Donne del Kurdistan alle loro sorelle zapatiste: “A 100 anni dall’assassinio di Emiliano Zapata, la rivoluzione dei popoli ci unisce”

Il 10 aprile 1919 veniva assassinato il rivoluzionario Emiliano Zapata in Chinameca, nello stato messicano di Morelos.
Zapata ha ispirato l’insurrezione del movimento zapatista così come le lotte dei movimenti sociali contro ogni tipo di sfruttamento. Il 9 e 10 di aprile, due giornate di mobilitazione nazionale e internazionale organizzate per ricordare che le aspirazioni di Emiliano Zapata rappresentano le aspirazioni dei popoli del mondo contro l’oppressione, è stato letto e condiviso un comunicato del Movimento delle Donne del Kurdistan sia nell’assemblea generale, ad Amilcingo, del Consejo Nacional Indigena (CNI), che durante la mobilitazione moltitudinaria del popolo di Chinameca.

Di seguito riportiamo il comunicato completo:

Care compagne, cari compagni
Sorelle e fratelli in lotta,

Partecipiamo oggi come Movimento di Donne del Kurdistan dall’America Latina, unite nell’amore per la terra e la difesa della società contro ogni ingiustizia che attenta ai valori etici e politici sviluppati in autonomia dalla storia di libertà dei popoli e delle donne nel mondo. Questa storia ancestrale condivisa ci avvicina alla lotta senza fine che realizzò Emiliano Zapata e che continua ancor oggi. E con la coscienza che questa lotta non terminerà nella sua intensità fino a quando non otterremo tutto quel che ci corrisponde: costruire un mondo senza sfruttamento statale, senza razzismo, senza capitalismo e patriarcato, nel quale le donne giochino un ruolo motore di trasformazione in tutti gli ambiti della vita.

Abbiamo affermato che di fronte a ogni sistema coloniale, capitalista e statale, le donne sono la prima colonia maggiormente sfruttata: in questo modo, abbiamo fatto un’affermazione molto radicale.
Oggi diciamo che questa affermazione radicale deve trovare risposte e soluzioni ancor più radicali, che vadano alla radice dei problemi della modernità capitalista, per creare un altro sistema di vita, senza schiavitù per le donne e così, di conseguenza, per l’intera società.
In Rojava, oggi, abbiamo la prova che un altro mondo che contenga molti mondi, sì è possibile.

Oggi le forze jihadiste, prodotto del sistema capitalista globale, dello Stato Islamico sono state definitivamente sconfitte dalle Unità di Protezione delle Donne (YPJ) a Deir Ezzor. Una vittoria ottenuta grazie al libero pensiero di uno sguardo di popoli, grazie alla forza interculturale di autorganizzazione presente in milioni di donne e uomini nel Nord del Kurdistan, come in Rojhelat o come nel progetto rivoluzionario della Federazione Democratica e Confederale del Nord della Siria.
Da Morelos al Kurdistan, confluiamo nel fiume della modernità democratica, camminando spalla a spalla, sentendo nella pelle dei nostri corpi vicini la lotta, dalle città fino alle foreste, di tutte le martiri rivoluzionarie e di tutti i caduti, come Samir Flores. Con lo spirito de Sakine Cansiz, di Berta Caceres, di Marielle Franco, di Bety Cariño, della nostra rivoluzionaria argentina Alina Sanchez che ha costruito ponti tra i nostri desideri e continenti, continuiamo a camminare, moltiplicate e più forti.

Al compimento dei 100 anni dall’assassinio di Emiliano Zapata, più in là dei dovuti e meritati omaggi alla sua vita e opera, oggi diciamo che vogliamo saldare il debito con i popoli e le donne indigene al fronte, in ogni angolo del pianeta, con tutte le donne che si ribellano nel mondo contro il capitalismo patriarcale e fascista.

Motivate da questi stessi sogni, contro ogni sistema di potere mondiale e contro la dittatura dello Stato turco, Leyla Guven, insieme a migliaia di incarcerati e incarcerate politiche e attiviste di tutto il mondo, ha iniziato uno sciopero della fame che prosegue da più di 150 giorni. Il suo obiettivo è vincolato a un’idea di libertà universale, nella volontà di rompere l’isolamento del filosofo rivoluzionario del confederalismo democratico Abdullah Öcalan, che è incarcerato in una prigione di massima sicurezza da più di venti anni.
La resistenza agìta oggi dal popolo curdo attraverso l’azione pioniera della compagna Leyla è un nuovo livello storico di resistenza.

La liberazione della città curda di Afrin occupata dalla Turchia è il prossimo passo nella resistenza che ci porterà a rompere con il fascismo grazie a una rivoluzione di donne che si fa, ogni giorno, più grande.
Come Emiliano Zapata e Abdullah Öcalan ci dimostrano, le idee non possono essere rinchiuse. Continuano a ispirare e rafforzare le comunità. Non abbiamo lasciato spegnere la luce che le nostre sorelle lottatrici zapatiste ci hanno regalato, perché illumina più che mai le nostre sfide e i nostri sogni, e si trasformerà in fuoco di speranza e libertà, in alternativa autoorganizzata al sistema, in ogni luogo del mondo dove c’è oppressione, sviluppando l’autogoverno con il confederalismo democratico mondiale delle donne. Nella pluralità e unite, un’altra vita è possibile, più bella e più giusta.
Salutiamo con questa viva promessa la celebrazione e il nostro incontro di oggi.
¡Zapata Vive! ¡La lucha sigue!
Biji Pisgiriya gelan!
¡Mujer, Vida, Libertad!
¡JIN JIYAN AZADI!

Pubblicato il 12 aprile 2019 su Kurdistan América Latina

Mujeres de Kurdistán a sus hermanas zapatistas: “A 100 años del asesinato de Emiliano Zapata la revolución de los pueblos nos junta”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *