Le donne continueranno a farsi sentire!

La violenza e la repressione contro le donne in Kurdistan e in Turchia continuano ad aumentare. Anche l’associazione delle donne “Rosa”, che si occupa di studi femministi in Kurdistan del Nord, è un’istituzione che subisce queste pressioni.

Traduciamo da ANF News (11 luglio 2020).

Molti membri dell’associazione sono stati trattenuti e arrestati nelle scorse settimane. L’attivista del Tevgera Jinên Azad (Movimento per la libertà delle donne – TJA) Sevil Rojbin Çetin è stata arrestata dopo essere stata torturata dalla polizia usando i cani nella sua stessa casa. Di nuovo, come risultato di operazioni di genocidio politico, è stata attaccata la sede del Congresso per una società democratica (Demokratik Toplum Kongresi – DTK).

Ruken Ergüneş dell’associazione delle donne “Rosa” (Rosa Kadın Derneği) e Beser Çelik, portavoce del Consiglio provinciale delle donne dell’HDP di Istanbul, hanno parlato con ANF delle pressioni affrontate dalle donne.

Ricordando che un gran numero di istituzioni delle donne è stato chiuso come risultato del clima di odio verso le donne creatosi dopo il “tentato colpo di Stato” del 2016, Ergüneş ha detto: “Vari studi di praticabilità sono stati effettuati nei quartieri, nei villaggi e in molti altri luoghi. Il numero di centri antiviolenza per le donne è aumentato e le donne hanno iniziato a risolvere da sole i propri problemi”.

Ergüneş ha aggiunto: “Tutti questi centri sono stati chiusi per decreto legge poco dopo il colpo di Stato fallito. Le donne sono state lasciate sole a gestirsi i propri problemi a casa. Lo spazio pubblico, che è uno spazio collettivo in cui le persone si uniscono e producono qualcosa insieme, è percepito come una minaccia. Questo spazio pubblico aveva creato paura nel sistema”.

Ergüneş ha continuato: “Questa mentalità ha reso illegale il lavoro di un’associazione in cui, fin dal giorno in cui è stata aperta, le donne hanno definito autonomamente le proprie priorità. Tutto il nostro lavoro è registrato e legale. Hanno tentato di creare la percezione che l’associazione, che era diventata così ben nota in breve tempo, e in grado di fare così tanto per le donne esposte alla violenza, non sia soltanto un’associazione. Ma la realtà è che noi lavoriamo con le donne”.

E questo è precisamente ciò che il governo dell’AKP non poteva sopportare.

La portavoce del Consiglio provinciale delle donne dell’HDP di Istanbul, Beser Çelik, ha detto che il governo ha attaccato le istituzioni delle donne curde e la volontà delle donne in un momento in cui ci sono da affrontare una crisi economica e sanitaria a causa della pandemia da Coronavirus.

Sottolineando che l’AKP vede con diffidenza il fatto che le donne si diano un’organizzazione e per questo le sta attaccando costantemente, Çelik ha aggiunto: “Stanno ignorando la volontà dei curdi, nominando amministratori fiduciari [la Turchia sta nominando suoi amministratori di fiducia nelle municipalità a maggioranza curda, dove vigeva il sistema di co-presidenza – n.d.t.]. Osserviamo il processo storico! Hanno sempre rivolto la loro violenza contro le nostre compagne”.

Notando che le leggi che prendono di mira le donne sono state emanate durante il processo pandemico, Çelik ha detto: “Hanno rilasciato numerosi uomini accusati d’aver ucciso donne e hanno legittimato l’abuso su minori. Specialmente la nomina di amministratori fiduciari, le incursioni nella sede dell’associazione delle donne “Rosa”, la chiusura delle istituzioni delle donne e il loro accanimento verso le donne curde rivelano la mentalità di questo governo. Perfino durante il processo pandemico, vengono prese di mira le donne: si sono avuti più arresti di donne e Rojbin Çetin è stata torturata”.

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Ruken Isik: “Nonostante il Covid-19, la Turchia perseguita le attiviste per i diritti delle donne curde”

Traduciamo da Ahval News (29 maggio 2020).

In Turchia, nonostante la pandemia di Covid-19, continua la repressione nei confronti di organizzazioni, attivisti/attiviste e municipalità curdi – e il bersaglio più recente sono diventate le donne curde.

Il 22 maggio, vigilia di Eid al-Fitr, la festività che segna la fine del mese santo del Ramadan, dopo la perquisizione dei loro uffici e abitazioni sono state arrestate 18 persone, fra le quali diverse attiviste di primo piano per i diritti delle donne curde. Delle persone arrestate, dodici sono ora in carcere, sei sono state rilasciate dietro cauzione, e fra quest’ultime la 71enne Havva Kıran [membro del gruppo di Diyarbakır dell’associazione delle “Madri per la pace” (Dayîkên Aşîtîyê / Barış Anneleri / Peace Mothers), movimento non-violento per i diritti civili delle donne e la convivenza pacifica fra tutte le etnie – n.d.t.], posta agli arresti domiciliari.

Saliha Aydeniz, co-presidente del filocurdo Partito delle regioni democratiche (Demokratik Bölgeler Partisi, DBP / Partiya Herêman a Demokratîk‎ / Democratic Regions Party), in un’intervista all’edizione curda di VOA [“Voice of America” – n.d.t.] ha dichiarato che dodici delle donne arrestate erano membri dell’associazione femminista “Rosa” (Rosa Kadın Derneği / Rosa Women’s Association) con sede nella città sudorientale di Diyarbakır: fra queste, la presidente Adalet Kaya, la socia fondatrice Narin Gezgör [e i membri del direttivo Fatma Gültekin, Gülcihan Şimşek, Özlem Gündüz, Remziye Sızıcı, Gönül Aslan, Sevim Coşkun (nomi indicati nella didascalia d’una foto a corredo dell’articolo) – n.d.t.]. Fra le altre attiviste arrestate ve n’erano alcune appartenenti al Movimento per la libertà delle donne (o “delle donne libere”, Tevgera Jinên Azad, TJA / Free Women’s Movement), nonché ad altre istituzioni.

Non è stata chiarita la motivazione dell’arresto, ma i/le legali rappresentanti delle attiviste arrestate hanno dichiarato che i pubblici ministeri, negli interrogatori delle loro clienti, hanno posto domande riguardanti il loro pacifico attivismo: le iniziative per la giornata internazionale delle donne dell’8 marzo, le dichiarazioni alla stampa in merito alla sostituzione dei sindaci filo-curdi con amministratori fiduciari di nomina governativa, il sostegno alle “Madri per la pace” – movimento non-violento per i diritti civili delle donne – nella loro battaglia per ottenere dallo Stato l’accoglimento delle richieste dei prigionieri e delle prigioniere in sciopero della fame, e inoltre la campagna per Gülistan Doku, studente universitaria scomparsa da oltre 100 giorni nella città di Dersim (in turco Tunceli) e da allora indefessamente ricercata da familiari e amici.

Il TJA ha dichiarato pubblicamente che le attiviste arrestate sono state criminalizzate per il loro impegno per i diritti delle donne: «Hanno assunto a capi d’accusa i diritti delle donne e la libertà delle organizzazioni indipendenti. Ogni forma d’esercizio del diritto alla libertà d’espressione a favore della libertà delle donne è trattata alla stregua di prova a carico. Esercitare i diritti alla libertà d’associazione e d’espressione, sanciti dal diritto internazionale [sui diritti umani (international human rights law) – n.d.t.] e dagli Stati [nell’ordinamento giuridico nazionale (carta costituzionale e leggi) – n.d.t.], oggi per le donne è diventato un reato passibile d’arresto».

In una recente intervista resa ad Ahval, la portavoce del TJA Ayşe Gökkan ha affermato che, durante la pandemia del Coronavirus, l’associazione “Rosa” s’è adoperata attivamente per raggiungere le donne esposte alla violenza domestica nella segregazione del lockdown. Dall’inizio della pandemia, in tutto il mondo e anche in Turchia s’è avuto un picco di violenza sulle donne.

La parlamentare dell’HDP Meral Danış Beştaş ha scritto su Twitter che era stato condotto in carcere insieme alla madre anche il figlioletto di tre anni di Gönül Aslan, membro della municipalità di Bağlar a Diyarbakır. Il piccolo Dilgeş soffre d’una patologia renale che richiede stretto monitoraggio, e il marito di Aslan è stato costretto ad abbandonare la Turchia per ragioni politiche. Ora sui social media è in corso una campagna per l’immediato rilascio di Dilgeş e di tutte le attiviste incarcerate.

Questi arresti rientrano in un quadro generale di repressione dell’attivismo filo-curdo, che neppure lo scoppio del Covid-19 ha fermato. «Dobbiamo combattere contro due virus contemporaneamente: il Covid-19 e l’autoritarismo razzista che si accanisce sui curdi e sulla loro volontà democratica – sono entrambi gravi problemi di sanità pubblica»: così si sono espressi i parlamentari filo-curdi dell’HDP (Partito Democratico dei Popoli / Halkların Demokratik Partisi) Hişyar Özsoy e Feleknas Uca in una recente dichiarazione riguardo alle municipalità curde commissariate arbitrariamente dallo Stato turco fin dalle elezioni locali del 31 marzo 2019: 45 su 65 a maggioranza HDP, e 22 co-sindaci curdi arrestati.

Secondo Amnesty International, dalla dichiarazione dello stato d’emergenza in seguito al tentato golpe del 2016, sono state chiuse quasi 400 ONG, fra cui molte organizzazioni per i diritti delle donne che offrivano rifugio alle vittime di violenza domestica. L’associazione femminista “Rosa” è nata appunto in seguito alla chiusura delle organizzazioni e dei centri antiviolenza comunitari di Diyarbakır.

L’azione repressiva mirante alle organizzazioni per i diritti del popolo curdo e alla rimozione dei sindaci filocurdi eletti si basa spesso su accuse pretestuose di “terrorismo”. In una pubblica dichiarazione, il TJA ha respinto ogni accusa informale e formale di terrorismo: «Stiamo organizzando [la protesta del]l’8 marzo contro il femminicidio, lo stupro e le altre forme di violenza sessuale, la disparità di genere, il matrimonio precoce, la violenza sui/sulle minori, la discriminazione religiosa, il razzismo, il sessismo, contro gli amministratori governativi che violano il diritto delle donne all’elettorato attivo e passivo, contro l’isolamento carcerario, la guerra, lo sfruttamento del lavoro, il patriarcato. Se è un crimine, ne siamo tutte e tutti colpevoli. Per questo esortiamo tutte e tutti voi a dare il vostro appoggio al TJA».