La Francia riapre le indagini sull’assassinio di tre attiviste curde

Parigi – I funzionari francesi hanno riaperto l’indagine sull’assassinio di tre donne, attiviste curde, avvenuto a Parigi nel 2013, dopo che le loro famiglie hanno fatto richiesta di verificare se fossero coinvolti agenti turchi; così hanno riferito delle fonti mercoledì [8 o 15 maggio 2019].

Un giudice antiterrorismo di Parigi è stato assegnato al caso, in seguito al ricorso depositato a marzo 2018 da parte delle famiglie delle vittime, riferiscono diverse fonti AFP (Agence France-Presse). I pubblici ministeri parigini hanno adesso aperto un’indagine sull’ipotetica complicità dei gruppi terroristici negli omicidi, ha affermato una fonte giudiziaria. “Si tratta di un fatto storico che segna la fine dell’impunità per gli omicidi politici eseguiti in Francia, ordinati dall’estero” ha detto all’AFP Antoine Comte, il legale di una delle famiglie.

Ömer Güney, cittadino turco, era stato accusato dell’uccisione delle tre donne, ma è morto in ospedale per un cancro al cervello nel dicembre 2016, poco prima che il suo caso arrivasse al processo. Dopo la sua morte, i parenti delle vittime avevano espresso i loro timori sul fatto che giustizia non sarebbe mai stata fatta sulle tre donne assassinate.

Guney era imputato dell’assassinio di Sakîne Cansız (pseudonimo “Sara”), 54 anni, una delle fondatrici del proibito Partito dei lavoratori kurdi (PKK), Fidan Doğan (“Rojbîn”), 28 anni, e Leyla Şöylemez (“Ronahî”), 24 anni [La lapide apposta all’ingresso del Centro (v. sotto) in rue La Fayette 147 reca le età rispettive di 54, 30 e 25 anni, e per Leyla il cognome “Saylemez”, grafia nel web meno frequente di “Şöylemez”, “Söylemez” e “Soylemez” – n.d.t.], uccise a colpi di pistola negli uffici del Centro di informazione del Kurdistan (Centre d’information du Kurdistan/ Kurdistan Information Centre).

La riapertura di questo caso rischia di incrinare ulteriormente i rapporti tra Turchia e Francia che hanno visto un periodo difficile negli ultimi mesi. Inizialmente sembrava che il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan e quello francese Emmanuel Macron avessero stretto un accordo operativo, ma le loro relazioni si sono deteriorate da quando la Francia ha individuato un giorno dedicato alla memoria del genocidio degli Armeni nella prima guerra mondiale, un termine (genocidio) rifiutato fermamente dalla Turchia.

“La morte non ha chiuso il caso”

Güney ha negato ogni coinvolgimento nell’uccisione, sebbene gli investigatori abbiano detto di essere in possesso dei filmati di sorveglianza che lo vedono entrare sulla scena del crimine, e nonostante sia stato presumibilmente ritrovato sul suo cappotto il DNA di una delle vittime. La sua morte aveva comportato la chiusura del caso, ma le famiglie delle vittime hanno continuato a fare pressione affinché le indagini continuassero, mostrando documenti che secondo loro proverebbero il coinvolgimento dei servizi segreti turchi (Millî İstihbarat Teşkilâtı, MIT / National Intelligence Organization). Comte ha commentato: “I pubblici ministeri ammettono che il caso non si è concluso con la morte del sospettato e il giudice dovrà esaminare tutti gli elementi, a cominciare dal coinvolgimento di uno stato estero“.

Nel gennaio 2014 il MIT ha ufficialmente negato di aver avuto alcun ruolo negli omicidi, ma, secondo fonti legali, gli investigatori francesi hanno concluso che alcuni membri del MIT – l’agenzia di intelligence turca – erano “implicati” nel triplice assassinio. In ogni caso, gli investigatori non hanno potuto stabilire se l’intelligence abbia appoggiato il crimine o se gli agenti abbiano agito di loro iniziativa.

Una fonte legale ha detto mercoledì che era stato accertato che Güney era attivo nello spionaggio, manteneva contatti segreti in Turchia e aveva pronto persino un piano di evasione dal carcere, con la complicità di un agente del MIT.

Il ricorso presentato dai familiari delle vittime (visionato dall’AFP) cita le affermazioni fatte, a quanto si dice, da due agenti del MIT sequestrati nel Kurdistan iracheno dalle forze curde, che dimostrerebbero il coinvolgimento dell’intelligence turca nell’assassinio. Alcuni siti web pro-curdi hanno affermato che i due agenti sarebbero stati catturati nel Kurdistan iracheno nel 2017, prima di un’operazione segreta, ma la loro scomparsa non è mai stata ufficialmente confermata da Ankara.

Il Partito dei lavoratori kurdi (Partîya Karkerén Kurdîstan, PKK) ha preso le armi nel 1984 contro lo stato turco, che ancora nega l’esistenza costituzionale dei curdi, per spingere verso una maggiore autonomia del Kurdistan turco e della minoranza curda che si aggira sui 22.5 milioni di persone [ekurd.net/mismas/articles/misc2012/9/turkey4166.htm], in un paese di 79 milioni di abitanti. Più di 40.000 soldati turchi e ribelli curdi sono stati uccisi durante il conflitto.

Un’ampia comunità curda in Turchia e nel mondo simpatizza apertamente per i ribelli del PKK e Abdullah Öcalan, fondatore del PKK nel 1974 che attualmente sconta una sentenza a vita in Turchia, e la cui figura ha un alto valore simbolico per la maggior parte dei curdi in Turchia e nel mondo, come dicono gli osservatori. Il PKK è stato bandito come gruppo terroristico non solo in Turchia, ma anche negli Stati uniti e nell’Unione europea.

La Francia, negli ultimi decenni, è stata teatro di diversi omicidi eccellenti, degno di nota quello, avvenuto nei dintorni di Parigi nel 1991, di Shapour Bakhtiar, l’ultimo Primo Ministro dell’Iran sotto il destituito Scià Mohammad Reza Pahlavi. Il suo assassino, Ali Vakili Rad, è stato liberato dal carcere francese in cui era detenuto ed è tornato a casa nel maggio 2010, tra le polemiche riguardo il possibile collegamento fra il suo rilascio e quello di un accademico francese da parte di Teheran, solo qualche giorno prima.

Fonte: ekurd.net/related-articles/kurdish-activists-assassination-in-paris-2013

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