Covid-19, società, conoscenza, etica: che tipo di lotta contro il capitalismo?

Sviluppare coscientemente una lotta comune contro l'attacco del sistema sulla società e sull'individuo e contro la percezione che vuole creare, non è più un dovere che si può posticipare.

di Adem Uzun da Komun Academy – 6 maggio 2020

La modernità capitalista, l’ultimo stadio del sistema di civilizzazione dominante, ha raggiunto la sua posizione più distruttiva contro l’umanità. Con le sue illimitate pratiche di potere, guerre, massacri e politiche che uccidono la società nel XXI secolo, proclama che non c’è niente da dire in difesa di quelli che lottano per la società. Mentre ci si aspetta che la società preferisca l’angoscia dei post-modernisti, il fatalismo creato dal dogmatismo o la definizione di liberazione sviluppata dal liberismo a dispetto di tutta la distruttività della modernità capitalista, si richiede che la modernità capitalista sia accettata e lasciata senza replica o contro-azione. La propaganda sostiene che sia giunta la fine della storia, e che la modernità capitalista sia la verità eterna, decidendo in anticipo che non può esistere una società differente. Il sistema più prepotente della storia si dichiara come storia e società dall’inizio alla fine.

La pulizia etnica sviluppata dalle strutture dello Stato-nazione, il fatto che la natura sia stata portata sull’orlo del fallimento attraverso l’industrialismo e la distruzione del sistema economico e sanitario da parte dei giochi finanziari non rivelano soltanto gli attacchi da parte del sistema, ma forniscono anche dati importanti sull’insostenibilità del sistema. L’esplosione della popolazione, il peggioramento dei problemi sociali, l’esistenza di regimi autoritari, la distruzione ecologica, l’iniquità del reddito, i conflitti di classe, lo sfruttamento di genere, la distruzione e l’omogenizzazione delle differenze sociali, la degenerazione morale, la virtualizzazione della vita, l’armamento nucleare e l’attuale Terza Guerra Mondiale sono solo alcune delle principali questioni che possono essere elencate come prove del peggioramento della crisi strutturale del sistema.

Il più recente esempio di ciò è il COVID-19. La crisi pandemica che stiamo vivendo porta quasi a compimento il fallimento del neoliberismo, l’ideologia della modernità capitalista. Ci mostra che il sistema di assistenza sanitaria è soltanto per le élite. Infligge un danno letale alla società, distrugge la natura e le relazioni sociali e porta a gravi disastri inevitabili. Sfortunatamente, questo sistema sta tentando di sottomettere l’intera società caricandola della responsabilità di una malattia infettiva e mortale per cui in primo luogo ha preparato il terreno. Vuole che la società sia colpevole e spaventata da sé stessa, suggerendo che tutti siamo sulla stessa barca. Sì, il COVID-19 colpisce tutti, ma l’élite, i ricchi e i dirigenti del sistema, usano le opportunità create dallo sforzo e dalle tasse della società per evitare la malattia, mentre la classe povera e lavoratrice è lasciata a morire. Per non morire, viene consigliato di cavarsela da soli. “Non vedetevi, non toccatevi, nascondetevi” ecc. sono forniti obbligatoriamente come gli unici mezzi per proteggersi. Perché il sistema non può essere la risposta, ha investito soprattutto nel profitto e nel capitale e non in progetti che proteggeranno la società da possibili crisi, specialmente nel campo della salute. Poiché il sistema dà priorità all’economia di guerra e alla produzione e al consumo di beni non necessari e superflui, che crede portino più profitto, la società ora è di fronte ad una questione di vita o di morte. E ora il sistema vuole mettere le persone di fronte alla scelta di morire o sostenere la sua strategia per rafforzarsi, diventando più dipendenti da esso.

Di nuovo, l’armonia soprattutto fisica, intellettuale, spirituale e vitale dell’individuo e della società e gli aspetti politici e sociali della vita umana sono divisi e alienati dalla vita e dalla società. Il desiderio è organizzare la relazione tra le persone e le loro attività non per il bene generale della società e dell’individuo, ma per gli interessi del potere e dell’egemonia. Questo, insieme alla creazione di una grossa dissonanza nella società, ha rotto la struttura morale che è al centro della società e punta a rompere il legame tra la moralità e la libertà. La presenza di uguaglianza e armonia nell’economia, nella politica, nella salute, nell’educazione e nella vita ecologica porta a integrità morale, mentre la disarmonia e la segregazione portano alla disgregazione morale.

La politica e la cultura di produzione del sistema

Per superare la crisi strutturale del sistema e per assicurare la sua continuità, è stata messa in pratica la cultura consumistica. I rappresentanti del sistema finanziario-capitalistico traggono il loro potere da questo meccanismo culturale di operazione e modalità di produzione. Hanno preso il controllo sui nemici del patriarcato e sullo sfruttamento di umani, natura, società, e soprattutto delle donne. Combinato questo con le loro politiche di produzione degli ultimi 500 anni, soprattutto le loro politiche di consumo dal XIX secolo in poi, possiamo vedere che stanno continuando a costruire il loro sistema contro la natura e contro la società. Il pensiero disumano e la “politica e cultura della produzione”, originati da una logica puramente orientata al profitto e allo sfruttamento, sono estranei alla natura sociale, e la politica e la cultura del consumo che ha fondato nel corso dello scorso secolo è altrettanto estranea alla realtà e alla natura della società. Mentre nella precedente rivoluzione industriale l’obiettivo principale era prendere possesso delle risorse naturali, trasferire queste materie prime nelle aree di produzione capitalista e costruire tutte le relazioni sociali attraverso la produzione di nuovi beni, nel XX secolo il consumo di questi beni prodotti è diventato l’obiettivo principale.

Non è né facile né senza ostacoli inserirsi all’interno della mentalità della società. Di conseguenza, per essere attraente e allo stesso tempo legittimarsi mentre si superano quegli ostacoli, la cultura del consumo usa metodi molto raffinati. Per esempio, si appoggia alla scienza, alla politica e ai campi filosofici e intellettuali per creare la percezione desiderata. La cultura del consumo non è una cultura creata dagli umani come risultato di relazioni naturali con la società e gli individui. È una cultura nuova ed efficace, realizzata per accelerare il funzionamento della società e della cultura industriale.

La globalizzazione del capitalismo e l’etica della Società e dell’Individuo

Se dividiamo la globalizzazione capitalista in tre fasi, nella prima fase vediamo il capitalismo commerciale e il colonialismo sviluppati tra il XV e il XVIII secolo. Vediamo la seconda fase della globalizzazione nell’imperialismo, che è emerso con il capitalismo industriale nel XIX secolo. Con la terza fase della globalizzazione, che è iniziata nel XX secolo, vediamo la globalizzazione attraverso il capitalismo finanziario e l’egemonia capitalista. Ora il sistema sta lavorando duramente affinché questa egemonia penetri e sia assorbita dall’anima di ogni individuo. La fase in cui siamo ora è una fase globalizzata di società del consumo, in cui il carattere cancerogeno del capitalismo è molto avanzato. Un aspetto importante di questa fase è il metodo in cui si fanno soldi dai soldi. L’usura, una volta fonte maledetta di malvagità, è diventata il principale aspetto del capitalismo odierno, anche se è sempre stata considerata come un fattore che corrompe la società e distrugge la moralità. Questo ora è diventato l’aspetto principale dei sistemi economici, sociali e politici del mondo.

Quando i teorici e gli scienziati del sistema capitalista descrivono l’individuo della società capitalista, propendono verso una “costruzione individuale” per cui l’unico fine nella vita dovrebbe essere il consumo, che fanno passare come “necessario e naturale”. L’obiettivo era creare un’economia e uno zeitgeist (“spirito del tempo”) basati su un individualismo che è volto esclusivamente al consumo, strappato via dalla morale della libertà e dall’estetica della vita. Per esempio, nel passato, una persona nella famiglia avrebbe lavorato e avrebbe provveduto ai bisogni della famiglia. Ora, anche se tutta la famiglia lavora, non riesce a raggiungere gli standard creati dalla società consumistica. Tutti devono lavorare, avendo un debito con gli usurai contemporanei. Con ciò, essa aumenta lo sfruttamento e fa in modo che tutti inseguano i beni di consumo che offre. È emersa una realtà sociale che insegue l’accesso a questi beni di consumo e i cui valori centrali sono stati impostati di conseguenza. La società è stritolata nella morsa del consumo e non ha più il vento in poppa.

D’altra parte, questo approccio di “moralità individualistica”, alimentato illimitatamente dalla scienza e della tecnica, trascina l’umanità nei disastri, nelle guerre folli, nella distruzione ambientale, nella brutalità e nel caos. Un consumo di massa viene creato per controbilanciare la produzione di massa capitalista. Il consumo evidenzia una concezione e una considerazione estetica, che sono distaccate dalla costruzione della società e dell’etica. Gli individui che sono prigionieri delle merci, come consumatori eccessivi, offrono ai monopoli capitalisti grosse opportunità di profitto. Come individui di una società che sono stati presi da una produzione quasi “religiosa”, vogliono essere resi il più possibile docili, assimilati e facilmente gestiti. Perciò, entrano in gioco fenomeni di formazione del concetto e della percezione, come la presentazione di sé puramente visiva, la predilezione, il desiderio di essere scelti, le preferenze arbitrarie e il formalismo eccessivo. L’individuo, indebolito e allontanato dal volere politico consapevole e dal potere, è ora diventato l’obiettivo delle politiche di consumo. Il deterioramento del sé e della forma è iniziato all’interno dell’individuo. Tutto è stato trasformato in un oggetto di consumo. L’individuo ritrae sé stesso come pronto per il consumo, facendo attenzione alla forma piuttosto che al contenuto, pretendendo piacere e soddisfazione.

Anche la bellezza unica di tutti i fiori, di tutti gli insetti, di tutte le ali decorate di farfalle colorate, il sapore unico delle varietà di frutta e verdura coltivate nel suolo e le bellezze uniche create da tutte le persone nella loro emozione spirituale e nel loro mondo intellettuale sono inseriti in questo declino. Si desidera che siano progettati dall’industria culturale anche gli aspetti spirituali che nutre  ogni persona, come l’amore, il fascino e il senso del gusto. Si sta mettendo in pratica l’ingegneria orientata al profitto con uno sforzo sistematico su tutte le risorse negli umani, nelle piante e negli animali (in breve, tutti gli esseri viventi in natura). Attraverso la cultura del consumo, si spera che si estingua il significato della vita della società.

Perciò, il sistema vuole affrontare quelli che non sono stati presi e non si sono arresi ai desideri e alle tendenze materiali fisico-individualistiche, coloro che con la loro coscienza e con il cuore sono in una costante guerra con il sistema. La ricerca di auto-esistenza è consciamente distorta in tutte le aree della scienza, dall’economia alla politica, dalla sociologia alla psicologia, dalla storia all’utopia e dall’estetica alla legge. L’aspetto più toccante e paradossale è che il sistema ha il consenso individuale a questa distorsione con la convinzione che “sei libero, puoi scegliere e prendere ciò che vuoi, tu sei la determinante”.
Comunque, con il COVID-19, possiamo vedere che questo non è vero. Al contrario, stiamo avendo prova di come il sistema in realtà renda l’individuo e la società inermi e vulnerabili. Forse non è bene dirlo, ma con questa malattia abbiamo l’opportunità di vedere alcune cose più approfonditamente e metterle sull’agenda dell’intera società. È importante vedere che il migliore contributo che possiamo dare a noi stessi e al nostro ambiente viene da noi e che dobbiamo organizzarci di conseguenza. Come dato di fatto, anche i rappresentanti del sistema, che stanno fallendo di fronte a questa malattia, si affidano alla società aspettando che essa offra una soluzione e prenda le precauzioni più efficaci. Infatti, facendo riferimento alla società nelle conferenze stampa quotidiane e attraverso le reti televisive e dei social media, stanno in effetti annunciando il fallimento del loro sistema.

Che tipo di lotta?

Sviluppare coscientemente una lotta comune contro l’attacco del sistema sulla società e sull’individuo e contro la percezione che vuole creare, non è più un dovere che si può posticipare. È importante rafforzare quelle esistenti e anche prendere parte alle lotte sociali che svilupperanno una soluzione alternativa alla crisi, che è diventata un aspetto strutturale del sistema, e alle formazioni che illumineranno la strada del successo. Con la consapevolezza che le scienze sociali attuali contribuiscono alla distorsione e pongono le basi degli inganni, è diventato urgente sviluppare metodi di verità sociale.

Il primo passo per uscire dalla crisi è attraverso l’individuo che fa parte di questa società, che può produrre la forza del significato richiesto per le lotte sociali costruendo un regime basato sul pensiero filosofico libero, che rigetti la mentalità della crisi. Anche se il capitalismo è globalizzato, trascende i singoli Paesi ed è intrecciato, il suo circolo vizioso di competizione dovuto alla sua legge di massimizzazione del profitto lo mette di fronte ad un problema strutturale. Comunque, il capitalismo prende atto che non sta più crescendo indefinitamente e che non può più ottenere i margini di profitto sperati. Questo danneggia la percezione del falso mondo artificiale e del costante progresso che ha creato nelle menti delle persone. Queste sono inevitabilmente le conseguenze della natura del capitalismo. È una buona cosa che il sistema debba affrontare tale caos senza poter offrire progetti concreti e soluzioni per superarlo. Questo è il motivo per cui  il progetto di modernità democratica sempre presente sta entrando in scena con insistenza,  prendendo forza dalla cultura storico-sociale. Un pioniere che applica questo localmente e pensa globalmente, diventando sia un rappresentante della vita che un esecutore pratico, può soddisfare i bisogni della democrazia e della libertà per la società.

Per proteggere la società da questa malattia e renderla autosufficiente, notiamo che non abbiamo bisogno dei metodi dello Stato e dei rappresentanti del sistema. Come ha fatto emergere questa epidemia, è necessario rafforzare le comuni e le assemblee che sono in diretto contatto con la società, anziché i metodi e gli strumenti inutili del sistema. L’individuo organizzato in comuni e assemblee protegge e risolleva sia se stesso che il suo ambiente.