La resistenza delle donne ci rende liber*! (comunicato della KJK per l’8 marzo)

A tutte le donne del mondo

Alle nostre sorelle e compagne

Dalle montagne del Kurdistan, che sono parte di quelle terre dove le forme di socialità guidate dalle donne sono emerse, e dove i semi della cultura della condivisione sono stati piantati migliaia di anni fa, vi salutiamo con la nostra incrollabile determinazione alla lotta e con la passione per una vita libera.

Inviamo i nostri più sinceri saluti a tutte le donne che resistono, lottano e alzano la loro voce contro la società del dominio maschile, lo sfruttamento, l’occupazione, la distruzione e la riduzione in schiavitù.

Le memorie di tutte le donne che, nel corso della storia della società vecchia di 5000 del dominio maschile, si sono opposte all’esclusione, all’ignoranza, allo sfruttamento e alla riduzione in schiavitù, e che hanno combattuto per la libertà e l’uguaglianza sono state una delle principali fonti di forza per noi alla vigilia di un nuovo 8 marzo. Nonostante gli sforzi del sistema maschile dominante di lasciarci senza memoria e senza storia, noi donne abbiamo la più lunga storia di resistenza dell’umanità.

Ancora una volta, in occasione dell’8 marzo, commemoriamo con gratitudine tutte le donne sapienti e tenaci che hanno sacrificato la loro vita nella resistenza contro un sistema patriarcale, orientato al potere, sessista e misogino.

Commemoriamo tutte coloro che hanno aperto la strada al movimento per la libertà delle donne del Kurdistan: Sakine Cansız, Zekiye Alkan, Gülnaz Karataş, Zeynep Kinaci, Sema Yüce, Viyan Soran, Şirin Elemhuli, Silan Kobane, Arin Mirkan e tutte le altre con amore e nostalgia. Inoltre, da Rosa Luxemburg a Clara Zetkin, da Haydee Santamaria a Kittur Rani, da Shadiye Ebu Ghazaleh a Nwanyeruwa, da Mary Jones a Doria Shefik, da Mary Beyleryan a Louise Michel, commemoriamo tutte le donne che hanno condotto la lotta universale per la libertà delle donne.

In particolare commemoriamo le lavoratrici, che hanno svolto un ruolo nella dichiarazione dell’8 marzo nella loro lotta per l’uguaglianza e per i diritti delle lavoratrici, i loro sforzi e sacrifici. La loro memoria è una torcia che è una luce per la nostra via, abbatte le tenebre, illumina le nostre menti e diventa fuoco nei nostri cuori.

 

Care donne,

Viviamo in un’epoca in cui la contraddizione tra luce e oscurità, bellezza e bruttezza, giustizia e ingiustizia, libertà e asservimento emergono dallo sfruttamento che viene imposto alle donne e dalla dignità della loro lotta per la libertà. Infatti, nessun altro secolo ha avuto condizioni più favorevoli rispetto al 21° secolo per il raggiungimento della libertà delle donne. Senza dubbio siamo in un’era in cui le potenzialità e le dinamiche della rivoluzione femminile sono alle loro vette.

Sebbene il sistema egemonico stia usando ogni trucco e ogni metodo di attacco per nascondere la realtà, noi, in quanto donne, dobbiamo esserne coscienti, mostrare la consapevolezza della nostra epoca e unirci nella lotta. Perché nonostante tutte le opportunità e le condizioni favorevoli per far crescere i nostri risultati, il sistema egemonico patriarcale sta intensificando i suoi attacchi ovunque per impedire che la libertà delle donne possa realizzarsi.

Il sistema patriarcale vecchio di cinquemila anni è il principale nemico della società, e punta con ostinazione al potere espandendo e massimizzando lo sfruttamento. Lo fa perché si basa su un unico principio: ottenere profitto. Le guerre in tutto il mondo sono conseguenza di questa realtà.

In special modo lo scopo della Terza Guerra Mondiale, che è iniziata con interventi contro l’Afghanistan e l’Iraq e si è intensificata oggi in Siria, Iraq e Kurdistan, sta nei fatti ridisegnando il Medio Oriente in conformità con gli interessi dei poteri di governo globali. Allo stesso modo, le guerre e i conflitti in Africa sono emersi a causa della brama di profitto della modernità capitalista e dell’imperialismo.

Questo non solo causa guerre, allo stesso tempo distrugge la natura.

La distruzione delle foreste – antiche di migliaia di anni – in America Latina e in Asia orientale, l’inquinamento dei fiumi in un periodo in cui il rischio di siccità sta aumentando, e lo sfruttamento dell’aria rendendola un bene di consumo attraverso la creazione di turbine a vento costituisce solo un aspetto di ecocidio che si sta effettuando per profitto. Rimarremo senz’aria.

Le nostre tradizioni millenarie, le nostre identità culturali e i nostri sistemi sociali vengono distrutti. Affrontiamo attacchi distruttivi, al livello di massacro, in ogni sfera della vita. Vogliono strapparci dalla nostra memoria, perché sanno che chi non ha memoria non avrà futuro. Vogliono farci arrendere in questo modo. E quelle che non si arrendono, le uccidono. Oggi la violenza maschile costa più vite di donne di tutte le guerre e le malattie.

Nonostante ciò, però, oggi sempre più donne si uniscono ai ranghi della resistenza. Le donne combattono per la loro libertà, volontà ed uguaglianza più che mai. Le donne dicono “no!” al sistema di sfruttamento patriarcale più forte di qualsiasi altra epoca della storia. Le donne alzano la voce contro ogni tipo di sfruttamento, saccheggio, massacro e occupazione e affermano “adesso basta!”.

Le donne si schierano contro tutto questo. Dimostrano solidarietà e si uniscono. Le donne lottano e si organizzano. Le donne resistono. A milioni si alzano. A milioni si riversano nelle strade, nelle piazze, nelle montagne e nelle pianure. Milioni sono determinate, non hanno paura e non fanno un passo indietro. Stanno dicendo: “Avremo indietro la nostra libertà. Porremo fine a questo sistema di sfruttamento. Spezzeremo tutte le catene. Non obbediremo”.

 

Come Movimento di Liberazione delle Donne del Kurdistan, rendiamo omaggio alla resistenza delle donne contro il sistema patriarcale e la sua logica di sfruttamento, dal profondo dei nostri cuori, con entusiasmo rivoluzionario.

Sappiate che la voce della libertà delle donne che si alza in qualsiasi parte del mondo riecheggia nelle montagne e nelle pianure del Kurdistan; allo stesso modo per cui la nostra lotta contro il sistema patriarcale e il fascismo che vengono messi in campo nella forma più mirata in Kurdistan, conferisce potere e ispira la vostra resistenza. Mentre le nostre voci sollevate contro i poteri patriarcali riecheggiano, il sistema dominato dagli uomini viene scosso. Sono le fondamenta vecchie di cinquemila anni che si stanno spaccando. La loro paura cresce assieme alla crescita di queste crepe.

Lasciamo che la loro paura cresca, lasciamoli avere sempre più paura. Perché siamo determinate a trasformare questa era nell’era della libertà delle donne. Perché la nostra lotta sta crescendo, guadagnando più potere e diventando più efficace giorno dopo giorno. Lasciamo che il sistema patriarcale abbia paura perché stiamo costruendo il nostro futuro libero ora. Ovunque! Raggiungeremo la vita libera in ogni parte del mondo in cui splendano il Sole e la Luna.

 

Care compagne,

Ci sono molte lotte di donne in tutto il mondo che hanno già portato a importanti sviluppi e contribuito all’espansione della coscienza delle donne. Questo ci dà speranza, aumenta la nostra forza e accresce la paura che prova il sistema patriarcale.

Salutiamo la lotta di massa delle donne contro il femminicidio in America Latina con il nome di “Ni una menos”. Gli omicidi di donne non sono casi individuali. Sono radicati nel sessismo sociale e nella misoginia. Pertanto, crediamo che una lotta efficace per fermare il femminicidio sia quella contro la mentalità maschile dominante. Sebbene le misure legali siano importanti, possono svolgere il loro ruolo solo come parte di una lotta più ampia.

Mandiamo il nostro più caldo affetto alle nostre sorelle con i panuelos verdi in Argentina. Tutti i tipi di sfruttamento e occupazione, dalla terra al lavoro, si sono sviluppati sul corpo della donna. La donna è il primo territorio colonizzato nella storia. Pertanto, va difesa la scelta della donna di decidere sul proprio corpo: la volontà delle donne sul loro corpo è uno dei principali campi della lotta. Difendendo il diritto fondamentale delle donne all’aborto, dobbiamo anche portare avanti la lotta nel suo complesso: per ottenere i nostri diritti dobbiamo lottare contro la mentalità che sfrutta le donne.

Le nostre compagne zapatiste nelle foreste del Chiapas, che resistono agli attacchi dello Stato messicano e del capitalismo globale, e che stanno costruendo il proprio sistema comunitario autonomo, quest’anno non saranno in grado di organizzare il secondo incontro delle donne ribelli a causa degli attacchi intensi alle comunità. Ecco il nostro messaggio: compagne, tenete presente che la luce che avete mostrato sta illuminando il Kurdistan. Proprio come il fuoco che abbiamo acceso sta riscaldando i vostri cuori. Dalle montagne di Zagros alla Sierra Madre, dall’Eufrate al fiume Usumacinta, la nostra lotta è una, siamo un’unica resistenza, i nostri popoli sono fratello e sorella. Siamo dalla vostra parte nella lotta contro gli eserciti invasori, e crediamo fermamente che vincerete nella vostra lotta per la resistenza. Vi salutiamo come compagne, come sorelle, vi abbracciamo con tanto amore.

Da Demavend a Hindukush, da Gaza a Piazza Tahrir, salutiamo con rispetto tutte le donne coraggiose che guidano le lotte.

Dichiariamo che siamo solidali con le donne attiviste che negli ultimi 40 anni in Iran non si sono arrese alla forma più volgare di mentalità egemonica maschile.

Siamo insieme alle donne coraggiose, che alzano la voce contro gli interventi imperialisti e le bande della guerra, e che organizzano una resistenza radicale contro la mentalità reazionaria in Afghanistan.

Sosteniamo le nostre compagne palestinesi che hanno assunto la guida della lotta per il movimento per la libertà e che hanno dimostrato che una pace può esserlo solo con dignità e giustizia.

Mandiamo i nostri saluti rivoluzionari alle donne arabe, assiro-surroyo ed ezide che hanno guidato la resistenza contro l’ISIS e che hanno dimostrato che l’autodifesa è una necessità fondamentale per le donne.

 

La seconda rivoluzione delle donne in Medio Oriente è una realtà, e tutte facciamo parte di questa entusiasmante realtà. Sconfiggeremo l’oscurità che ci viene imposta e otterremo che questa terra torni ad essere la terra della dea madre.

Il suono della rivoluzione delle donne si è già innalzato. Si sta diffondendo dal Rojava in tutto il Medio Oriente. Mentre le bande dell’ISIS sono sconfitte da una lotta guidata dalle donne, vogliamo segnalare la resistenza in corso ad Afrin contro l’esercito turco invasore e le bande islamiste. Per noi Afrin è la città delle donne e non la lasceremo mai alle gang nemiche. Così come l’8 marzo dell’anno scorso, abbiamo detto “difendere la rivoluzione delle donne in Afrin” oggi chiediamo alle nostre sorelle di alzare la voce contro l’occupazione turca per liberare Afrin.

Ci impegniamo inoltre a continuare la nostra lotta fino a quando libereremo tutte le donne Ezide di Sengal che sono state catturate dall’ISIS. Continueremo a combattere per le donne di Sengal, che simboleggiano la coscienza della nostra era. L’unico modo per dare una risposta forte ai massacri è organizzare l’autodifesa e l’autonomia democratica guidata dalle donne. Questo è anche l’unico modo per evitare nuovi massacri.

 

Salutiamo le centinaia di migliaia di donne prigioniere politiche che si sono sollevate nella lotta rinchiuse dalle mura dei carceri. Avete trasformato le prigioni in campi di resistenza e non avete mai accettato di arrendervi nonostante tutte le torture psicologiche e fisiche, le punizioni e l’isolamento. Tenete presente che non importa quanto siano spesse e quanto siano alte le mura della prigione, queste non ci divideranno mai. Con queste parole inviamo i nostri speciali saluti alle donne prigioniere politiche nelle carceri dello stato turco che sono in sciopero della fame contro l’isolamento. E invitiamo tutte le donne a diventare la voce delle nostre compagne in carcere e a sostenere con forza le loro azioni.

Gli scioperi delle donne lanciati negli ultimi anni saranno estesi a molti altri paesi. Salutiamo le donne tedesche che si uniranno all’8 Marzo di quest’anno. Dovremmo saperlo, la forza delle donne è tale che possiamo fermare la vita. Possiamo farlo nella misura in cui siamo organizzate. Tutte le donne si aspettano che lo sciopero internazionale delle donne dell’8 marzo sia un’occasione per sviluppare alleanze permanenti tra gruppi locali. Non dovremmo limitarci a un giorno sul calendario. In questa era, mantenere la continuità della nostra unità e unificare le nostre lotte è il nostro obiettivo e bisogno principale.

Mandiamo i nostri saluti alle donne negli Stati Uniti, che hanno detto “il momento è ora” e hanno iniziato a denunciare stupratori e molestatori con la campagna “#MeToo”; che hanno definito Trump nemico delle donne e hanno dichiarato di non considerarlo come loro rappresentante. Abbracciamo le donne nere che lottano contro il razzismo, la discriminazione e la violenza di Stato. Speriamo che trasformino tutte le loro azioni in una strenua organizzazione che rafforzi il lascito di una lotta di più di 200 anni.

 

Care donne,

Come molte di voi sanno, come popolo e movimento, stiamo portando avanti una grande resistenza contro il fascismo turco. La nostra campagna di resistenza, che è chiamata: “Rompiamo l’isolamento, distruggiamo il fascismo e viviamo in libertà con il leader Apo”, è guidata dalle donne. Il 7 Novembre 2018 la nostra compagna Leyla Guven, co-presidente del Congresso della Società Democratica e deputata del HDP, ha iniziato uno sciopero della fame a oltranza e ininterotto mentre ancora si trovava in carcere.

Tra coloro che seguono Leyla Guven iniziando uno sciopero della fame a oltranza e ininterotto ci sono anche le donne che resistono in carcere. L’unica richiesta dello sciopero della fame è l’abolizione dell’isolamento imposto al nostro leader Abdullah Ocalan che è confinato nell’isola-prigione di Imrali da 20 anni. Nel 15 Febbraio 1999 Abdullah Ocalan è stato rapito in Kenya con un’operazione della NATO ed è stato consegnato alla Stato di Tuechia. Da luglio 2011 sono stati annullati gli incontri con i suoi avvocati, che sono un diritto umano fondamentale. Dal 5 Aprile del 2015 è in assoluto isolamento. I suoi diritti legali sono stati negati. È tenuto in ostaggio da solo in una cella.

Nell’isola di Imrali, dove Ocalan è imprigionato, viene praticata una legge speciale, diversa da quella imposta agli altri prigionieri. Lo Stato turco sta agendo illegalmente e implementa un sistema in cui i diritti umani non sono un problema. Sotto la guida del Comitato del Consiglio Europeo per la Prevenzione della Tortura e del trattamento inumano o gradante (CPT), tutte le organizzazioni e le istituzioni responsabili mostrano la loro approvazione del sistema di tortura rimanendo in silenzio.

Abdullah Ocalan non è un prigioniero ordinario.

È il capo di una nazione, il cui nome è proibito. Ha fondato il PKK insieme a un gruppo di studenti universitari e giovani e ha creato un movimento popolare composto da milioni di persone. Il livello di organizzazione sociale, autodifesa e ideologia delle donne curde, che ha suscitato ispirazione e ammirazione, è il risultato degli sforzi del nostro leader Abdullah Ocalan.

I suoi scritti di difesa sono stati studiati da movimenti anti-sistema, di donne e di organizzazioni indigene, da partiti socialisti di sinistra in tutto il mondo. La sua filosofia della libertà attorno a un nuovo concetto di democrazia sono presi come esempio.

Isolando Abdullah Ocalan, si sta isolando la soluzione democratica alla questione curda, le speranze per la pace, l’unione dei popoli e la libertà delle donne. Il fascismo è in aumento, la guerra e il conflitto si approfondiscono e il nazionalismo sta risorgendo proprio perché il nostro leader Abdullah Ocalan è in isolamento. E le donne sono le più colpite dal fascismo, dal nazionalismo, dalle ostilità sociali, dalle guerre e dai conflitti e dalla crisi economica.

Con l’isolamento di Abdullah Ocalan siamo noi ad essere isolate: lui ha analizzato la questione della mascolinità e, più di ogni altro leader rivoluzionario, ha posto la lotta per la libertà delle donne al centro della rivoluzione sociale. Quindi diciamo che la libertà di Abdullah Ocalan è la nostra libertà. Ecco perché siamo in azione, ecco perché stiamo guidando la resistenza. Perché se sarà reso libero, saremo libere. Se estendiamo la resistenza, l’isolamento finirà, il fascismo sarà sconfitto e il Kurdistan sarà libero. Abbiamo fiducia di trovarvi al nostro fianco. La nostra speranza è che anche voi prendiate posto in questa lotta, che dimostriate solidarietà, che uniate la vostra voce alla nostra e che resistiamo unite contro il fascismo turco!

Dobbiamo unirci per fermare il fascismo rappresentato dal regime di Erdogan. Il fascismo sta lanciando attacchi contro le donne e le loro vittorie per imporre loro ruoli sempre più tradizionali. Possiamo vedere che succede oggi in Brasile con Bolsonaro, nelle Filippine con Duterte, in Russia con Putin negli USA con Trump, proprio come in Turchia.

La caratteristica più fondante del fascismo è il suo carattere misogino. Ecco perché ciò che teme di più ogni fascismo è la lotta organizzata delle donne.

Come Movimento di Liberazione delle Donne del Kurdistan, vi invitiamo a unificare tutte le nostre lotte contro i governi fascisti-populisti: essi rappresentano una minaccia primaria per tutte noi. È tempo di costruire un fronte di resistenza di donne! Possiamo farlo. Con questo spirito di resistenza, se le donne del Kurdistan settentrionale e in Turchia innalzeranno la lotta comune contro il fascismo, il regime fascista di AKP-MHP sarà distrutto. Come le nostre sorelle turche dicono: Siamo più forti insieme. Non obbediremo, non lasceremo prevalere il fascismo.

 

Compagne!

Stiamo assistendo all’aumento della determinazione, delle proteste e delle azioni delle donne ovunque. Le donne ora prendono posizione contro l’abuso e la cultura dello stupro, la discriminazione, il colonialismo, l’occupazione, l’ineguaglianza, i massacri, la violenza e il sessismo. Protestano e resistono. Le donne aumentano le loro richieste. Dichiarano apertamente come vogliono vivere. Abbiamo un grande potenziale per creare un movimento. Abbiamo il potere di mobilitare centinaia di migliaia di donne. Stiamo crescendo in numeri. Siamo diverse, dinamiche, determinate e forti.

Ora la cosa più importante è aumentare il livello della nostra capacità di organizzarci e di rendere concreto e evidente il nostro potere di creare cambiamenti. Dobbiamo essere coscienti di star organizzando un nuovo inizio per il movimento per la libertà delle donne. Senza organizzarsi le donne non possono essere libere.

Per questo c’è la necessità di trasformare le proteste in organizzazioni permanenti. Il primo quarto del XXI secolo e la presa di posizione delle donne aprono la strada non solo per opporsi, ma per costruire una vita libera. Ora dobbiamo portare la nostra lotta ad un nuovo livello. Dobbiamo organizzare la nostra opposizione e condurre una lotta comune, unendoci, contro il sistema del maschile dominante. È ovvio che non possiamo creare cambiamenti mentre la nostra lotta rimane frammentata. In effetti è ora il momento di realizzare la rivoluzione e trasformare il 21 ° secolo nell’era della libertà delle donne. Le condizioni sono oggi più favorevoli che mai.

Come Movimento di Liberazione delle Donne del Kurdistan, proponiamo un nome per l’unificazione della lotta globale delle donne: “confederalismo mondiale delle donne” (Konfederalîzma Jinên Cihanê).

Il Confederalismo Mondiale delle Donne mira a riunire, mantenendo le differenze, a unificare la lotta delle donne, preservando l’autonomia.

Come organizzazioni e movimenti delle donne, abbiamo bisogno di superare la frammentazione e la mancanza di unità e sviluppare posizioni comuni, specificare strategie e tattiche comuni per la lotta, unirci nell’azione e nelle pratiche, costruire meccanismi comuni. Dobbiamo discutere riguardo le basi dell’organizzazione e deciderle assieme. Il contratto sociale che è stato dichiarato dal nostro movimento nel 2002, e sul quale stiamo tornando rinnovandolo, può essere una struttura di base per questo. Condivideremo tutto questo con voi nel prossimo futuro.

 

Donne resistenti,

Lo spirito dei nostri tempi ci impone di intensificare la lotta per la libertà. Trasformare il nostro secolo in un’era di libertà per le donne è oggi a portata di mano ed è un obbligo storico. Uniamoci per questo, solleviamoci come donne del mondo. Diciamo: “La resistenza delle donne ci rende liber*”. Riuniamoci allora attorno al fuoco della resistenza, danziamo al canto della libertà e alimentiamo il fuoco della rivoluzione. Viviamo ogni giorno come se fosse l’8 marzo contro il colonialismo, il fascismo, l’occupazione e il patriarcato. La vita cambierà. Allora il mondo diventerà un posto migliore. Ampliamo la rivoluzione e costruiamo il nostro futuro.

 

Il fascismo non passerà!

La resistenza delle donne ci rende liber*!

Jin, Jiyan, Azadi!

5 Marzo 2019

KJK, Coordinamento delle comunità delle donne curde

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