Solidarietà di Non Una Di Meno a Leyla Guven

In Turchia in questo momento il regime fascista di Erdogan attacca in maniera particolare le donne, i generi oppressi e il popolo curdo.

Nell’attaccare le donne, si attacca anche la proposta politica che le vede come protagoniste, cioè quella del confederalismo democratico, portata avanti principalmente dal movimento di liberazione curdo. Leyla GÜVEN , deputata dell’HDP, madre di 3 figl* e attiva all’interno del TJA (movimento delle donne libere), ha passato un anno in carcere per aver espresso la sua contrarietà all’attacco dello Stato di Turchia verso Afrin, situazione simile a moltissime altre detenute.

Mentre si trovava in carcere, il 7 novembre 2018, ha iniziato uno sciopero della fame a oltranza e senza alternanza per chiedere la fine dell’isolamento di Abdullah Öcalan, e del popolo curdo. Ebbe a dichiarare “oggi le politiche di isolamento verso Öcalan non sono imposte solo su di lui ma su di un popolo nella sua persona”. Öcalan si trova in carcere nell’isola di Imrali da più di 20 anni, di cui gli ultimi tre in isolamento, e il 4 aprile 2019 compirà 70 anni.

La ragione per cui c’è questo affetto e quest’attenzione verso di lui è che non solo viene visto da un popolo intero come l’origine e la forza del movimento per la propria autodeterminazione, ma anche perché, lungo questa lotta di liberazione, non ha mai smesso di dare spazio e importanza strategica all’autorganizzazione delle donne, affermando che “non è possibile la liberazione della società senza la liberazione delle donne”.

Leyla è stata colei che ha fatto il primo passo a cui hanno seguito prima decine, poi centinaia, e ad oggi sono migliaia di persone in sciopero della fame, in maggioranza nelle carceri turche ma anche in diverse città in Europa: sono ad esempio in 14 dal 17 dicembre in sciopero a Strasburgo e un compagno da qualche settimana sta portando avanti questa protesta anche in Italia. Tra queste migliaia, in 7 hanno già posto fine alla loro vita per protestare contro il silenzio riguardo questo sciopero.

Leyla Güven e la sua lotta sono però frutto di una storia, ed è la storia del movimento delle donne curde. Una storia che affonda le sue radici nella consapevolezza di questo popolo e tanti altri riguardo le proprie origini antiche di migliaia di anni in una società agricola, matricentrica e matrifocale. Una storia che si rende manifesta sulle montagne del Kurdistan dove all’interno della guerriglia le donne acquisiscono la propria autonomia, arrivando a scardinare principi che si credevano immutabili. Una storia che diventa consapevolezza attraverso Jineolojî, la scienza delle donne e della società libera, ideata per ritrovare un modo di comprendere il mondo che parta dal punto di vista dei generi oppressi, necessario a creare una società non incatenata alle maglie del patriarcato.

Una storia che trova compimento nella proposta di quello che le donne curde chiamano confederalismo mondiale delle donne, che “mira a riunire, mantenendo le differenze, a unificare la lotta, preservando l’autonomia”.

Questo, oggi, ci unisce più che mai perché è con uno spirito simile che noi di NUDM abbiamo fatto un passo verso un percorso transnazionale a Verona: siamo consapevoli che le nostre lotte sono come colori diversi che vogliamo intersecare producendo figure, disegni e opere d’arte e di bellezza. Quando siamo assieme, siamo inarrestabili.

NUDM si stringe solidale quindi alla resistenza di Leyla Güven e alle/agli altr* scioperanti, perché anche questo è un tassello delle lotte, delle donne e dei generi oppressi, di cui facciamo parte.

Oggi la bruttezza del dominio patriarcale e sessista, degli Stati e del capitalismo, dell’estrattivismo e della dominazione razzista sta tremando, perché attraverso l’unione delle nostre diverse lotte stiamo creando autodeterminazione, libertà, sorellanza, fiducia, bellezza e gioia.

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