Intervista a Kardo Bokani, in sciopero della fame da 17 giorni a Strasburgo

Intervista a Kardo Bokani, in sciopero della fame da 17 giorni a Strasburgo per sostenere
la campagna per la liberazione di Abdullah Öcalan

 

Ci vuoi raccontare chi sei e perché ti sei unito a questo sciopero della fame a tempo indeterminato?
Mi chiamo Kardo Bokani e provengo dal Kurdistan orientale. Sono membro del Congresso Nazionale del Kurdistan (KNK). Il 17 dicembre abbiamo lanciato questo sciopero della fame a tempo indeterminato per porre fine all’isolamento imposto al leader curdo, Abdullah Ocalan, che dal 1999 è imprigionato nel carcere dell’isola di Imrali. Come forse sapete, non abbiamo più notizie di lui dal settembre 2016. Da allora alla sua famiglia è stato negato il permesso di visita e dal 2011 i suoi avvocati non sono più stati autorizzati a incontrarlo. Questa situazione ci sta facendo preoccupare molto, e ci costringe a fare qualcosa per porvi fine.

Perché hai deciso di farlo qui a Strasburgo?
Abbiamo lanciato il nostro sciopero di fronte al CPT (Comitato per la prevenzione della tortura) e al Consiglio d’Europa. Il CPT, come dice il nome stesso, è stato fondato come istituzione non politica per indagare su casi di presunta tortura. Se vengono a sapere di casi di tortura, dovrebbero svolgere il loro compito e prevenirli. Invece negli ultimi vent’anni Ocalan è stato continuamente oggetto tortura e il CPT non ha fatto il suo dovere. Da quasi tre anni Ocalan è tenuto in completo isolamento e il CPT è rimasto in silenzio. Questo silenzio ha incoraggiato la Turchia a continuare a torturare Ocalan senza farsi alcuno scrupolo. Chiediamo al CPT di cambiare atteggiamento nei confronti di Ocalan e del popolo curdo. La nostra richiesta non è né eccessiva né impraticabile. È semplice, umana e pratica. Chiediamo che il CPT invii una delegazione sull’isola di Imrali per visitare Ocalan. Per noi la sua salute e la sua sicurezza sono di fondamentale importanza.

Vedi qualche legame tra l’isolamento di Ocalan e la minaccia dello stato turco di attaccare il Rojava?
Certo, bisogna ricordare che la rivoluzione in Rojava si basa sulla teoria filosofico/politica di Ocalan. A differenza dei paesi vicini, dove si vedono Stati totalitari e centralizzati, costruiti sull’identità di un unico gruppo etnico, la rivoluzione in Rojava ha costruito un nuovo sistema basato sulla democrazia diretta, l’uguaglianza di genere e la tolleranza religiosa, la cooperazione interetnica e l’ecologia. Si tratta di un sistema unico nella regione. Per questo motivo, tra l’altro, non piace ai vicini Stati autoritari.
Chi odia la rivoluzione in Rojava è soprattutto lo Stato turco, e fin dall’inizio è stato il potere politico e militare più ostinato nel cercare di soffocare il cambiamento nella Siria del nord. Non c’è bisogno di essere uno scienziato politico per sapere che la Turchia ha sostenuto l’ISIS. E perché la Turchia lo ha fatto? Perché voleva impedire ai curdi di sviluppare il loro progetto democratico in Rojava. Ha fatto ricorso agli estremisti islamici per combattere i curdi.
Ma quando il presidente turco Erdogan, si è reso conto che sono state le forze curde a sconfiggere l’ISIS, ha iniziato a interferire direttamente. Ricordiamoci che è stato proprio all’inizio del 2018 che la Turchia ha invaso il cantone di Afrin; la città è stata bruciata e saccheggiata e la sua popolazione costretta ad abbandonare i luoghi in cui viveva. Non molto tempo dopo questo attacco, ancora una volta, stiamo per assistere a una ulteriore invasione in Rojava, prima di tutto per non far prosperare ulteriormente questo progetto democratico e, in secondo luogo, per non lasciare che i curdi mantengano il loro status politico.

Qual è il tuo messaggio al popolo curdo, specialmente ai giovani?
Ocalan non è una persona semplice, non è un leader come tanti. In primo luogo è una figura politica di grande importanza, riconosciuta da milioni di curdi come il loro legittimo leader. In secondo luogo, è un teorico politico il cui contributo alla letteratura su una varietà di questioni filosofiche non può e non deve essere ignorato. In terzo luogo, è la voce più forte di tutta la Turchia a sostegno della pace. Dal 1993 chiede la pace e una soluzione politica alla questione curda in Turchia. Da allora il PKK, sotto la sua guida, ha dichiarato otto cessate il fuoco unilaterali e ha ritirato due volte le sue forze dalla Turchia all’Iraq settentrionale. Dal 2009 è stato impegnato in un processo di pace con il governo turco che si è concluso nel 2015, dopo che Erdogan l’ha annullato e ha lanciato una guerra contro tutto il popolo curdo. Allo stesso tempo, sono stati interrotti tutti i contatti con Ocalan ed è stato messo in completo isolamento. Vogliono mettere a tacere Ocalan perché chiede la pace e una soluzione politica alla questione curda.
Ora che lo Stato turco non vuole la pace e continua a suonare i tamburi di guerra, il popolo curdo, soprattutto i giovani, così come tutte le forze democratiche e progressiste del mondo dovrebbero dare il loro completo sostegno a Ocalan e, in primo luogo, cercare di porre fine all’isolamento impostogli e fermare le politiche aggressive perseguite dallo Stato turco.
I giovani sono la forza principale del cambiamento. Per cambiare lo status quo è fondamentale che i giovani facciano sentire la loro voce e protestino contro la politica brutale che le potenze occupanti stanno perseguendo in Kurdistan. Ocalan ha dedicato tutta la sua vita per dare una esistenza dignitosa ai giovani curdi e ora è il turno dei giovani curdi di opporsi a ciò che la Turchia sta facendo ad Ocalan e alla causa per la quale egli si batte da sempre.

 

Fonte: hungerstrikes.eu

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