Lettere dalle Freedom Fighters 4: Stone Wall

In quanto donne internazionaliste nel Nord e nell’Est della Siria e in particolare in Kurdistan, ascoltiamo giorno dopo giorno storie di persone che sono state oppresse per aver parlato una certa lingua, vissuto una certa cultura o anche per essersi vestite secondo modi che il sistema dello stato nazione ha considerato come una minaccia.

Vogliamo ricordare un’altra battaglia di un’altra comunità in un altro contesto che commemoriamo per la sua resistenza contro l’oppressione di Stato: la rivolta dello Stonewall. In quel giorno del 1969, in particolare nella tarda notte e nelle prime ore del mattino, una comunità, spontaneamente, passò all’azione per difendere se stessa dalla polizia. Nel fare questo, portò allo scoperto il loro stesso potere che fu percepito dalle persone di tutti gli Stati Uniti e infine dalle persone di tutto il mondo. Questa comunità era quella dei chiassosi ed emarginati frequentatori dello Stonewall Inn: un bar gay sulla Christopher Street di New York.

Questo colorato gruppo di persone era unito dal fatto che questo bar fosse uno dei pochi posti in cui potessero fare comunità, una comunità per proteggersi e prendersi cura l’uno dell’altro. Negli anni ‘60 i bar gay a New York venivano attaccati ogni settimana e le persone che ci andavano venivano arrestate per un qualsiasi crimine contro lo Stato, come per il fatto di indossare degli abiti che lo Stato definiva qualcosa di più adatto a un differente genere. Il genere era regolato in questo modo, tra gli innumerevoli altri modi possibili, e deviare da queste idee che potevano attentare al potere dello Stato era considerato un crimine e trattato come tale.

Noi riconosciamo che nessuno Stato è in grado di insegnare alle donne qualcosa su loro stesse e il potere di decidere come deve apparire una donna: come deve muoversi, cosa le è permesso fare e cosa no, appartiene solo alle donne. Nessuno Stato può definire come una donna dovrebbe essere. Nessuno stato può dirci niente riguardo una donna o la sua libertà o, di fatto, riguardo la libertà di nessuna persona. Nessuno Stato può portarci la liberazione.

In quella  notte, per i “crimini” elencati sopra e per altri, molte persone dello Stonewall Inn furono arrestate come al solito, ma qualcosa quella notte cambiò. Qualcosa di profondo negli animi delle persone presenti si risvegliò quando la polizia colpì una donna lesbica che stava per essere arrestata per aver sostenuto uno sguardo troppo a lungo, alla maniera di un uomo. La gente tra la folla iniziò a fare resistenza lanciando monete e bottiglie alla polizia.

Marsha P. Johnson, che avrebbe poi continuato a dedicare la sua vita al lavoro liberatorio per la comunità, salì su un lampione e lasciò cadere un sacco di mattoni sul parabrezza di una macchina della polizia, ma molto più di un parabrezza rotto, molto più della distruzione di oggetti materiali, questa rivolta ha creato spazio per una resistenza unificata dell’intera comunità, è stato il punto di partenza per l’auto-organizzazione.

La folla di gay, lesbiche e trans bloccò la polizia nel bar e centinaia di persone nelle vicinanze si aggregarono. La notte successiva in migliaia mostrarono di aver avuto notizia degli eventi della notte prima e migliaia e più iniziarono a organizzarsi per tutto il paese, mettendosi insieme alla loro comunità e fondando organizzazioni. Un esempio di queste è il Fronte di Liberazione Gay che ha anche abbracciato gli ideali dell’internazionalismo e ha praticato la solidarietà con diversi movimenti per la liberazione in tutto il mondo. Queste persone sono andate avanti organizzando il primo Gay Pride, ogni anno a giugno, per celebrare la notte che ha liberato lo spirito di così tanta gente.

I partecipanti dell’Insurrezione dello Stonewall proseguirono ad agire nelle loro comunità per supportare i prigionieri e i senza casa, e molti erano attivi nella battaglia per i loro amici e compagni morenti, anni dopo, durante l’epidemia di AIDS.

Quella notte ha un effetto su di noi anche adesso, che riflettiamo sul significato della scintilla rivoluzionaria che brilla quando una comunità impara che può difendersi da sola. Alle donne dell’Insurrezione dello Stonewall e a ogni persona che quella notte ha fronteggiato la polizia, noi portiamo profonda gratitudine e, se potessimo parlargli, li vorremmo ringraziare per la loro audace immaginazione di nuove possibilità, per la loro indispensabile speranza in nuove strade e in un nuovo mondo, e per la forza che hanno ridato quando hanno condiviso questa speranza l’uno con l’altro e persino con noi adesso.

Ogni persona che sente un profondo desiderio di cambiamento, che adesso combatte per un mondo migliore libero dal sistema capitalista, lì giace un punto di svolta. Un momento in cui ne avevamo avuto abbastanza e ci era rimasta la scelta di resistere o di essere annientati dall’oppressione. Questa è la scelta che le persone dell’Insurrezione dello Stonewall hanno affrontato, dover difendere se stessi o continuare a nascondersi, continuare ad essere trascinati per la strada e picchiati.

Anche noi YPJ International abbiamo raggiunto questo punto di svolta. Abbiamo visto la distruzione causata dal capitalismo, dal patriarcato e dall’imperialismo, e abbiamo preso la decisione di unirci nella lotta. Persone di diversissimi background, etnicità e credenze sono qui unite per un’unica visione collettiva: la liberazione delle donne, l’indipendenza delle persone, e per un nuovo approccio alla liberazione nazionale, contro lo stato-nazione e per una società davvero democratica. Ci consideriamo, e consideriamo tutti coloro che combattono e hanno combattuto per questa liberazione, parte della stessa battaglia.

Non riconosciamo nessuna divisione di spazio o tempo, da nessun compagno o compagna che combatte per la liberazione delle donne. E in questo giorno sentiamo il calore di quella scintilla di cinquant’anni fa come qualcosa di molto vicino da poterlo prendere nelle nostre mani.

 

YPJ International

29  Giugno 2019 YPJ International Fighters Info Office

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