vittime di violenza sessuale sono accusate di macchiare l’onore della famiglia. 

In Bangladesh, come in molti altri paesi asiatici, gli episodi di stupro sono in aumento. Mentre nel 2018 il numero di casi di stupro registrati ufficialmente era di 732, nel 2019 questo numero è quasi raddoppiato, salendo a 1.413. La maggior parte di questi casi non viene denunciata alla polizia. Nell’ultimo anno si sono tenute grandissime proteste contro lo stupro e la violenza sessuale. Il governo collega l’aumento della violenza sessuale e degli stupri alla pornografia, ma un gruppo di ricerca chiamato Intergenerational Feminists sottolinea che la cultura dello stupro e la violenza maschile hanno radici profonde. In ottobre il governo ha preso provvedimenti che hanno aperto la strada alla punizione degli stupratori con la pena di morte. Come risultato, 5 persone che hanno stuprato una ragazza di 15 anni sono state condannate al patibolo. Ma le attiviste e le organizzazioni delle donne non sono d’accordo con questa decisione del tribunale e non credono nella sua applicazione. Al contrario, credono che con questa decisione il governo miri a fermare ulteriori proteste e ad annientare il movimento.

Il 2020 è stato il 20° anniversario dell’UNSCR 1325 su Donne, Pace e Sicurezza. Questa risoluzione mirava ad affrontare la condizione delle donne nei luoghi di conflitto. Ma sono stati fatti pochissimi progressi. Nel mondo, le donne guidano solo il 7% degli stati. La rappresentanza delle donne nei processi decisionali è ancora molto bassa. Le donne sono escluse dalle decisioni che riguardano la pace e la sicurezza. Le donne afgane hanno dovuto sperimentare questa situazione sulla loro pelle. Gli Stati Uniti stanno negoziando un accordo di pace con i talebani senza includere il popolo afgano. Come risultato, migliaia di talebani sono stati rilasciati dalle prigioni, e questo crea un grande rischio per la vita delle donne afgane. In Colombia il “processo di pace” è usato impropriamente per assassinare i leader delle lotte sociali. La pandemia è usata per aumentare gli attacchi contro gruppi disarmati di autodifesa delle comunità. Mentre gli indigeni non sono in grado di difendersi, i soldati violentano le ragazze e le donne di queste comunità. Lo stesso sta accadendo nelle zone del Kurdistan turco, dove le forze speciali stanno usando lo stupro come arma sistematica per colpire le donne curde.

Nell’ultimo anno il movimento di liberazione delle donne curde si è trovato ad affrontare numerosi e sistematici attacchi da parte dello stato turco. A Kobane, alcune attiviste del Kongreya Star, l’organizzazione ombrello del movimento delle donne curde in Rojava, sono state assassinate da droni dello stato turco. In Turchia centinaia di attiviste e politiche sono state prima torturate e poi arrestate. A gennaio la co-presidente e la vicepresidente di un consiglio popolare nel nord-est della Siria sono state prima rapite e poi uccise dall’ISIS. Ma il movimento di liberazione delle donne curde risponde a questi crescenti attacchi lanciando campagne contro la violenza e l’occupazione ovunque le donne siano organizzate.

Quest’anno le donne hanno resistito e vinto molte battaglie contro questi attacchi patriarcali, che si manifestano in tutti i settori della vita. In Messico, dove in media vengono uccise 10 donne al giorno, l’8 marzo 2020 è stato organizzato uno sciopero generale contro la violenza, e così facendo le donne messicane hanno dato un esempio alle loro sorelle in tutto il mondo. In Cile, dove la costituzione del dittatore fascista Pinochet sarà cambiata, le donne avranno pari rappresentanza nella nuova commissione per la costituzione. Sono le donne ad aver guidato la rivolta popolare che ha portato a decidere di scrivere una nuova costituzione.

In Bielorussia, dove tutti i leader dell’opposizione sono in prigione o in esilio, le donne stanno guidando la resistenza contro il dittatore misogino Lukashenko. Dopo le elezioni fraudolente le donne hanno protestato ogni sabato. Inoltre, tre candidate donne hanno fatto fronte insieme nelle elezioni contro Lukashenko.

Due anni fa le donne sudanesi hanno guidato la ribellione contro il dittatore Omar al-Bashir. Ora si stanno organizzando e si fanno chiamare Protettrici della Rivoluzione. Le donne sudanesi lottano contro i tabù e per proteggere e aumentare le conquiste della rivoluzione. Attualmente si battono per mettere fuorilegge le mutilazioni genitali femminili. Il governo scozzese ha reso gratuiti gli assorbenti e i prodotti sanitari. Negli Stati Uniti il voto femminile è stato decisivo per il risultato delle elezioni e il numero delle donne elette al Congresso e al Senato è passato da 127 a 140. Con questi e altri successi e conquiste, accogliamo la Giornata Internazionale della Donna di quest’anno con uno spirito più combattivo. Abbiamo bisogno e vogliamo organizzarci meglio, lottare di più, aumentare la resistenza. 

E per questo diciamo: Viva l’8 marzo! Viva la lotta confederale delle donne! Viva la nostra resistenza!

Jin! Jiyan! Azadî!

Campagne in corso organizzate dalle donne curde contro la violenza patriarcale e l’occupazione

Per decenni le donne curde hanno lottato in modo organizzato contro la violenza patriarcale e l’occupazione. Nel 2020, il movimento delle donne curde ha organizzato diverse campagne, alcune delle quali ancora in corso.

• Le donne curde organizzate sotto l’ombrello del TJA (Tevgera Jinên Azad – Movimento delle donne libere) nel Kurdistan del nord e in Turchia, il 15 settembre scorso hanno lanciato la campagna “Ci difendiamo”. Questa campagna mira a sfidare ogni tipo di violenza patriarcale e dello stato turco contro le donne curde. La campagna è focalizzata su quattro punti: organizzazione, lingua madre (contro la repressione della lingua curda), educazione e azione.

• Il KJK (Komalên Jinên Kurdistan – Comunità delle donne del Kurdistan), che è la principale organizzazione ombrello del movimento di liberazione delle donne curde, il 22 settembre ha lanciato la campagna “Tempo di difendere la donna libera e la società contro il femminicidio”. Il KJK ha voluto portare alla luce la politica di attacchi e annientamento nei confronti delle donne curde, e ha dichiarato che contrasterà queste politiche con una campagna organizzata.

• Il 5 ottobre alcuni gruppi di donne curde del Kurdistan meridionale (iracheno) si sono riuniti nella città di Sulaymaniyah per lanciare l’Iniziativa delle donne contro la violenza e l’occupazione. Questa iniziativa mira a garantire la vita delle donne contro la violenza patriarcale e a proteggere il suolo curdo dall’occupazione dello stato turco. Nelle sue azioni e nelle dichiarazioni l’iniziativa sottolinea che l’occupazione non è solo militare, ma che la vita delle donne è permanentemente occupata dal sistema patriarcale.

• L’8 ottobre le organizzazioni di donne del Rojava e della Siria del nord-est hanno avviato la campagna “No all’occupazione e al genocidio! Insieme, difendiamo le donne e la vita”. Kongreya Star, l’organizzazione ombrello delle donne curde del Rojava, ha lanciato la campagna insieme ad altri 30 gruppi di donne. L’11 gennaio ne è stata annunciata la seconda fase in cui le organizzazioni delle donne denunciano il femminicidio sistematico che sta avvenendo nelle città del nord della Siria, che si trovano sotto l’occupazione turca.

• Le donne curde organizzate in Europa sotto l’ombrello del TJK-E (Movimento delle donne curde in Europa) hanno lanciato la campagna di raccolta firme “100 ragioni per perseguire Erdoğan per le sue politiche femminicide”. È iniziata il 25 novembre scorso si è conclusa l’8 marzo; l’obiettivo era di raccogliere almeno 100.000 firme per chiedere che il femminicidio venga riconosciuto ufficialmente come crimine contro l’umanità e che il presidente turco Recep Erdoğan sia perseguito per i femminicidi commessi dal suo regime dentro e fuori dalla Turchia.

Trasformiamo questo secolo nell’era della rivoluzione delle donne!

Comunicato della KJK (comunità delle donne del Kurdistan) in occasione dell’8 Marzo, Giornata Internazionale delle Donne

Donne, sorelle, compagne,

Stiamo attraversando un periodo storico, una fase di transizione che accade una volta in un secolo. Il vecchio viene superato e il nuovo aspetta di essere costruito. Questa volta non saranno i governanti, ma noi, che determineremo come sarà il nuovo!

Noi, le donne il cui cuore batte per la libertà, la rivoluzione e la vera uguaglianza, siamo la forza rivoluzionaria di quest’epoca! Siamo noi che costruiremo una vita libera ed equa.

Vediamo come il sistema patriarcale-capitalista che proliferava nel XX secolo come sistema su scala globale, oggi più devastante che mai, non è più sostenibile. Questa situazione è evidente nell’espansione e nell’acuirsi delle crisi in tutto il mondo. L’aumento di guerre, sfollati, morti, catastrofi climatiche, ecocidi, povertà e violenza mostrano i livelli di questa crisi e il caos.

Nel primo quarto del XXI secolo, il sistema capitalista globale ha aumentato gli attacchi contro le donne, particolarmente colpite da guerre, massacri, sfollamenti, violenze e privazioni di ogni tipo solo in quanto donne.

Allo stesso tempo, è proprio la nostra lotta per la liberazione, l’uguaglianza e la giustizia a porre la più grande sfida a questo sistema di dominio. Oggi più che mai ci stiamo organizzando per affrontare il sistema patriarcale che esiste da oltre 5.000 anni, alzando la voce contro l’oppressione, l’ingiustizia e lo sfruttamento e chiedendo libertà e uguaglianza. Noi donne ci opponiamo a tutte le forme di molestie e stupri, sessismo, disuguaglianza, esclusione, schiavitù, sfruttamento e disciplina causate dalla mentalità imposta da questo sistema! Siamo in piazza per dare un senso e un contenuto ai diritti e a quelle libertà scritte su carta! Dobbiamo abbattere i confini e le disuguaglianze imposte dai sistemi religiosi, legali e giudiziari che determinano e influenzano ogni aspetto della nostra vita! Contro l’occupazione, la distruzione, la deforestazione, l’inquinamento, la mercificazione e lo sfruttamento della natura e contro la mentalità che beneficia pochi individui a scapito della maggioranza, noi donne siamo in prima linea!

Oggi, i movimenti delle donne costituiscono la più grande forza anti-sistema in tutti gli angoli del mondo. Facciamo parte del movimento sociale più popolare del nostro tempo e come tale abbiamo costruito il potere di mobilitare grandi folle in un tempo molto breve. Siamo consapevoli della nostra forza!  Della nostra capacità di creare le forme d’azione più creative, rumorose e ispiratrici. È giunto il momento di misurare il potere della nostra creatività.  Siamo noi donne che stiamo scuotendo il sistema dominante, abbattiamolo!

È nel corpo delle donne che si esprime più profondamente la dualità delle battaglie tra libertà e schiavitù, pace e guerra, uguaglianza e sfruttamento, antiche quanto il sistema patriarcale.  La forma più cruda della Modernità Capitalista si esprime nella realtà delle donne, perché la donna è, per il nostro movimento, la prima schiava, la prima ad essere considerata un oggetto, la prima classe e la prima colonia della storia. Questo ha portato a una tale rottura che ha spianato la strada a tutte le altre forme di oppressione che ne sono seguite.

Che siano umani o animali, persone o classi sociali, per paese d’origine o per essere lavoratori, non c’è nulla che il sistema dominante non abbia oggettivato. Il fatto che noi donne costituiamo il primo ciclo di questa catena di sfruttamento dimostra che la nostra condizione è una delle principali contraddizioni sociali irrisolte.  Proprio per questo motivo la vera liberazione e il cammino verso l’uguaglianza sociale possono essere raggiunti solo attraverso la nostra liberazione.

Il sistema imposto da una mentalità maschile in crisi è consapevole di questa realtà. Ed è per questo che cerca di garantire il suo potere aumentando gli attacchi contro di noi attraverso la violenza, il sessismo e la misoginia. Ma sappiamo che questi attacchi sono diretti soprattutto verso le donne che lottano.

Tutti i casi di femminicidio rivelano una mentalità studiata per mettere a tacere le donne. In tutto il mondo, il sistema patriarcale risponde brutalmente alla coscienza sempre più attiva delle donne nella loro ricerca di libertà e nella lotta contro questi crimini. Tuttavia, non sta ottenendo i risultati desiderati. Contro questa mentalità, ci opponiamo con una crescente solidarietà tra le nostre lotte, ci moltiplichiamo sfidando coloro che vogliono colpire e ridurre le nostre forze. Rispondiamo all’omicidio di ogni donna uccisa da un uomo o dalla violenza di stato, che rappresentano due facce di una stessa moneta. E’ così che resistiamo allo sfruttamento patriarcale-capitalista.

Più che mai, l’8 marzo 2020, riteniamo che la resistenza in sé non è più sufficiente. Per superare questo sistema di dominio maschile organizzato a livello globale, dobbiamo tessere un sistema di donne!

Cosa intendiamo per sistema di donne? Bisogna capire chiaramente che il nostro obiettivo non è quello di creare una nuova egemonia o semplicemente costruire un sistema femminile da e per le donne. Al contrario, vogliamo porre fine a tutte le forme di oppressione, di dominio e di sfruttamento. Stiamo costruendo un sistema alternativo basato su principi genuini di democrazia, ecologia e libertà. I popoli e le comunità hanno vissuto sulla base di questo sistema sociale per millenni, nonostante la civiltà statalista che ora si pretende naturale. È tempo di ricostruire ciò che ci appartiene.

Ci sono fattori storico-sociali che fanno delle donne i principali soggetti del movimento rivoluzionario del XXI secolo. I movimenti rivoluzionari degli ultimi due secoli hanno dimostrato approcci diversi a questa questione.  Hanno separato la questione delle donne dalla società in generale mascherando la natura sistemica del problema, e ponendo sempre più ostacoli alla capacità delle donne di lottare per diventare un movimento sociale più ampio. La verità è che i movimenti rivoluzionari che non comprendono la necessità di porre al centro la liberazione delle donne, difficilmente riusciranno nella loro lotta di opposizione al sistema, o a sviluppare strategie adeguate per raggiungere soluzioni concrete.

E’ di primaria urgenza che noi occupiamo veramente i nostri spazi decisionali in tutte quelle questioni politiche, militari, diplomatiche, sociali e culturali che sono di competenza degli Stati nazionali. È una priorità sviluppare le nostre politiche specifiche che forniscano una risposta immediata alle nostre esigenze nel contesto che abbiamo indicato. Per superare lo stato di movimento reazionario, la lotta delle donne deve creare e determinare le sue agende, i suoi piani e programmi d’azione. Una nuova lotta strategica è essenziale e crediamo che debba basarsi su un particolare paradigma e su una prospettiva ideologica diversa da quella sviluppata finora.

Come Movimento di liberazione delle donne del Kurdistan, ci basiamo sul paradigma democratico-ecologico-femminista che portiamo avanti da decenni e che è stato sintetizzato dal nostro leader Abdullah Öcalan, tenuto in carcere da 21 anni dalla NATO, un’organizzazione che oggi è la migliore rappresentante della mentalità dello Stato/maschio. Crediamo che questo paradigma sia la soluzione alternativa alla crisi sistemica che stiamo affrontando, con la liberazione delle donne come pilastro fondamentale.  La sua espressione scientifica è Jineolojî, la scienza della donna e della vita.

In Rojava, dove il Movimento ha fatto notevoli progressi, è stato avviato questo processo di costruzione di un sistema alternativo basato sulla nostra prospettiva ideologica.Dopo la sconfitta dell’ISIS, nel nostro territorio rivoluzionario lo Stato turco e le forze di potere alleate hanno iniziato una nuova guerra contro Rojava con l’aiuto degli Stati Uniti, della Russia e dell’Europa. Ciò che questi attacchi nascondono in realtà è il tentativo di annientare la nostra scelta di vita libera all’interno di un sistema democratico che ha cominciato a costruirsi attorno allo slogan “Jin-Jiyan-Azadî” (Donne- Vita-Libertà). Questa è la nostra rivoluzione e la difenderemo con la vita fino all’ultimo.

Per trasformare la fase attuale in una vera e propria era di rivoluzione femminista, abbiamo urgente bisogno di più organizzazione. Per trovare un equilibrio ottimale tra lo specifico e l’universale su scala globale, proponiamo il confederalismo delle donne democratiche a livello mondiale, come modo per organizzare la nostra lotta comune. Dobbiamo costruire una forte unità, per concordare punti comuni senza limitare o trascurare le nostre specificità. Dobbiamo unire la nostra esperienza, la nostra conoscenza e le nostre prospettive, per scuotere il sistema dominato dalla mentalità maschile opponendogli una mentalità femminile di sostegno reciproco. Dobbiamo liberarci di tutto ciò che ci occupa, che ci limita, ci divide e ci separa. Possiamo farcela.

Il confederalismo delle donne democratiche può essere la base comune di questa lotta. Riuniamoci tutte insieme e costruiamo il nostro Sistema Confederale Femminile; formuliamo il suo accordo e stabiliamo i suoi principi e valori comuni.

Come Movimento per la liberazione delle donne kurde, intendiamo l’8 marzo in questo senso. Con il nostro slogan “La lotta delle donne è esistenza, resistenza, libertà”, vogliamo che la nostra lotta prenda forma per abbattere le fondamenta del sistema patriarcale. Costruiamo il nostro sistema autonomo e distruggiamo il patriarcato. Questa sarà la risposta più significativa alla violenza maschile e statale che porterà giustizia alle donne e a tutti i nostri martiri: Organizzare, resistere, garantire la libertà!

Con la convinzione che questo 8 marzo sarà una giornata di lotta per avvicinare l’organizzazione delle donne in tutto il mondo, dalle montagne del Kurdistan alle valli del Medio Oriente, dalle steppe dell’Africa alle strade d’Europa, dalle alture dell’Asia alle foreste del Sud America, dalle pianure dell’Australia alle piazze del Nord America, mandiamo il nostro saluto rivoluzionario a tutte le donne che lottano nel mondo.

Salutiamo in particolare tutte le sorelle e compagne nel mondo che si sono mobilitate per difendere la nostra rivoluzione contro le politiche di occupazione e sterminio con lo slogan “Le Donne Difendono Rojava”. Con l’emozione di vivere in tempi rivoluzionari, e con la determinazione di trasformare questo secolo nell’era della rivoluzione femminista, vi salutiamo tutte nella Giornata internazionale delle Donne.

La lotta delle donne è esistenza, resistenza, libertà!

Lunga vita all’8 marzo!  Jin – Jiyan – Azadî!

Marzo 2020