Per comprendere qualsiasi malattia dobbiamo comprendere cosa sia la salute

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ŞÎFA JIN – nuovo centro sanitario all’interno di Jinwar

Una prospettiva sulla crisi del Coronavirus

Questo articolo dell’Istituto di Jineolojî Andrea Wolf ci dà una prospettiva sull’attuale crisi del Coronavirus. L’Istituto Andrea Wolf, parte dell’Accademia di Jineolojî in Rojava / Siria del Nord-Est, è un luogo e uno spazio per creare un punto di connessione in una rete crescente di Jineolojî.

Basato sulla Jineolojî, una scienza per una società libera che si fonda sulla realtà e la conoscenza delle donne, il cui obiettivo è quello di approfondire la ricerca sulla conoscenza radicata nei valori matriarcali, sulla storia rivoluzionaria così come sulla cultura e la resistenza delle donne e di generi differenti in diverse parti del mondo.

Più informazioni sulla Jineolojî su: https://retejin.org/jineoloji/

Testo originale: https://womendefendrojava.net/en/2020/04/12/to-understand-any-disease-we-have-to-understand-whathealth-is/

Stiamo affrontando la terza guerra mondiale. Qui nell’area dell’Amministrazione Autonoma della Siria del Nord e dell’Est (anche conosciuta come Rojava, Kurdistan Occidentale) si può davvero percepire. Ma questa guerra non è solo militare. Le sue armi sono la distruzione dell’ecologia, dei valori comuni e della salute. La terza guerra mondiale che stiamo attraversando sta rendendo l’umanità malata in molti modi diversi. La nostra ricerca per la verità è ora più necessaria che mai. Abdullah Öcalan, che è a capo del Movimento di Liberazione del Kurdistan dice: “per trovare la verità dobbiamo guardare indietro a dove l’abbiamo persa.”

Per comprendere qualsiasi malattia abbiamo bisogno di comprendere cosa sia la salute, cosa significa e come possiamo proteggerla. Etimologicamente, in inglese antico la parola “health” (salute, ndt) deriva dalla parola “whole” o “wholeness” (intero/interezza, ndt). Ciò che ci rende interi è ciò che siamo. Prima della penetrazione del patriarcato, dello Stato e del capitalismo, che si sono sviluppati insieme iniziando circa 5000 anni fa, la società stava vivendo in clan o gruppi di famiglie allargate in cui le madri erano il centro della vita. Le piante erano le medicine utilizzate, basate sul rafforzamento del corpo, della mente e dell’anima dell’intera comunità. Nelle diverse parti del mondo si sono sviluppati diversi sistemi sanitari.
Tutti hanno radici molto simili che derivano dalla società naturale (durante le epoche paleolitiche e neolitiche). Questo è dovuto al fatto che sono stati tutti creati in un tempo in cui la vita era molto vicina e in armonia con la natura. Poi si sono sviluppati secondo differenze regionali e culturali. Fino ad ora, la madre, portando la vita, sfamando e allevando durante i primi anni, è la prima a dare cure e la portatrice di conoscenza su come la vita possa essere mantenuta e protetta.

La salute non può essere vista come un’istituzione. Anche gli animali e gli esseri viventi hanno sistemi di assistenza sanitaria. Tutto ciò che esiste nell’universo prova a sopravvivere mantenendo un equilibrio, mantenendo la salute, che devono essere protetti costantemente attraverso vari sistemi di autodifesa, dal campo magnetico della terra ai nostri anticorpi.
Le prime tradizioni mediche includono quelle di Babilonia, Cina, Egitto e India. La storia della medicina mostra come le società abbiano cambiato il loro approccio alla malattia e ai disturbi dai tempi antichi al presente, separando la donna dal suo precedente ruolo centrale di curatrice.

Per esempio, la caccia alle streghe, che è diventata evidente soprattutto in Europa centrale dopo il Medioevo tra i secoli VI e XIX (e ancora continua oggi in alcune parti del mondo), fu un tentativo di rompere il ruolo delle donne curatrici. Donne che formavano comunità ed effettuavano tutti i tipi di lavoro fino alla fine del Medioevo. Il controllo dello Stato e della Chiesa su queste donne, che agivano anche come ostetriche, avendo a che fare con il dolore, praticando aborti e cure, fu brutale. Milioni furono bruciate vive, torturate e imprigionate. Ma durante più di 300 anni la caccia alle streghe impose la paura tra le persone, demonizzò le donne e sostituì il loro ruolo di curatrici. Vennero rimpiazzate dalla figura del dottore maschio che si focalizzava solo sul corpo, dividendolo ulteriormente in sistemi separati.

Era un tentativo per provare a rompere lo stretto legame tra donne e natura. Qualcosa che non sono riusciti a distruggere, ma che rimane danneggiato ancora oggi. Quando nel XVI secolo il continente americano fu scoperto dagli europei, essi continuarono con la caccia alle streghe e massacrarono interi popoli a causa delle loro pratiche antiche e del vivere comunitario, nella loro ricerca di potere e dominazione. Ma le armi dei colonizzatori che uccisero il 90% delle popolazioni indigene in alcune aree
non furono le loro pistole, furono le malattie che portarono, come la varicella, contro cui i popoli indigeni non avevano difese. Le malattie furono la loro minaccia maggiore e il risultato fu un massacro, anche se non poterono distruggere completamente la resistenza che ancora continua.

Nelle epidemie mondiali le donne sono sempre state in prima linea. La Peste Nera (1346-1353) fu la peggiore pandemia registrata nella storia dell’umanità, che uccise centinaia di milioni di persone. Furono soprattutto donne ad assistere e curare i malati. La Peste uccise più uomini, così le donne si riunirono e continuarono ad avere cura di sé e degli altri. La Peste nera avvenne dopo una gigantesca crescita della popolazione, distruzione di foreste, commercio intenso e crescita sproporzionata, non bilanciati da cura per la salute o la natura.


Al giorno d’oggi, possiamo vedere alcuni andamenti simili nella crisi del Corona. Il patriarcato e il capitalismo sono in una crisi profonda mentre le comunità e la natura vengono distrutte, insieme alla condizione femminile. I valori che ci hanno tenuti in vita, e quelli che ce li hanno trasmessi, come i nostri anziani e le madri, sono costantemente attaccati dalla società moderna.

Globalmente, il 70% della forza lavoro sanitaria e sociale è donna. Anche il 90% dei lavoratori domestici, che si prendono cura ad esempio degli anziani, è donna. Le donne stanno sostenendo la società perché non si tratta soltanto di essere un dottore, si tratta di prendersi cura, assistere, allevare, nutrire, educare e supportare. Per ottenere la salute abbiamo bisogno dell’etica, di emozioni, empatia, senso di comunità e connessione con la natura. Oggigiorno, il comune approccio alla crisi del Corona in tutto il mondo ci mostra come questo è cambiato e ci conduce ad importanti interrogativi: come consideriamo la vita? Cosa rende possibile la vita?

Se guardiamo al Kurdistan, in Mesopotamia, nella lingua Kurmanji la parola per vita è “jiyan” che ha la sua radice nella parola per donna “jin”. Le donne sono coloro che danno e si prendono cura della vita.
Ma questo concetto di donna non è soltanto biologico, è un sistema di valori e comprensione che si applica a tutti i membri della società. La vita non è soltanto un corpo vivente, la vita è tutte le creazioni della natura: le gocce di pioggia, gli oceani, le montagne, le emozioni, la società umana o le foglie che cadono, e l’organizzazione di esse attraverso la biodiversità. Il Coronavirus di per sé è qualcosa di vivo perché si riproduce e diffonde e cambia anche forma, muta. Perciò abbiamo bisogno di comprenderlo come parte della vita sul pianeta e di focalizzarci sulle ragioni che lo hanno portato ad apparire ed espandersi rapidamente.

Nella società moderna la natura è vista come un oggetto da sfruttare e l’umano, rappresentato dal maschio bianco ricco dominante, come il soggetto che è attivo nel trasformare il mondo per soddisfare i suoi bisogni. La terra appartiene agli Stati e alle multinazionali e tutto ciò che vive su di essa diventa di loro proprietà. Il paesaggio è trasformato. Dove prima c’erano ampi spazi in cui vivere con la natura di cui siamo parte, abbiamo eretto edifici pieni di muri per separare le persone, anche all’interno delle loro stesse famiglie. Abbiamo iniziato un processo di isolamento che si manifesta chiaramente ora, quando siamo costretti a mantenerlo. Ma anche costretti all’isolamento fisico possiamo ancora essere connessi in molti modi e trovare la via per la libertà dentro le nostre lotte. L’esempio di Abdullah Öcalan ci ispira.
Anche se è in isolamento da 21 anni nelle mani dello Stato turco, continua a combattere e le sue idee vanno oltre i muri e i confini. Le profonde connessioni rivoluzionarie non possono mai essere distrutte.

Proprio ora l’isolamento per evitare che le persone si infettino, com’è applicato, divide le persone e rende l’auto-organizzazione difficile, indebolendo le reti di supporto già esistenti. Le famiglie o le reti di
solidarietà non possono incontrarsi per trovare altri modi per vivere questo periodo o per piangere i loro cari. Invece, lo Stato ora può controllare le vite delle persone più di prima decidendo chi può e chi non può uscire, quali tipi di lavoro sono necessari e quali no, mettendo il valore sul capitale e non sulle persone. Per essere sicuri che chiunque stia seguendo le nuove regole, gli Stati stanno usando la situazione per incrementare la repressione, inserendo il coprifuoco, riempiendo le strade con polizia e militari, imponendo multe o aumentando la sorveglianza. Questo sta aiutando la paura a consolidarsi nei cuori delle persone.

Durante il periodo di isolamento, la socializzazione è effettuata attraverso mezzi tecnologici e l’informazione è ricevuta attraverso internet e i mass media. Secondo l’idea della libertà individuale liberale, non ci sono codici etici o morali che controllano quali messaggi sono trasmessi. Attraverso i
media la politica liberale lascia spazio al fascismo e lo Stato è libero di fare una campagna terroristica per aumentare il controllo sociale, rendendo le persone più inclini ad accettare che i loro diritti siano negati e promuovendo la divisione sociale tra quelli che sono considerati buoni cittadini o cattivi cittadini. I cattivi saranno considerati responsabili della diffusione del virus.

La socializzazione è parte della natura umana e con essa la salute. La forza della nostra società è basata sull’amore che abbiamo l’uno per l’altro e per ciò che siamo. Questo amore ci porterà ad avere cura e connetterà la nostra esistenza in un’unica anima umana. La situazione attuale di isolamento sta avendo un grosso impatto sulla salute mentale poiché genera sentimenti di impotenza e solitudine, ma è la punta di un iceberg che ha iniziato a congelarsi centinaia di anni fa. Siamo tutti connessi e ora continueremo a connetterci in qualsiasi modo soddisferà il bisogno di difendere noi stessi e prevenire le morti.

Stiamo vedendo come nelle grandi città le persone stanno combattendo per la sopravvivenza dopo aver perso i loro mezzi per ottenere un reddito, rivelando quanto la nostra vita sia collegata al sistema capitalista e come la sopravvivenza non sia più nelle nostre mani. La società non è comandata dalla società, ma da mezzi esterni, Stati o prodotti. Ciascun territorio non è in grado di soddisfare i bisogni della sua popolazione da solo. Fuori dalla logica del capitalismo globalizzato, possiamo vedere per esempio ad un livello locale in Kurdistan le persone che lavorano la terra, piantando, coltivando e facendo mascherine per le loro comunità. Nonostante vivano sotto l’embargo della guerra, la società può adattarsi meglio alle nuove condizioni perché sono organizzate per comuni.

Per quanto riguarda le donne, vediamo che in tutto il mondo la reclusione in casa sta diventando una prigione per quelle che affrontano la violenza di genere. Le donne sono esposte alla violenza e alla morte nelle loro stesse case. Stanno rimanendo nelle loro famiglie nucleari, incapaci di prendere lo
spazio pubblico per cui abbiamo lottato così duramente. Le donne possono soltanto essere libere se la società è libera, perciò essere forti insieme e preservare l’etica della società manterrà in vita la lotta per la libertà. Non possiamo lasciare nessuna da sola.

Nelle strade, nelle prigioni e lungo gli attraversamenti di confine, la violenza è aumentata. Le politiche razziste stanno aumentando e i diritti si stanno restringendo. Inoltre, stiamo vedendo come gli Stati imperialisti stanno agendo nel nome della vita, chiedendo alle persone di stare a casa mentre aerei da guerra e droni riempiono i cieli. La guerra continua, occupando la terra, uccidendo persone e minacciando la vita in sé, come sta accadendo qui, con lo Stato turco che bombarda i civili e taglia i rifornimenti di acqua ed elettricità a migliaia di persone che dipendono da essi per vivere e sconfiggere il virus.

Vediamo che la vera malattia non deriva dal Coronavirus, ma dal sistema capitalista, coloniale, patriarcale che ha reso l’umanità malata in primo luogo. Come ha scritto Abdullah Öcalan nei suo scritti difensivi, “ci sono molte indicazioni che segnalano la fine del sistema così come molte storie vere che concordano con ciò – ma il vero problema sta nel decidere quali valori liberi, uguali e democratici dovrebbero essere comunalizzati fuori da questo caos.” Il Coronavirus è soltanto un’altra di queste indicazioni che ci mostrano che un cambiamento radicale di paradigma è necessario.

Abbiamo già i semi per costruire un nuovo paradigma. Quelli che hanno resistito all’oppressione fino a oggi ancora portano valori democratici e modi per organizzarsi collettivamente e in solidarietà gli uni con gli altri. Nel movimento rivoluzionario del Kurdistan troviamo una proposta per un nuovo paradigma. In questo momento di malattia mondiale abbiamo bisogno di focalizzarci su come difendere la vita, la sua vera etica e libertà in modo globale e olistico.

Nel Movimento di Liberazione del Kurdistan l’autodifesa è sinonimo di esistenza. Si dice che: “Un essere che non si può difendere non può esistere”. L’autodifesa è collegata alla società e all’identità. Tutti gli
esseri viventi hanno un sistema difensivo. Tutta l’esistenza è una continua lotta. Se guardiamo per esempio al dente di leone, il vento può soffiare via i suoi semi e la pianta rimane nuda e sembra essere morta, ma i suoi semi sono sparsi ovunque. La rosa difende la sua vita con le spine che agiscono anche come un avvertimento.

L’autodifesa è un modo per organizzare la società. Durante gli ultimi due mesi abbiamo visto come i meccanismi di autodifesa sociale sono stati attivati in tutto il mondo, nella forma di reti di solidarietà con le persone più colpite dall’isolamento, distribuendo cibo e mascherine. Le persone si sono unite per combattere contro misure che distruggono il tessuto sociale che ci protegge. I lavoratori hanno organizzatori scioperi, messaggi di solidarietà sono stati inviati in tutto il mondo, scioperi della fame sono stati condotti, così come proteste nelle prigioni per difendere i diritti umani di base.

Le strade vuote, che stanno lasciando spazio alla vita non-umana, ci stanno anche mostrando l’effetto dannoso che il sistema capitalista ha sull’ambiente. L’inquinamento atmosferico in alcuni posti è calato
fino al 40% dall’inizio dell’isolamento. Se comprendiamo dalla natura il potere di creare la vita e ci connettiamo con essa, come parte di essa, possiamo superare l’impostazione mentale liberale, i falsi bisogni imposti, la supremazia degli esseri umani sugli animali o la supremazia degli uomini sulle donne.

Affrontando qualsiasi crisi, emerge un’opzione per un cambiamento rivoluzionario, un cambiamento che porta una soluzione per tutte le società nel mondo. La parola crisi deriva dal greco krisis, che significa “decisione”. Quando raggiungiamo questo momento, dobbiamo prendere una decisione per superare un punto di svolta. Possiamo vedere la fine del capitalismo, dell’imperialismo e del patriarcato più vicine che mai perché la loro verità sta vendendo alla luce. A questo punto ci sono tanta angoscia edisperazione per la situazione eccezionale quanto ci sono speranza e una reale possibilità di cambiamento. Credere in questo aumenta le possibilità di rendere la rivoluzione mondiale una realtà ed è necessario per ricordare qui e ora che questo è il secolo delle donne e che forse il Coronavirus è il colpo finale, quello che ci permetterà di vedere questo momento di caos come un’opportunità per la Rivoluzione Mondiale. Una nuova possibilità può sorgere dal nostro dolore comune e dalla nostra speranza collettiva.

Istituto di Jineolojî Andrea Wolf

Questo breve video ci mostra anche come “Siamo insieme, in solidarietà con quelli che hanno perso le loro vite e con tutte le persone che stanno combattendo, ogni giorno, ovunque” e la connessione delle nostre lotte nel passato e nel presente.

https://www.youtube.com/watch?v=LoEVN506N14