Comunicato di Rete Jin contro gli attacchi dello stato turco in Kurdistan

A mezzanotte del 20 novembre lo Stato turco ha iniziato dei bombardamenti su larga scala in tutto il Kurdistan, in Rojava nella zona di Kobanê, tra cui il villaggio di Belûniyê a Shahba (popolato da sfollati curdi di Afrin), il villaggio di Teqil Beqil vicino a Dêrik, la regione di Dahir al-Arab vicino a Zirgan e le aree dei monti Qendil e dei monti Asos nel Kurdistan meridionale in Kurdistan iracheno.


L’attentato del 13 novembre a Istanbul è stato opera dello stesso regime turco, che ha accusato infondatamente PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan), YPG (Unità di protezione del popolo) e YPJ (Unità di protezione delle donne) per giustificare una nuova invasione. Erdogan sta così iniziando la sua campagna elettorale per le elezioni che arriveranno in primavera. Questi attacchi servono anche per coprire la grave crisi interna al paese e per ottenere consenso, nel momento in cui gli exit poll danno il suo partito AKP come perdente. Questa strategia non è nuova, e vuole legittimare una nuova invasione agli occhi della comunità internazionale, criminalizzando l’immagine della donna curda e della legittima resistenza dei popoli del Kurdistan e del PKK. I bombardamenti sulle montagne di Qendil, cuore della resistenza eroica della guerriglia, hanno anche lo scopo di coprire i crimini dell’esercito turco, che da anni lì utilizza armi chimiche vietate dalle convenzioni internazionali.

Come movimento delle donne condanniamo questi attacchi non solo contro il popolo curdo, ma anche contro la lotta delle donne e l’intero progetto del confederalismo democratico, e crediamo sia responsabilità di tutta la comunità internazionale reagire a questa barbarie. Kobane è il simbolo dell’avanguardia delle donne contro lo Stato Islamico e della resistenza dell’umanità alla barbarie.

Invitiamo alla mobilitazione immediata contro questa invasione annunciata. Possiamo organizzare incontri per sensibilizzare l’opinione pubblica, fare informazione sui canali social e sui media e manifestare davanti ai consolati turchi nelle nostre città.

DIFENDIAMO LA RIVOLUZIONE DELLE DONNE CONTRO IL FASCISMO TURCO!

20 novembre 2022

Rete Jin

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RETE JIN PRESS RELEASE AGAINST TURKISH STATE ATTACKS IN KURDISTAN

At midnight on 20th November, the Turkish state began large-scale bombings throughout Kurdistan, in Rojava in the area of Kobanê, including the village of Belûniyê in Shahba (populated by Kurdish displaced persons from Afrin), the village of Teqil Beqil near Dêrik, the region of Dahir al-Arab near Zirgan, and the areas of the Qendil and Asos mountains in southern Kurdistan in Iraqi Kurdistan.

The 13th November attack in Istanbul was the work of the Turkish regime itself, which falsely accused PKK (Kurdistan Workers’ Party), YPG (People’s Protection Unit) and YPJ (Women’s Protection Unit) to justify a new invasion. Erdogan is thus starting his campaign for the elections next spring. These attacks are also cover up of the serious crisis within the country and aim at gaining consensus, at a time when exit polls give Erdogan’s AKP party as the loser. This strategy is not new, and is intended to legitimise a new invasion in the eyes of the international community by criminalising the image of Kurdish women and the legitimate resistance of the people of Kurdistan and the PKK. The bombing of the Qendil mountains, the heart of the heroic guerrilla resistance, is also meant to cover up the crimes of the Turkish army, which for years has been using chemical weapons there that are banned by international conventions.

As women’s movement, we condemn these attacks not only against the Kurdish people, but against the struggle of women and the entire project of democratic confederalism, and we believe it is the responsibility of the entire international community to react to this barbarity. Kobanê is the symbol of the vanguard of women against the Islamic State and of humanity’s resistance to barbarism.

We call for immediate mobilisation against this announced invasion. We can organise meetings to raise awareness, inform on social channels and media, and demonstrate in front of Turkish consulates in our cities.

LET’S DEFEND THE WOMEN’S REVOLUTION AGAINST TURKISH FASCISM!

20th November 2022

Rete Jin / Italy


Delsha Osman riceve il “Premio Internazionale Daniele Po” a Bologna

Delsha Osman, responsabile di Kongra Star, ha incontrato le istituzioni e le donne che si organizzano nel territorio.

Il 15.16.17 ottobre son state giornate dense di incontri con Delsha Osman responsabile di Kongra Star (il congresso delle donne, il nome in curdo si riferisce alla antica dea Ishtar).

A Delsha Osman è stato conferito sabato 15 ottobre il Premio internazionale Daniele Po, con le motivazioni: “Il comitato istituzionale del Premio ha designato come vincitrice per l’anno 2022 Delsha Osman, curdo-siriana, rifugiata politica in Europa, responsabile europea del Coordinamento dell’organizzazione femminile Kongreya star, movimento fondato nei territori del Rojava nella Siria nord orientale e impegnato nella diffusione dei principi della democrazia confederale basata sulla parità di genere e sul ruolo centrale delle donne a livello economico, culturale e sociale e nella difesa dei diritti umani e dell’ambiente, attraverso quella che viene definita la rivoluzione delle donne del Rojava e che è oggi più che mai in gravissimo pericolo.” La gestione organizzativa è stata curata dall’ associazione Bangherang della prov. di Bologna.

Rete Jin Bologna ha avuto la possibilità di incontrare Delsha al di fuori degli eventi istituzionali: il sabato 15 pomeriggio, la domenica 16 pomeriggio e il lunedi 17 sera.

Sabato mattina, all’ingresso di Palazzo d’Accursio un sit-in ha accolto la responsabile di Kongra Star tra striscioni, bandiere e canti. Rete Jin Bologna, il Comitato Curdo Italiano e Rete Kurdistan Emilia Romagna hanno poi riportato i loro saluti ufficiali a Delsha durante la cerimonia di premiazione nella Cappella Farnese.

Delsha Osman ha evidenziato nel suo intervento l’importanza dell’organizzazione confederale curda nella battaglia contro l’Isis e tutti i fondamentalismi politico-religiosi che opprimono le donne. Ha tenuto a sottolineare che per la confederazione del Nord-est Siria il cambiamento ha come base la liberazione femminile, le assemblee come forma organizzativa, ed ha fatto riferimento all’abolizione del tradizionale matrimonio forzato di donne spesso minorenni. Osman ha anche raccontato la genesi del villaggio di Jinwar, nato come luogo separato ed autogestito da donne per l’ospitalità di reduci dalla guerra, vittime di violenza, ma ora ospitale a tutte. Un accenno molto interessante da parte sua è stato quello al concetto di “minoranza”, spesso usato dagli Stati nazionali per togliere potere agli abitanti dei territori, in nome della…maggioranza, una forma di colonizzazione interna e di autorizzazione alla predazione di chi abita e vive le terre.

E’ stato anche svolto un incontro con Delsha presso il centro di Armonie. Un intervento di Laura Quagliuolo di Rete Jin Milano ha illustrato le modalità di autorganizzazione del movimento delle donne curde.

Il collettivo Le Matriarcali ha esposto le tracce e fonti comuni dal neolitico ed è stato proiettato il film “Blooming in the Desert” (2021), documentario di Benedetta Argentieri che narra la vita e la rinascita della città di Raqqa, in Siria, dopo la sconfitta dell’Isis.

Nel suo intervento Delsha Olsman ha ribadito l’importanza dell’organizzazione e in particolare dell’autonomia delle donne e illustrato l’importantissimo lavoro di Kongra Star in Europa. La compagna ha anche parlato dell’attualità e della responsabilità dei governi occidentali nella guerra in Nord-est Siria e nel supporto alla Turchia. È stato un intervento molto intenso, efficace e partecipato (saranno disponibili video registrazioni con autorizzazione alla divulgazione).

Il 16 ottobre a Pieve di Cento si è svolta l’iniziativa con Delsha Osman e Mirca Garuti, Flavio Novara di Alkemia press Mo e Rete Kurdistan Emilia-Romagna, con mostra fotografica. L’iniziativa è stata realizzata con il supporto delle reti di solidarietà femminista sul territorio.

Il 17 ottobre a Valsamoggia si è svolto l’incontro separatista con Raffa Rete Appenninica Femminista c/o casa per ospitalità La Lodola (Appennino bolognese).

JIN JIYAN AZADI!

Rete Jin Bologna

Affinché il movimento “Donna, Vita, Libertà” non muoia mai!

Una chiamata alla solidarietà con le/i prigioniere/i politiche/i del regime Iraniano.

Una chiamata alla solidarietà con le/i prigioniere/i politiche/i del regime Iraniano.

Da più di tre settimane, il mondo ha potuto vedere un nuovo volto dell’Iran, che mostra la soggettività politica delle oppresse e degli oppressi, e non i soliti giochi delle élite del regime dittatoriale. L’omicidio di Zhina (Mahsa) Amini da parte della polizia morale ha dato il via a rivolte in tutto il paese contro la misoginia, l’oppressione e l’ingiustizia, e in cui è stato largamente utilizzato lo slogan “Donna, Vita, Libertà”. Queste rivolte per la libertà e contro l’oppressione hanno avuto molta attenzione e dato speranza in tutto mondo, in particolare per la presenza coraggiosa di molte donne e per le loro richieste. Sebbene questa lotta autonoma per la libertà sia in cerca di una prospettiva rivoluzionaria, è una lotta totalmente impari, fra i manifestanti disarmati e una brutale dittatura. Una dittatura che per decenni ha espanso il suo apparato repressivo con i soldi derivanti dal petrolio. Tuttavia, i manifestanti hanno consapevolmente deciso di non arrendersi all’estrema brutalità della polizia e continuano a scendere per le strade, nonostante rischino la vita.

Come nelle rivolte precedenti, il regime islamico sta cercando di intimidire e terrorizzare le persone, intensificando la repressione. Il loro obiettivo è quello di aumentare il “prezzo da pagare” per chi partecipa alle proteste a un livello tale che coloro in grado di continuare questa lotta o iniziare a prendervi parte siano sempre meno. Per esempio, solo nella città di Zahedan, in meno di un’ora sono stati uccisi più di 90 manifestanti dai colpi delle forze di polizia. Organizzazioni indipendenti per i diritti umani stimano che fino ad ora siano state uccise più di 200 persone e migliaia arrestate. Le proteste e la sanguinosa repressione continuano, mentre l’accesso a internet è stato interrotto, anche se solo formalmente, in Iran.

Contemporaneamente, l’apparato di propaganda del regime e i suoi organi giudiziari e repressivi stanno incrementando la repressione e il terrore in diversi modi: le persone arrestate vengono accusate di essere contro la sicurezza nazionale e si afferma che chi partecipa alle proteste sia manovrato da nemici “esterni” dell’Iran. Queste accuse sono anche rivolte ad attiviste/i di diversi movimenti; lavoratrici e lavoratori, donne, insegnanti, studentesse/i, etnie diverse, minoranze religiose e persone che hanno orientamenti sessuali non binari, così come tutti gli attivisti per l’ambiente e i diritti umani. Alcuni di questi attivisti e attiviste sono stati arrestati alcune settimane o addirittura mesi prima delle rivolte; altri “preventivamente”, durante le rivolte, senza che ne fossero nemmeno coinvolti. Il regime sta sfruttando l’attuale situazione turbolenta per mettere ancora più pressione su prigioniere e prigionieri politici e applicare pene ancora più dure attraverso accuse false. Lo scopo di questi arresti e accuse è evitare ulteriori iterazioni delle rivolte e la loro escalation, così come quello di prevenire qualsiasi potenziale espansione organizzativa – soprattutto perché una combinazione tra proteste di strada e diffusione di scioperi (incluso uno sciopero generale) potrebbe diventare il tallone d’Achille del governo.

È ben noto in tutto il mondo che il sistema politico iraniano non riconosce nemmeno il minimo indispensabile di giustizia legale, e che le esecuzioni e morti sospette di oppositori politici in prigione non siano rare. Ciò che succede nelle prigioni non viene messo a verbale e non ha diffusione. Normalmente, i prigionieri sono costretti, sotto tortura, a rilasciare dichiarazioni auto-incriminanti di fronte alle telecamere dei Servizi Segreti, che vengono poi mandate in onda nelle televisioni. Come gruppo di esiliati politici, attivisti ed ex-prigionieri in Iran, alcuni dei quali sopravvissuti al massacro di prigionieri politici del 1988, siamo profondamente preoccupati per la la catastrofe umana attualmente in corso nelle carceri iraniane. Secondo numerose esperienze e prove, il regime sta espandendo la sua brutale oppressione dalle proteste di strada alle carceri.

Ci attendiamo che tutte le persone che difendono i diritti umani nel mondo non solo prendano iniziativa contro la sanguinosa repressione dei manifestanti, ma che siano anche la voce dei prigionieri politici in Iran. Crediamo che la vera solidarietà con le lotte degli oppressi debba anche includere la protezione della vita e il sostegno alla liberazione di quelli che sono stati imprigionati per aver partecipato a queste lotte. Esortiamo gli attivisti e le organizzazioni politiche di tutto il mondo a fare tutto quello che possono per aumentare la pressione sul regime iraniano affinché rilasci i prigionieri politici. Questo include non solo la diffusione di questo appello, ma il coinvolgimento pubblico permanente e azioni come manifestazioni di fronte ai consolati e alle ambasciate iraniane in cui si faccia riferimento alla situazione dei prigionieri. Chiamiamo anche tutte le organizzazioni politiche, gli attivisti, e le organizzazioni per i diritti umani, a fare pressione su politici locali e nazionali, per far sì che rispondano concretamente alla brutale repressione, alle detenzioni, alle torture e alle esecuzioni di prigionieri politici da parte del regime iraniano.

Teniamo vivo lo slogan “Donna, Vita, Libertà”, e diamogli senso attraverso le nostre azioni individuali e collettive. Questa lotta e questo slogan appartengono a chiunque voglia un mondo libero e giusto.

Lunga vita alla solidarietà internazionale!

Un collettivo di attiviste/i iraniane/i in esilio ed ex prigioniere/i politiche/i

Fonte immagine.

In memoria di Nagihan Akarsel

La nostra amica Nagihan Akarsel è stata martirizzata questa mattina in un attacco armato a Sulaymaniyah.

Ai media e al pubblico
4 ottobre 2022

La nostra amica Nagihan Akarsel, una compagna dell’Accademia di Jineolojî e del Comitato editoriale della rivista “Jineolojî Journal”, è stata martirizzata alle 9.30 di questa mattina in un attacco armato a Sulaymaniyah.

Condanniamo con rabbia questo assassinio, che è solo uno dei recenti omicidi politici compiuti dai poteri fascisti ed egemonici contro tutte le donne del mondo impegnate nella lotta di resistenza. Chiediamo al governo regionale del Kurdistan di trovare al più presto gli autori di questo omicidio. Questo attacco segue i brutali omicidi di Yasin Bulut, Mehmet Zeki Çelebi e Suhel Xorşid. Se non verrà fatta luce su questo assassinio, la collaborazione del Governo regionale del Kurdistan dovrà vedersela con l’onda di rabbia crescente della nostra rivoluzione delle donne.

Nagihan era attiva nel movimento giovanile universitario, nei media e nel lavoro di Jineolojî. Da sempre ha partecipato alla lotta per la liberazione delle donne del Kurdistan, e per questo ha dovuto anche resistere in prigione per anni. In Rojava, negli gli anni più difficili, si è impegnata per far crescere la rivoluzione e, attraverso Jineolojî, per portare avanti il lavoro rivoluzionario delle donne. È stata attiva in ogni luogo del Rojava, soprattutto ad Afrin, con grande coraggio e determinazione. Ha toccato le anime e i cuori delle donne di Şengal (Sinjar), che hanno sperimentato la peggiore brutalità dell’ISIS, conducendo ricerche sul campo per mettere in luce questa sociologia e questa storia. Nagihan Akarsel, la nostra compagna dell’Accademia Jineolojî, era impegnata nelle Biblioteca e nel Centro di ricerca delle donne curde a Sulaymaniyah, insieme alle donne del Kurdistan meridionale e mentre stava lavorando con loro, che hanno vissuto le conseguenze più gravi del fascismo e delle politiche dello Stato-nazione, Nagihan è stata brutalmente uccisa dalle forze di occupazione turche.

Ricorderemo per sempre Nagihan Akarsel, che ha lavorato per decenni per far crescere il potere mentale e intellettuale della rivoluzione delle donne, il cui slogan Jin-Jiyan-Azadî riecheggia oggi in tutto il mondo. Contro la stessa mentalità del fascismo patriarcale che ha brutalmente assassinato Jîna Aminî, stiamo facendo crescere la rivoluzione delle donne in tutto il Kurdistan e non solo. Vogliamo vendicare la nostra compagna Nagihan rendendo sempre più luminosa la forza delle donne con Jineolojî, nonostante le tenebre del fascismo e della mascolinità dominante.

Facciamo appello a tutte le donne rivoluzionarie, democratiche e libertarie, agli accademici e agli intellettuali affinché condannino questo assassinio politico. Facciamo appello a Shahnaz Ibrahim e Kafia Suleiman e a tutte le donne del Kurdistan meridionale affinché facciano pressione sul Governo Regionale del Kurdistan per far luce su questo omicidio politico e condannino questo attentato unendosi alle azioni dell’ondata rivoluzionaria delle donne in atto in Rojhilat (Kurdistan orientale) con lo slogan Jin-Jiyan-Azadî.

Accademia di Jineolojî

Notizie da Jinwar (maggio 2022)

Volevamo darvi una piccola panoramica della primavera che abbiamo trascorso qui con molta energia nuova…

Cari/e amici/che, cari/e sostenitori/e di JINWAR,
Sono già passati tre mesi dalla pubblicazione dell’ultima newsletter di Jinwar del febbraio 2022.

Volevamo darvi una piccola panoramica della primavera che abbiamo trascorso qui con molta energia nuova e speriamo che anche voi ne facciate parte e che il sole primaverile arrivi anche a voi.
Dal 17 aprile 2022, qui siamo di nuovo in una fase calda di guerra. Ciò significa che gli attacchi delle forze di occupazione turche stanno aumentando ovunque, nelle aree di difesa di Medya, fino a Shengal e anche in Rojava. Per noi questo significa che è proprio in queste fasi che ci muoviamo con ancora più forza in una posizione di autodifesa, intendendo con questo anche l’autodifesa ideologica. In questo lo sviluppo di strutture di autogoverno sociale gioca un ruolo importante. Il Villaggio delle donne e dei bambini di Jinwar fa parte di questa attuazione pratica di come le idee di una vita libera e paritaria possano essere messe in pratica. È anche qui che si svolge la lotta più grande. Se si è in guerra allo stesso tempo, si diventa ancora più consapevoli dei valori che devono essere difesi e di come si lavora la terra e si semina, si costruiscono canali di irrigazione in modo che le piante possano crescere e prosperare nello stesso respiro, allora ci si rende conto di quanto possa essere complessa la difesa. Jinwar si propone di rendere possibile alle donne e ai loro figli una vita collettiva e autodeterminata nel corso delle quattro stagioni, con una prospettiva a lungo termine.
Allora, di cosa ci siamo occupati principalmente negli ultimi tre mesi? La terra è stata scavata di nuovo, i cespugli di rose sono stati tagliati, molti nuovi alberi sono stati piantati, i giardini sono stati sistemati, i canali d’acqua sono stati scavati, le piantine sono state coltivate e la sera abbiamo seguito le notizie, letto libri e a volte guardato film insieme. Questo equilibrio tra attività mentale e fisica è il pepe della vita equilibrata del villaggio e il vincolo di essere in lotta e allo stesso tempo in crescita.

Nei mesi di marzo e aprile ci sono state grandi celebrazioni, da un lato l’8 marzo, che è stato festeggiato dalle donne qui insieme e che invia un messaggio politico in tutto il mondo per fondare molti Jinwar dappertutto, per proteggere la propria terra, per unire le forze e trovare insieme un pensiero libero, una vita quotidiana organizzata e collettiva in modo etico ed estetico per condurre una vita ecologica e per impegnarsi politicamente per una vita in dignità e libertà per ogni donna nel mondo.
La festa del Newroz, che si è svolta qui il 21 marzo, ha un significato simile di resistenza e di nuovo inizio. L’abbiamo celebrata con un programma culturale e con un fuoco comune attorno al quale la gente ha ballato e cantato. Per il compleanno di Abdullah Öcalan, il 4 aprile, abbiamo piantato 100 nuovi alberi nel villaggio. Per il Capodanno Ezîdî (çarşema sor – mercoledì rosso) siamo andati insieme alle madri e ai bambini Ezîdî di Jinwar a una celebrazione in un villaggio Ezîdî e abbiamo appreso l’antica tradizione di questa festa per gli Ezîdî e la sua importanza. Essi celebrano il loro Capodanno nell’arco di tre giorni. Si festeggia sempre alla vigilia del çarşema sor, dipingendo insieme le uova e preparando un pane specifico.
Il calore estivo è penetrato qui, subito dopo la celebrazione del Capodanno, abbiamo rimosso tutte le “sobe” (le stufe riscaldate con il petrolio) dalle case, lavato con cura tutti i tappeti, i cuscini delle sedie e le coperte e preparato le case di fango per l’estate molto calda qui. Per fortuna, i mattoni di argilla tengono fuori il calore in estate e il terreno è fresco e, almeno a maggio, fornisce ancora aria piacevolmente fresca.


Anche gli animali hanno atteso con eccitazione la primavera e si sono moltiplicati: ora a Jinwar ci sono cinque giovani oche, tre piccoli cuccioli, gattini appena nati e, si spera, presto anche pulcini covati.
Purtroppo le piogge non hanno accompagnato la fase di semina, non c’è stata pioggia durante il periodo in cui i campi dovevano essere coltivati, il che significa che sono stati costruiti nuovi sistemi di irrigazione e scavati canali con molta fatica, ma poi la prima ondata di caldo è arrivata troppo presto e ha prosciugato alcuni campi nella zona di Jinwar, cosicché probabilmente quest’anno ci sarà solo un piccolo raccolto. Anche la nostra farina per il pane del villaggio è ora mescolata con farina di mais, perché gli effetti dell’embargo e della siccità degli ultimi anni si sentono ovunque. Il 1° maggio sono tornati la pioggia e il freddo e ora si avvicinano i caldi mesi estivi…
Per il centro di cura ŞîfaJin abbiamo ricevuto un torchio per l’olio, che le guaritrici vogliono usare per produrre da sole l’olio di sesamo nero, di semi di ortica, di olive o di semi di lino, in modo da poterlo poi trasformare in unguenti e creme.

È stato aperto un laboratorio di cucito come atelier, affinché le donne di Jinwar imparino a cucire e a confezionare i propri abiti e quelli dei loro figli. Sono state donate quattro macchine da cucire e una madre di Jinwar offre ogni giorno un corso di cucito di due ore alle altre madri.

Naturalmente siamo anche felici di sentire da voi cosa avete creato in questi mesi, quali sono i vostri piani e progetti futuri e se ci può essere una maggiore collaborazione con il villaggio Jinwar.
Siamo sempre felici di ricevere feedback, idee e suggerimenti da voi. Non esitate quindi a scriverci se volete condividere con noi i vostri pensieri e le vostre domande.

Vi auguriamo tanta forza per il prossimo futuro!

JINWAR, Maggio 2022
womensvillage.jinwar@gmail.com