Dichiarazione della delegazione per la pace e la libertà in Kurdistan

Siamo una delegazione di persone provenienti da tutta Europa, siamo in Kurdistan con un solo obiettivo: pace e libertà.

Siamo una delegazione di persone provenienti da tutta Europa, siamo in Kurdistan con un solo obiettivo: pace e libertà. Politici, accademici, attivisti per i diritti umani, sindacalisti, giornalisti, femministe ed ecologisti di oltre dieci paesi volevano farsi direttamente un’idea della situazione e attivarsi per porre fine alla guerra e alla distruzione. 150 persone che vogliono avviare un dialogo con i parlamentari di tutti i partiti e visitare le organizzazioni non governative per contribuire al dialogo tra i diversi attori politici curdi.

L’invasione dell’esercito turco che viola le leggi internazionali è assolutamente inaccettabile. Tuttavia, assistiamo tristemente al fatto che la comunità internazionale degli stati ignora questa situazione e non insiste sul rispetto delle leggi internazionali e dei diritti umani.

Il Governo Regionale Curdo ha impedito alla delegazione di incontrare la maggior parte degli attori politici del Kurdistan meridionale. Le organizzazioni che volevamo visitare sono state intimidite affinché rinunciassero ad incontri già programmati. Una gran parte della delegazione non ha potuto arrivare in Kurdistan. Finora 25 persone sono state deportate o stanno per esserlo. Almeno 27 persone sono state trattenute all’aeroporto di Düsseldorf, in Germania, e ne è stata vietata la partenza.

Siamo indignati per le deportazioni illegali dei nostri amici internazionali effettuate dal Governo Regionale Curdo e per il divieto a raggiungere l’area con la motivazione che queste persone “sembrano essere politiche”, senza una chiara base legale. La libertà dei media e l’impegno della società civile sono componenti essenziali di ogni democrazia vitale e non c’è alcun motivo per questa repressione.

Per sostenere la pace non abbiamo risparmiato alcun dolore e siamo stati accolti nel Kurdistan meridionale. Ci è stata data l’opportunità di visitare luoghi culturali, religiosi e storici e siamo stati invitati a un dialogo con Baba Șeix, il più alto rappresentante religioso della comunità yazida. Nel campo profughi yazida di Șarya, che ha subito un grande incendio circa una settimana fa, abbiamo parlato con persone colpite duramente dalla guerra, dallo sfollamento e dalla distruzione. L’amicizia e l’ospitalità dimostrati dalle persone che vivono qui ci scaldano il cuore, e ci motivano ancora di più a non rinunciare al nostro obiettivo. Siamo qui in solidarietà con il popolo curdo e con tutti i gruppi etnici e religiosi del Kurdistan.

Siamo internazionalisti e non rappresentiamo nessun partito curdo o movimento politico specifico. Siamo contro la colonizzazione del Kurdistan da parte degli stati esterni. Non siamo qui per opporci a nessun partito curdo. Al contrario, vogliamo sostenere un dialogo tra tutti i diversi punti di vista. Non si tratta di un problema curdo, ma di un’aggressione da parte dello stato turco e dell’esercito turco contro la popolazione locale e la natura delle regioni curde. Creare un problema tra i curdi e finanche un conflitto armato è una grande trappola e un pericolo per la pace e il futuro di tutto il Medio Oriente. È nostro impellente desiderio mettere in guardia tutti i curdi su questo e chiedere di avviare e continuare il dialogo. È necessario trovare una soluzione politica ed è fondamentale restare uniti contro le minacce esterne. Per queste ragioni chiediamo che:

1. tutti coloro che volevano unirsi alla delegazione e sono stati respinti, arrestati o deportati in uno degli aeroporti devono essere liberati e avere il permesso di unirsi al resto della delegazione;

2. tutti gli attori politici curdi tornino a dialogare tra loro;

3. tutte le organizzazioni umanitarie internazionali e le istituzioni politiche sostengano una soluzione pacifica;

4. l’esercito dello stato turco si ritiri immediatamente da tutta la regione.

I curdi hanno le montagne, ma oggi hanno anche degli amici. Tutti gli amici dei curdi sono chiamati sollevarsi, a diffondere questo messaggio e a contribuire al processo di pace facendo la propria parte.

Delegazione internazionale per la pace e la libertà in Kurdistan

Erbil, 12.06.2021

[nell’immagine: bombardamento turco sul campo profughi di Makhmur, nel Kurdistan iracheno]