Diari da Francoforte /1

Ora è il tempo delle donne,

ora è il momento di intrecciare questo futuro insieme

ed è il momento di fare del 21° secolo il secolo della libertà delle donne e dei popoli!

Non vediamo l’ora di incontrarci alla 1° conferenza internazionale delle donne

Venerdì 5 ottobre: con queste frasi che mi rimbombano in testa e mi accompagnano nelle azioni preparatorie della partenza mi ritrovo all’aeroporto di Orio al Serio insieme a compagne provenienti da varie parti d’Italia. Abbracci, presentazioni, slogan, risa, raccomandazioni, brindisi: l’eccitazione vince la stanchezza della notte. A Francoforte veniamo raccolte dalle diverse famiglie curde che hanno messo le loro case a disposizione dell’organizzazione dell’accoglienza delle partecipanti alla conferenza. Sì, il 6 e 7 ottobre 500 donne di varia età, provenienza geografica, formazione ed esperienza abbiamo intrecciato il filo della nostra esistenza, i nostri percorsi e le nostre svariate lotte, e abbiamo condiviso un momento indimenticabile della nostra vita, partecipando con lo stesso entusiasmo alla prima conferenza internazionale delle donne „Revolution in the Making“ messa su dalla rete „Women Weaving the Future“, tessuta dal Movimento delle donne curdo.

La mattina del 6 ottobre, riposate e satolle per l’abbondante colazione offertaci dalla squisita ospitalità della famiglia presso cui siamo alloggiate, arriviamo allo Studentato della Goethe University: siamo tante, di mille colori, siamo dentro la storia, quella che metterà il punto finale in tutti gli ambiti della vita all’oppressione ed allo sfruttamento delle donne e delle popolazioni. A dirla così sembra un po’ retorico, ma ad averlo vissuto so bene che il processo è in corso e non può più essere fermato.

Mi chiedo come siamo arrivate fin qui, molte giovanissime, tante come me di mezza età, alcune ormai anziane, per quali vie e seguendo quali percorsi, mosse e indirizzate da quali contatti. Tutte queste differenze anagrafiche, culturali, di provenienza geografica, la militanza in così diverse organizzazioni scompaiono all’interno di un unico grande progetto collettivo, di cui anche io mi sento pienamente parte. Guardo i volti delle compagne uccise dalla violenza patriarcale che sorridono dai poster alle pareti, perpetuando la memoria di lotte e resistenze. Ascolto le analisi e i racconti di tutte queste relatrici provenienti da così tanti paesi del mondo: dall’America Latina (Honduras, Argentina, Brasile, il Messico zapatista), Turchia, Inghilterra, Francia, Federazione democratica della Siria/Rojava, India, Stati Uniti, Filippine, Afghanistan, Iraq, Egitto, portavoci di così tante organizzazioni e reti di organizzazioni, realtà associative e movimenti, della complessità del movimento delle donne curde e la sua sfida lanciata al sistema imperante con la jineoloji, la scienza delle donne.

Prendo appunti, attentissima anche se a volte il flusso della traduzione s’inceppa: “questo è un momento storico in cui l’attacco alle donne, ai popoli ed alla natura è di inaudita violenza ma mai come ora il movimento delle donne è stato così forte, è un movimento radicale di grande potenza”, “il sistema capitalistico mondiale si dibatte in una profonda crisi strutturale”; “ quale il legame fra sessismo, nazionalismo, fanatismo religioso e scientismo”; e ancora gli interventi sottolineano la critica indigenista a questo modello di sviluppo; la rivendicazione della salvaguardia della vita di ogni donna e del suo diritto all’autodeterminazione; il percorso rivoluzionario in atto nella Siria del nord come filosofia messa in pratica; la necessità dell’autodifesa delle donne con il rifiuto della protezione maschile; l’universalità delle lotte anche se combattute in territori diversi e la rinascita in tutto il mondo della cultura rivoluzionaria; e infine l’importanza fondamentale di un’azione/reazione comune verso obiettivi comuni, ossia come arrivare a tessere insieme il nostro futuro”.

Il messaggio finale è chiaro: “non ci prenderemo che ciò che è nostro: il nostro potere e la nostra libertà”.” Creeremo le nuove istituzioni di una società nuova e libera”

E allora scandiamo tutte insieme in un unico grido: NI UNA MENOS, ELE NAO, BLACK LIVES MATTER e con il segno di vittoria JIN JIYAN AZADI!

Il grido cresce e le donne sono nelle strade”.

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