Gli attuali attacchi della Turchia all’amministrazione autonoma della Siria del Nord-Est

— Riportiamo l’articolo pubblicato su Women Defend Rojava il 4 dicembre: https://womendefendrojava.net/en/2022/12/04/turkeys-current-attacks-on-the-autonomous-administration-of-north-and-east-syria/ —

Questo articolo si basa sul contributo di Iida Käyhkö al BRIEFING STAMPA e alla sessione di domande e risposte con Newroz Ahmed (SDF) Sugli attacchi della Turchia nel NE della Syria: https://www.youtube.com/watch?v=MYYvxo55gxE&t=2023s

Per capire il silenzio degli Stati occidentali di fronte agli ultimi attacchi dello Stato turco in Rojava, è fondamentale guardare al contesto geopolitico e sottolineare l’impatto che sta avendo il consenso globale del programma di sicurezza dello Stato turco.

La posizione dello Stato turco si è rafforzata grazie ai cambiamenti geopolitici successivi all’invasione russa dell’Ucraina. I piani della NATO di espansione in Finlandia e Svezia, e la necessità di mostrare un fronte unito, hanno dato alla Turchia l’opportunità di forzare la propria agenda.

Lo Stato turco vuole un consenso planetario con la sua propaganda – cioè quella che dipinge il movimento curdo per la libertà come terrorista. La Turchia è la seconda potenza militare nella NATO, ma sostiene che l’amministrazione autonoma di Rojava rappresenta una minaccia per la sua esistenza.

Non esistono prove o precedenti a sostegno di questa narrazione. Infatti, lo Stato turco ha continuato a tenere in piedi la sua alleanza con gruppi terroristici jihadisti e fascisti nei suoi tentativi di destabilizzare la regione. È stato lo stato turco che ha sostenuto gli attacchi ISIS nei confronti del Rojava. È lo Stato turco che sta attualmente attaccando le unità di difesa nel campo di Al-Hol per cercare di provocare una rinascita dell’ISIS. Consentire che lo Stato turco asserisca di combattere il terrorismo non è solo una farsa, è pericoloso.

Dobbiamo essere assolutamente chiari su questo punto: sono le continue aggressioni e violenze perpetrate dallo Stato turco a causare insicurezza e instabilità in tutta la regione. La Turchia usa la narrazione della guerra al terrorismo per spingere l’idea che la sicurezza nella regione può essere raggiunta solo attraverso l’annientamento totale dei movimenti politici curdi.

Sia chiaro: per molti decenni, la Turchia è stata sostenuta dalla NATO, sia militarmente che politicamente, nei suoi attacchi al Kurdistan. Il mondo è rimasto a guardare mentre la Turchia massacrava i curdi, imprigionava decine di migliaia di persone per piccoli atti di dissidenza e compiva attacchi illegali e sanguinosi in tutto il Kurdistan. Gli alleati della NATO hanno continuato a vendere armi alla Turchia e si sono detti d’accordo con le cosiddette preoccupazioni di sicurezza della Turchia, dichiarando per tutto il tempo di essere in favore della libertà e della democrazia.

Come se non bastasse, gli alleati NATO della Turchia e altri Stati occidentali attaccano i curdi e i loro alleati al di fuori del Kurdistan, per conto della Turchia. Lo Stato turco ha coerentemente spinto gli Stati occidentali a criminalizzare il Movimento Curdo per la Libertà e ad utilizzare la legislazione antiterrorismo per colpire le organizzazioni curde. Gli Stati della NATO che continuano ad aiutare la Turchia nei suoi attacchi contro il movimento curdo per la libertà criminalizzano anche coloro che all’interno dei loro confini cercano di influenzare o criticare questa politica estera. Questa repressione politica ha un effetto estremamente dannoso sull’organizzazione della solidarietà e la creazione di un fronte popolare efficace per resistere al genocidio e alla guerra in Kurdistan.

Le comunità curde, così come gli attivisti solidali, affrontano incursioni, arresti, imprigionamento e deportazione per la loro partecipazione all’attività politica, organizzazione della comunità e lobbying diplomatica. Tutto ciò avviene nell’ambito della legislazione antiterrorismo, che conferisce agli Stati poteri eccezionalmente ampi e brutali. Il movimento di liberazione curdo chiama queste tattiche “guerra speciale” – perché sono un’estensione cruciale della guerra in Kurdistan. Senza questa criminalizzazione, gli Stati occidentali dovrebbero affrontare sfide molto più grandi alla loro complicità negli attacchi dello Stato turco.

Nell’ultimo decennio, l’Amministrazione autonoma della Siria settentrionale e orientale ha offerto al mondo la possibilità di vedere come può funzionare la democrazia di base, basata sulla liberazione delle donne. Ci ha mostrato la possibilità di creare un’alternativa radicale al sistema dominante di disuguaglianza, conflitto e patriarcato.

Per le donne ovunque, Rojava si pone come un esempio di ciò che l’azione anti-patriarcale organizzata può ottenere – dalla creazione di spazi di libertà e organizzazione collettiva nelle comunità, per sconfiggere l’ISIS sui campi di battaglia, a ispirare e sostenere le donne in tutto il Kurdistan e nel mondo per difendersi contro l’oppressione.

Possiamo vedere questo impatto nelle proteste e le rivolte che continuano in tutto l’Iran e Rojhelat dopo la morte di Jina Mahsa Amini, dove le donne hanno adottato lo slogan Jin, Jiyan, azadî, che ha le sue radici nel movimento ci liberazione curdo.

È necessario che gli Stati occidentali respingano la narrazione sulla sicurezza della Turchia e trovino soluzioni politiche che rispettino i progressi democratici compiuti in Rojava. Quelli di noi che vivono in Occidente devono resistere alla criminalizzazione e unirsi all’appello a difendere il Kurdistan. Questa è l’unica strada per una pace duratura.