Ricordare significa lottare – Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne

Sono le donne ad essere più colpite dalle guerre, quindi il 25 novembre nel Nord-Est della Siria significa anche ribellarsi alla guerra di occupazione.

Traduciamo il comunicato pubblicato il 23 novembre 2021 su Women Defend Rojava.

Il 25 novembre le donne di tutto il mondo si mobilitano contro la violenza e l’oppressione patriarcale; questo giorno è diventato simbolo della lotta delle donne per la libertà. È dedicato alle sorelle Mirabal, che lottarono contro la dittatura dominicana e il 25 novembre 1960 furono assassinate dai servizi segreti del dittatore dominicano. Sono state delle pioniere e hanno ispirato molte donne in tutto il mondo a resistere al sistema patriarcale, fascista e capitalista che sfrutta le donne, la natura e tutta la società. Il 25 novembre è la giornata per porre fine alla violenza contro le donne in tutto il mondo e ricorda ciò che i movimenti femministi e delle donne chiedono 365 giorni all’anno: una vita senza violenza, con diritti e libertà.

Nella Siria del Nord-Est la rivoluzione, conosciuta anche come rivoluzione delle donne, ha portato a molte conquiste per le donne. La lotta delle YPJ ha fatto comprendere all’opinione pubblica che esse possono organizzarsi autonomamente e creare forze di autodifesa, come è stato da lungo tempo nel movimento delle donne curde. Ma soprattutto organizzazioni come il Kongra Star e le Mala Jin (N.d.R. case delle donne), permettono alle donne di portare avanti una lotta organizzata ed efficace contro la violenza. Tuttavia, anche se possiamo celebrare il 25 novembre pensando al successo che le organizzazioni femminili hanno avuto all’interno della società nel sollevarsi contro la violenza e l’oppressione, un grande pericolo arriva dagli attacchi dello stato turco occupante. Sono le donne ad essere più colpite dalle guerre, quindi il 25 novembre nel Nord-Est della Siria significa anche ribellarsi alla guerra di occupazione. Perché in tutto il mondo molte donne che hanno lottato per la libertà e contro sistemi dittatoriali, oppressivi e monopolistici sono state assassinate dagli stati e dai loro scagnozzi. La lotta di tante donne esprime spesso la volontà di superare l’oppressione patriarcale. Il 25 novembre le commemoriamo e vorremmo presentarne alcune.

1. Sosîn Bîrhat, di Afrin, è cresciuta ad Aleppo, dove ha partecipato a gruppi folkloristici curdi. Ha preso parte alla rivoluzione in Rojava fin dall’inizio ed è diventata una stimata comandante delle YPJ (Unità di difesa delle donne). Ha combattuto contro l’ISIS e gli attacchi turchi e ha partecipato alla leggendaria resistenza del quartiere di Şêxmeqsud ad Aleppo, dove la popolazione locale è diventata un tutt’uno con le unità YPJ e YPG. Il 19 agosto 2021 la Turchia ha ucciso e reso martiri lei e 4 membri delle YPG in un attacco aereo che ha attaccato il Consiglio Militare di Till Temir.

2. Saada al-Hermas era co-presidente del Consiglio di Til El-Shayir, nella regione di Heseke. Aveva due figli e dopo il divorzio li cresceva da sola. Come donna e madre araba, ha assunto un ruolo di primo piano nella costruzione dell’amministrazione autonoma e nell’organizzazione di una società democratica, oltre a sostenere con convinzione il confederalismo democratico. Il 21 gennaio 2021, l’ISIS ha compiuto un attacco mirato contro di lei e Hind al-Khedr. Entrambe le donne sono cadute martiri.

3. Anche Hind al-Khedr, una giovane donna araba, lavorava a Til El-Shayir per l’Amministrazione autonoma del Nord-Est della Siria e faceva parte del comitato economico della sua città. Era molto entusiasta delle attività dell’amministrazione autonoma. Aveva una figlia e dopo il divorzio l’ha cresciuta da sola.

4. Deniz Poyraz, una coraggiosa giovane donna curda di Mardin che viveva a Smirne, lavorava nell’ufficio locale dell’HDP, un partito popolare e pluralista. Lì, nonostante la massiccia repressione fascista dello stato, si è battuta per una società democratica contro il regime fascista AKP-MHP. Il 19 giugno 2021, un fascista armato fino ai denti ha attaccato il suo ufficio in presenza della polizia turca e Deniz Poyraz è caduta martire.

5. Leyla Agirî, la comandante guerrigliera di YJA-Star, l’Esercito delle donne libere, attiva nell’Associazione delle donne curde KJK e nel comitato di Jineoloji, di cui è stata cofondatrice, è stata martirizzata nel giugno 2020 durante gli attacchi aerei sulle aree di difesa Mediya, nel Kurdistan meridionale. Era un’importante leader del movimento delle donne curde ed era nota per la sua volontà di aiutare ogni donna a sviluppare una coscienza rivoluzionaria.

6. Nûcan Serdoz è stata martirizzata il 25 giugno 2020 a Hefatnin, sulle montagne del Kurdistan meridionale, dove la Turchia ha lanciato un’offensiva di guerra. Quando i suoi amici delle unità HPG e YJA-Star si trovarono in una situazione disperata, lei si precipitò in loro aiuto. Originaria della provincia curda settentrionale di Mardin, per molti anni aveva combattuto e organizzato il Movimento delle Giovani Donne e dell’YJA-Star ed era diventata un simbolo della ricerca disinteressata e determinata della libertà e dell’amicizia nello spirito del Movimento per la Libertà Curdo.

7. Zehra Berkel è stata coordinatrice del movimento femminile Kongra Star nella regione dell’Eufrate, in Rojava, e ha dedicato la sua vita alla costruzione delle istituzioni del Confederalismo Democratico fin dall’inizio della rivoluzione. Il 23 giugno 2020, lo stato turco ha effettuato un attacco aereo mirato contro di lei, Hebûn Mele e Emîna Weysî, donne che hanno anche avuto un ruolo importante nel movimento delle donne del Kongra Star.

8. Kerima Lorena Tariman era una combattente del New People’s Army (NPA), nelle Filippine, e ha combattuto contro lo stato corrotto e fascista che opprime il popolo indigeno. Era anche un’artista rivoluzionaria, poeta e giornalista. Anche se è cresciuta e ha studiato in città, dopo aver visto la realtà dei lavoratori contadini in lotta, ha deciso di dedicare interamente la sua vita alla lotta rivoluzionaria dell’NPA. È caduta martire a causa di un attacco dell’esercito filippino il 20 agosto 2021.

9. Malalai Maiwand era una giovane giornalista afghana che lottava per i diritti delle donne. Lavorava in una stazione TV e radio locale ed è stata minacciata sia dai talebani che dall’ISIS, ma non ha rinunciato al suo lavoro di reporter. Il 10 dicembre 2020, è stata attaccata mentre andava al lavoro ed è caduta martire.

Queste donne, le loro storie e le loro lotte sono solo alcuni esempi di donne resistenti e che si battono per la libertà con determinazione e nelle condizioni più difficili. La modernità capitalista combatte contro le donne rivoluzionarie e gli altri generi oppressi con tutti i mezzi. Sono state prese di mira da stati e gruppi oppressivi, ma la resistenza contro il patriarcato, lo sfruttamento e la prevaricazione non può essere spezzata. La loro lotta continua oggi nella lotta di tutte le donne rivoluzionarie e in lotta. Solo comprendendo la loro ricerca di libertà, esplorando i loro metodi e seguendo il loro cammino possiamo dare il giusto significato alla loro lotta. I/le caduti/e sono immortali.