Diari da Francoforte /2

5 Ottobre 2018.

Si parte da Bergamo, siamo in tantissime, è tardi ma le giovani che vengono a Francoforte con me sono su di giri eccitate felici e curiose di andare e partecipare al primo “Convegno Revolution in the making”. Bellissimo.

Arriviamo a Francoforte, abbiamo preso la metro per raggiungere la stazione e qui abbiamo trovato i nostri ospiti che ci hanno portato nelle loro case per le due notti. Io sono partita da Milano con un’altra mamma e poi abbiamo alloggiato con altre due compagne, con le quali abbiamo subito legato benissimo.

La mattina al nostro risveglio Amina ci ha preparato una prima colazione squisita: uova strapazzate, marmellata di rosa canina, pane caldo, the e verdure varie. Qualche cosa di superbo!

Il marito di Amina ci porta in università dove si svolgeranno i due giorni di convegno.

Vedo parecchie di noi partite da Bergamo, altre con le quali ci si è conosciute in giro e alcune donne kurde che già conoscevo. Poi incontro mia figlia che era già lì da qualche giorno per organizzare. Fuori dalla grande sala dove avverrà il convegno ci sono banchetti di libri, gadgets che servono per raccogliere un po’ di sostegno economico (la conferenza sarà costata davvero tanto). Ci sono anche le cuffie per le traduzioni simultanee, si può ascoltare in arabo, francese, inglese, curdo, italiano, spagnolo, insomma tante lingue. Ci accomodiamo nel grande salone messo a disposizione per l’incontro. Io sono molto eccitata: è la prima volta che mi trovo in un congresso così importante e mi sento timida a stare vicina a donne che vivono una vita così dura e in tante cose pericolosa, sento che c’è un clima di grande intensità, ci si saluta con calore anche se non ci si conosce, tutte abbiamo fatto – chi più chi meno – tanta strada per ritrovarci e ascoltarci. Una giovane donna sul palco (le giovani saranno le protagoniste di questo grande convegno) ci accoglie con parole di grande entusiasmo e ci spiega come saranno organizzate le due giornate.

Dà la parola ad una anziana kurda, una che ha lottato e lotta ancora per la sua terra – e in questo modo anche per tutte noi – per una nuova politica condotta dalle donne.

Una ad una salgono sul palco le donne che sono state invitate come relatrici per condividere con noi la loro realtà, e per parlare con noi e discutere di femminismo, di politica delle donne e di ecologia e tanti altri temi. L’ecologia è fondamentale e non va intesa nel modo classico, ma anche come qualche cosa di più profondo, perché alla base ha rapporto tra donna e natura, tra donna e la madre terra. Alla base di tutto questo sta una politica contro la guerra, contro lo sfruttamento delle donne, e l’aumento del consumismo. Alla fine del proprio discorso ogni donna si accende una candela per passarla ad un’altra. così alla fine tutte avranno una candela illuminata, in una sorta di collage che le unisce a formare la figura di un grande albero con le radici. “queste siamo noi, le donne!”.

è un momento di grande intensità emotiva. Sono vicina all’altra mamma con cui sono partita e ci guardiamo con le lacrime agli occhi. Sentiamo che si stanno per dire cose importanti, sentiamo che qui siamo in un luogo dove accoglienza e comprensione caratterizzeranno ciò che verrà detto e le nostre relazioni.

Si passa così a sentire le testimonianze di donne venute da tutto il mondo, ci mandano un saluto le donne di Non Una di Meno riunite a Bologna per l’assemblea nazionale. Sono tantissime e anche noi tutte a piena voce le salutiamo.

Pausa pranzo.

Scendo le scale ed entro in un altro salone e lì ritrovo Amina e altre donne kurde: ci hanno preparato un pranzo ottimo. Ognuna di noi prende il proprio piatto e poi, tutte insieme, si va fuori. La giornata è bella, c’è sole, sono immersa tra volti di donne che si parlano si abbracciano mangiano insieme. E’ bellissimo, intravvedo la mia ragazza, mia figlia, sono molto orgogliosa e felice di vedere che abbiamo interessi comuni che ci fanno ritrovare in momenti come questo che condividiamo con grande slancio.

Nel pomeriggio ci dividiamo in gruppi, io scelgo di partecipare al gruppo di ecologia.

C’è una compagna del movimento No MUOS che racconta la situazione della presenza di basi americane in Sicilia, delle manifestazioni che si susseguono per impedirne altre, del come e perché quelle che già ci sono fanno danni all’ambiente, all’uomo e sono una presenza massiccia di guerra in corso. C’è anche Miriam Miranda dall’Onduras, una compagna forte, una combattente. anche lei spiega le grandi difficoltà nel suo paese, ci spiega come la presenza di fabbriche europee stanno creando grandi drammi ecologici e umani. Poi si parla di No Tav: una compagna messicana ci racconta come il Messico sia diviso, da una parte gli zapatisti con una politica di partecipazione, di ecologia, di rispetto verso la natura, e dall’altra un governo esattamente contrario, che vuole tra le altre cose costruire un aeroporto gigantesco a Città del Mexico, dove verranno devastate zone rurali, creando ovviamente dei disastri, anche qui umani e ecologici irrecuperabili. Dopo questi interventi si prosegue confrontandoci su quanto ascoltato.

A sera ci fiondiamo nel salone della conferenza: lì un meraviglioso concerto di musica kurda ci attende, balliamo tutte assieme. Sono piena di emozioni e di ammirazione per una situazione creata con tanta precisione, ma autentica.

Arriva Amina con il marito ci portano via. Con lui purtroppo non abbiamo una lingua in comune, ma, davvero incredibilmente, tra gesti e alcune poche parole riusciamo ad intenderci, ci porta in un ristorante curdo, dove troviamo altre di noi e tutte insieme ceniamo ottimamente.

Domenica mattina, alle 07,00 Amina ci sveglia con un bel sorriso. Ottima colazione come la mattina precedente, poi la macchina ed eccoci nuovamente in universitá. questa volta quasi tutti i visi che incontriamo ci sono noti, ci salutiamo calorosamente e ci si abbraccia. Che bello!

Prendiamo le nostre cuffie e entriamo nel salone.

Questa è una giornata davvero da tenersi forte perché, tra l’altro, possiamo ascoltare voci di donne che hanno tanto sofferto e che ancora soffrono.

Haskar Kormizigul, una compagna kurda, ci racconta come sono organizzate le donne kurde internamente, nelle montagne, com’è la loro lotta. Ci spiega come la rivoluzione si fa con la cultura, con la scienza: solo passando dalla conoscenza e dallo studio si può pensare a una vera rivoluzione. Una cosa che dice mi tocca particolarmente: le donne anche in guerra sono diverse. Non viene messa in pratica la tortura, non si punta a fare soffrire inutilmente: c’è guerra e c’è morte certo, ma null’altro di quanto sentiamo dire di orrendo che viene perpetrato solitamente. Ci parla delle difficoltà che hanno avuto inizialmente come donne per farsi accettare e per portare una politica di libertà.

Ascoltiamo una donna nera di Los Angeles, Jade Daniels, attivista di Black Lives Matters. Ci spiega la politica razzista che regna sempre in USA e ci fa vedere un filmato di manifestazioni di protesta e di come la polizia sia cruenta nei loro confronti; ci ricorda che le donne nere più degli uomini sono state schiave e quanto non riescano tutt’oggi ad avere diritti sul lavoro.

Poi parla una compagna araba di Raqqa, Khawla al Issa Alhamoud, che fa un racconto che mi prende lo stomaco, il cuore, racconta di come e quanto l’Isis abbia violentato e torturato le donne. Raqqa l’hanno liberata, e così può farci vedere un filmato che ci mandano le donne dal deserto: sono su un camion e si strappano i veli dal capo: quale gesto di libertà! In sala siamo tutte commosse e urliamo e le salutiamo. È un momento molto intenso.

Interviene anche Selay Ghaffar, proviene dall’Afganistan, ed è attivista per i diritti politici e delle donne. Ci racconta della cosiddetta presenza “di pace e di difesa” degli USA nel suo paese e di quanto sia corrotto il potere politico del suo paese. Si chiede e ci domanda con quali donne vogliamo lottare, perché in Afganistan le donne andate al potere, (il paese è così ipocrita che ha voluto rispettare in parte le “quote rosa”) purtroppo sono tutte dalla parte di chi comanda davvero e non dalla parte delle donne che subiscono quotidianamente violenze in tutti i sensi.

È straordinario sentire di queste realtà, capire come tante donne sono in rete e che c’è ascolto e solidarietà. Certo questo è un primo convegno, probabilmente molte cose non si sono dette o non si sono riuscite ad approfondire. Il tempo, due giornate, non sono certo sufficienti per poter andare a fondo di punti forse più politici. Ma ci siamo incontrate e anch’io ho potuto capire che siamo tante con un obbiettivo di libertà, di rivoluzione.

Un’esperienza del genere non è stata una passeggiata, tornare e ripiombare nella mia città, Milano, nel lavoro di sempre, è stato molto pesante, avrei voluto continuare a confrontarmi con quelle donne, a imparare da loro un sacco di cose. Eppure, questa conferenza mi ha dato la carica e la voglia di andare avanti e di seguire e sostenere le donne kurde. Grazie davvero a tutte quante.

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