Costruiamo i nostri spazi di libertà contro la pandemia della violenza maschile!

Mano nella mano opponiamoci a tutte le forme di violenza. La catena che creeremmo unendo le nostre mani può creare un muro contro il sessismo, il razzismo e il colonialismo.

Traduciamo il comunicato delle Comunità delle Donne del Kurdistan – KJK (25 giugno 2020).

In tutto il mondo assistiamo all’aumento degli attacchi di sterminio contro le donne, con l’obiettivo di sopprimere e indebolire la nostra ricerca di libertà. Questo tremendo aumento di violenza contro le donne è direttamente correlato alla crisi del sistema capitalista patriarcale. Questo sistema continua la sua esistenza soprattutto sfruttando le donne; la crisi e la situazione caotica creata da questo sistema pone in grave pericolo le donne e tutte le società. Nuove ondate di attacchi sopraggiungono per spezzare la crescita della consapevolezza e della lotta delle donne. È più essenziale che mai per le donne del mondo sviluppare una comune strategia di resistenza contro questo sistema che sta cercando di massimizzare i profitti dalla condizione e dall’ambiente creati dall’ondata di Covid-19.

Come Movimento per la Libertà delle Donne del Kurdistan, che si è organizzato come erede della lotta universale delle donne per migliaia di anni, ci consideriamo parte del movimento globale delle donne e ci assumiamo responsabilità che vanno oltre i confini del Kurdistan. Da posti isolati del mondo attingiamo un’enorme carica dall’organizzazione e dalla resistenza delle donne e sappiamo che la lotta di liberazione che abbiamo intrapreso nei nostri territori dà forza e ispirazione alle nostre sorelle lontane migliaia di chilometri. Questo è vero per tutte le lotte locali delle donne. In questo momento, l’onorevole lotta per la libertà e l’uguaglianza delle donne sta crescendo ondata dopo ondata dalle nostre località per creare un oceano. Un vento che soffia da un lato del mondo può creare un’ondata o una marea in un’altra parte del mondo. L’energia all’interno delle lotte locali delle donne è immensa e chiamiamo questo stato organizzato il confederalismo democratico delle donne del mondo – e questo intimidisce il sistema patriarcale globale.

La libertà delle donne costituisce l’antitesi storica dello sfruttamento maschile. Poiché il problema delle donne costituisce la cellula staminale di tutti i problemi sociali, a sua volta l’entità sociale all’interno del sistema dominante che ha le contraddizioni strutturali più profonde è la donna. La liberazione delle donne perciò è l’unica area in cui tutti i nodi possono essere sciolti, che significa: il problema della libertà può evolversi in una soluzione reale. Il fatto che la crisi della modernità capitalista si rifletta soprattutto nel dilemma della libertà e della schiavitù delle donne è direttamente correlato a questa verità. Analogamente, il fatto che il sistema patriarcale globale stia combattendo sistematicamente per attaccare le donne è correlato a questa stessa realtà.

Gli attacchi misogini oggi sono aumentati al livello dello sterminio. Gli esempi e l’attuazione di questi stanno aumentando quotidianamente. In tutto il mondo bambini e donne sono esposti ad attacchi violenti e mortali da parte di uomini, forze statali e squadracce. Infatti, la maggiore pandemia che consiste nella violenza misogina e maschile non è mai stata così visibile in nessun momento della storia come ora. Perciò, per trasformare e ottenere risultati, soprattutto come donne, ma anche come società generica, dobbiamo focalizzarci sulla lotta alla pandemia della misoginia, originata dal virus patriarcale, ovvero la mentalità maschile. La nostra lotta e organizzazione deve servire a rafforzare le donne da una parte e a indebolire e superare la mentalità patriarcale dall’altra. Abbiamo urgentemente bisogno di sviluppare metodi di lotta che forniranno questo sia indirettamente che direttamente. Non dobbiamo dimenticare che la liberazione sociale è possibile soltanto con una rivoluzione mentale. Perciò, abbiamo il dovere di prendere di mira la mentalità patriarcale in modo costante, radicale e sistematico.

Questa mentalità è essenzialmente misogina. A questo punto, in cui la ricerca di libertà, la consapevolezza, la lotta e l’organizzazione delle donne sono in aumento, i loro nemici provano ad assicurarsi un’esistenza sviluppando contrattacchi. Queste nuove misure, che hanno portato a un aumento significativo nella violenza contro le donne, non possono essere spiegate soltanto con le condizioni create della pandemia del Covid-19; piuttosto, c’è un tentativo di beneficiare del fatto che la posizione della donna diventi più fragile sotto le proibizioni pandemiche e le condizioni di quarantena. Altrimenti, se attribuiamo l’aumento di per sé alle condizioni pandemiche, diamo per scontato che ci sarà una riduzione della violenza contro le donne alla fine della pandemia, che sarebbe un grave errore. Identificare la fonte del problema è il primo passo nello sviluppo di una soluzione. Le condizioni sono variabili, ma ciò che resta costante è la mentalità maschile che cerca opportunità costantemente. A questo proposito, dobbiamo vedere non soltanto la pandemia, ma anche come il periodo e le condizioni straordinarie in generale siano usate da questa mentalità per perpetrare crimini contro le donne.

Gli attacchi contro la lotta per la libertà delle donne curde, che ispira le sue sorelle in tutto il mondo con la sua resistenza, organizzazione e leadership di lotta rivoluzionaria, esemplifica questa realtà. Soprattutto in Rojava, dove si illumina il faro della rivoluzione delle donne, affrontiamo contrattacchi che aspirano all’annientamento della costruzione del sistema democratico. Questa volta non sotto il nome di ISIS, ma direttamente dello Stato turco fascista e i suoi mercenari islamici e con il supporto e l’approvazione esplicita o implicita dell’ordine patriarcale interstatale!

Questi attacchi fascisti alle donne che giocano un ruolo trainante nella rivoluzione sono stati ripetuti la notte prima di ieri [il 23 giugno 2020] a Kobane. Membri del coordinamento locale del Kongra Star, l’organizzazione-ombrello del movimento delle donne curde in Rojava, stavano visitando un villaggio appartenente a Kobane quando l’esercito turco ha messo in atto un attacco contro di loro. Tre donne curde sono state uccise in questo attacco mirato con un drone armato. Lo Stato turco, dopo aver occupato le città di Afrin, Serêkaniyê [Ras al-Ayn] e Girê Spî [Tell Abyad] e preparandosi ora a lanciare un attacco di occupazione a Kobane, ha deliberatamente scelto le donne come suo obiettivo. Questo perché Kobane è la città in cui l’ISIS è stato colpito per la prima volta sotto la guida delle donne. Kobane simboleggia la rivoluzione delle donne. Kobane, come città di resistenza, ha dato speranza e fiducia a tutti i popoli del mondo con la sua storica resistenza contro l’ISIS. Quando consideriamo che lo spazio aereo sopra Kobane è sotto il controllo russo, diventa chiaro che lo Stato turco conduce i suoi crimini di guerra e i crimini contro l’umanità con l’approvazione di forze statali misogine.

Un altro posto in cui il regime colonialista turco concentra i suoi crimini di guerra misogini è la città di Afrin, che rappresenta il limite occidentale del Rojava e della Siria settentrionale. Afrin è un luogo di grande valore simbolico per la rivoluzione delle donne del Rojava. Il sistema di co-presidenza è stato messo in pratica qui per la prima volta, le YPJ hanno dichiarato qui la loro istituzione e la prima martire della difesa delle donne è caduta qui. All’inizio del 2018, quando l’esercito turco ha invaso Afrin con carri-armati della NATO e gruppi di ISIS, né la Coalizione Internazionale né l’ONU o la Russia si sono opposti. La pulizia etnica è stata effettuata nella città di Afrin e nei villaggi circostanti che avevano una popolazione che era quasi completamente curda a quel tempo. Mentre la lingua curda è stato proibito, il turco e l’arabo venivano dichiarate lingue ufficiali, intanto l’interpretazione islamica omayyade dominava e veniva dichiarata la Sharia. Mentre la grande maggioranza delle persone di Afrin sono migrate internamente e sono diventate persone sfollate, quelle che non hanno lasciato le loro case stanno lottando per sopravvivere sotto il regime terrorista. Questa situazione non è diffusa soltanto ad Afrin, ma in tutte le città della Siria del Nord che lo Stato turco ha invaso e colonizzato.

Siamo consapevoli che non sia una coincidenza che crimini contro le donne, compiuti dallo Stato turco e dai suoi mercenari, stiano sistematicamente avvenendo ad Afrin, per trasformare la città-simbolo della rivoluzione delle donne in una città-simbolo della schiavitù delle donne. Oltre alla pulizia etnica e al genocidio culturale, si effettuano crimini contro le donne. Le donne e le giovani ragazze curde vengono rapite, imprigionate, stuprate, vendute come schiave in diverse città e corpi assassinati vengono lasciati a terra da gruppi islamo-fascisti pagati da Ankara (soprattutto con il denaro del cosiddetto “fondo per rifugiati” dell’UE dato alla Turchia). I crimini contro le donne a cui siamo esposte nelle città occupate in Rojava e Siria del Nord sono colonie turche approvate dalla NATO e dall’ONU, non diverse da ciò che ha fatto ISIS. Il fatto che le forze che provano a giustificare e legittimare il loro intervento in Afghanistan, basato sui diritti delle donne, rimangano in silenzio contro i crimini commessi contro le donne sotto il controllo dello Stato turco, rivela la complicità delle potenze e le vere intenzioni della NATO.

Crimini contro le donne sono perpetrati all’interno dei confini dello Stato turco, in linea con lo stesso concetto, ma con mezzi e metodi intensificati. Lo Stato turco ha preso potere dal coprifuoco per il Covid-19 che hanno proibito assembramenti e ha nominato funzionari fiduciari nelle municipalità delle città curde che avevano un sistema di co-presidenza in atto e arrestato i co-sindaci, ha concesso impunità ai perpetratori violenti di violenza sessuale e li ha rilasciati dalle prigioni sotto il nome di “perdono per il Corona” e legislazione “sposa il tuo stupratore”. Le donne che si oppongono e lottano contro ciò sono criminalizzate e arrestate. Da nessuna parte nel mondo le donne vengono tenute in ostaggio come prigioniere politiche come in Turchia. Le deputate elette e le co-sindache, le attiviste della società civile e le madri per la pace: sono centinaia o perfino migliaia le donne che hanno preso parte nelle attività politiche e sociali in Turchia che vengono imprigionate per i loro discorsi e pensieri. Poiché lo Stato turco sa che la resistenza sociale contro il regime fascista è pensata dalle donne, prova a intimidire e ricattare le donne, attraverso minacce, oppressione, violenza, detenzione e arresti. Non lo fanno solo direttamente con le loro forze, ma oltre agli ambienti di crisi sociale, politica, economica che hanno creato, promuovono tutte le forme di violenza contro le donne con la retorica e le politiche razziste, militariste e misogine. Come risultato, in Kurdistan settentrionale e in Turchia c’è un aumento di uccisioni di donne e di suicidi sospetti.

Lo Stato fascista turco, che non conosce confini nei suoi attacchi contro i curdi e le donne, concentra i suoi attacchi militari genocidi sul Kurdistan meridionale (Iraq settentrionale). In generale dal 2007, ma specialmente negli ultimi 5 anni, la milizia turca sta effettuando attacchi aerei sul Kurdistan meridionale con sempre più crudeltà. Più recentemente, dozzine di aerei da guerra turchi hanno compiuto simultaneamente raid aerei su Şengal [Sinjar], la terra d’origine degli Yezidi [Yazidi], sul campo profughi di Maxmûr [Makhmour] con dodicimila abitanti e le aree di difesa di Meder [Medya] nella notte del 14 giugno. Il popolo di Şengal e Maxmûr non ha ancora superato il trauma degli attacchi di ISIS dell’agosto 2014 e sta ora affrontando attacchi genocidi da parte dello Stato turco. Gli attacchi aerei transnazionali dello Stato turco, che costituiscono crimini di guerra, non sarebbero e non potrebbero essere effettuati senza il consenso della NATO. Per questa ragione, oltre alla Turchia, l’intera NATO, specialmente gli USA, è colpevole e responsabile. Mentre cinque civili sono stati uccisi durante l’attuale ondata di attacchi da parte della Turchia, questi raid aerei turchi hanno un’influenza particolarmente negativa sulle donne. Centinaia di villaggi montani sono già stati evacuati a causa degli attacchi e i loro abitanti sono stati forzati a fuggire verso la città. Donne che partecipano attivamente alla produzione nei loro villaggi con agricoltura e allevamento vivono una vita isolata a causa della fuga in città. Questo inoltre rende la situazione politica, economica e sociale, che ha preso ora la forma di una crisi in Kurdistan meridionale, perfino più difficile per le donne. Come risultato, la violenza domestica contro le donne sta crescendo rapidamente e possiamo vedere un aumento dei femminicidi e dei suicidi sospetti.

La situazione in Kurdistan orientale (Iran) è simile. La politica conservatrice anti-donne dello Stato iraniano, che non è capace di affrontare la situazione attuale, porta ad un peggioramento costante della crisi. Questo inoltre genera una crisi sociale ed economica. Mentre l’attuale situazione di crisi in Iran colpisce tutti i gruppi etnici e religiosi nel Paese, i curdi subiscono attacchi più sistematici e concentrati. Lo Stato iraniano supporta gli attacchi aerei turchi sul Kurdistan meridionale con colpi di mortaio e granate. Inoltre, l’esercito iraniano ha dispiegato le sue forze nell’area di confine con l’Iraq, che è territorio curdo, e ha iniziato una nuova operazione militare. Questa nuova operazione contro i curdi giunge in un periodo in cui l’Iran è in difficoltà nella sua competizione per l’egemonia del Medio Oriente contro gli USA e la sua popolazione sta lottando contro il virus Covid-19 e una profonda crisi economica. Questo peraltro sta colpendo le donne sotto forma di accresciuta violenza e femminicidio.

I crimini contro le donne che affrontiamo in Kurdistan sono compiuti in un modo simile in tutto il mondo. A livello globale, c’è un aumento significativo della violenza contro le donne, nello specifico violenza domestica. È anche possibile vederlo con l’aumento delle chiamate alle linee di supporto create per le donne che sono state colpite da violenza domestica. Con l’epidemia da Covid-19, le chiamate alle linee di supporto contro la violenza domestica in Libano sono aumentate del 100%. Questo dato è aumentato del 142% in Colombia. Durante il periodo tra marzo e maggio, quando la quarantena era in vigore in Messico, 2338 vittime di violenza domestica hanno chiesto aiuto (il numero di donne che hanno chiamato la linea di supporto nello stesso periodo del 2019 è stato 735). Similmente è stato osservato un serio amento nelle violenze sessuali, specialmente contro le ragazze. Durante la quarantena di due mesi in Colombia, 2338 ragazze di meno di 14 anni sono state esposte alla violenza sessuale e allo stupro. Questi sono soltanto i dati riportati dai registri e la realtà è molto più alta.

L’aumento dei crimini contro le donne in tutto il mondo si nutre direttamente e indirettamente del nazionalismo, sessismo, religione e scienza su cui si basa la modernità capitalista. Perciò, non è una coincidenza che il razzismo e il fascismo stiano aumentando in linea con gli attacchi sessisti. In questo contesto, la supremazia bianca e la violenza statale, che sono state messe in atto per centinaia di anni contro le persone nere negli USA, sono istituzionalizzate strutturalmente, perciò così sdoganate oggi. Precisamente per questa ragione, è necessario costruire alleanze per lottare per la libertà delle donne, raggiunta in forma antirazzista, anticapitalista e anticolonialista. Insieme a questo, individui militarizzati e armati e attori non statali stanno sempre di più infiltrandosi negli spazi vitali delle persone, con implicazioni dirette sulla vita di donne e bambini. Sforzi per aumentare lo sfruttamento sessuale legittimando la prostituzione, basata su un falso senso di libertà, costituiscono un’altra dimensione dei crimini contro le donne. Di nuovo, dovrebbe essere compreso all’interno di questo contesto che le donne che sono costrette nel settore informale, a cui manca ogni tipo di sicurezza, sono suscettibili di attacco e sfruttamento. Da una prospettiva più ampia, è ovvio che vengono compiuti svariati crimini contro le donne e la mentalità maschile dominante prova a trarre benefici dalle condizioni portate dalla pandemia del Covid-19.

Con questi sviluppi, come risponderemo agli attacchi sistematici della guerra che affrontiamo come donne, come ci difenderemo, come ci opporremo, come organizzeremo la resistenza? Questo è il punto su cui dobbiamo focalizzarci proprio ora e la nostra diligenza e le valutazioni dovrebbero servire a questo. Altrimenti, se ci focalizziamo soltanto sugli attacchi e guardiamo la situazione attuale soltanto come crimini contro le donne, possiamo rischiare di disperarci. Comunque, una delle ragioni per cui il sistema patriarcale è diventato così aggressivo è l’ascesa della nostra lotta, che sta rafforzando le donne. Non siamo l’anello più debole, al contrario, siamo il potere sociale che sfida il sistema globale!

Con la consapevolezza del nostro potere e dell’epoca in cui viviamo, possiamo opporci agli attacchi ideologici, politici, economici, militari, fisici e spirituali del sistema patriarcale-capitalista globale, che punta a intimidirci, trattenerci e soggiogarci. Li possiamo indebolire ulteriormente e rendere la lotta per la libertà delle donne una materia pratica per l’epoca rivoluzionaria delle donne del XXI secolo. Non è detto tanto per dire, ma in quest’epoca, con i colori della libertà delle donne, dell’ecologia e della democrazia dovremmo assicurare la rivoluzione delle donne. Come prova la loro aggressione, dobbiamo ricordare che i processi rivoluzionari hanno bisogno di lotta e resistenza feroci. Siamo già in un processo di lotta feroce, perciò la nostra opposizione deve essere per natura conseguentemente feroce.

Il sistema punta a individualizzarci, dividerci e isolarci perché sanno molto bene che noi, come donne, otteniamo la nostra forza dall’unità, dalla solidarietà e dall’organizzazione. Perciò non una singola donna dovrebbe essere sola o camminare da sola; partire dall’accoglierci, supportarci e difenderci l’una con l’altra a livello locale è il primo passo.

Secondo, dobbiamo trasformare le nostre reti in strutture organizzate. Con la consapevolezza che il percorso di libertà passa attraverso l’organizzazione, dovremmo risolvere tutti i problemi che affrontiamo, dalla salute all’economia, dalla legge alla politica, dalla società alla cultura, dalla stampa agli sport, dalla famiglia al territorio, e sviluppare soluzioni basate sul nostro potere autonomo e sulla nostra auto-organizzazione. A prescindere dal problema, il nostro obiettivo principale dovrebbe essere sviluppare soluzioni con la mente e la consapevolezza collettiva delle donne. Con ogni sfida che supereremo, ci rafforzeremo ulteriormente individualmente e collettivamente e indeboliremo il sistema maschile dominante che prova a soggiogarci.

Terzo, dovremmo puntare alla mentalità patriarcale nella lotta contro il sistema a dominazione maschile, poiché è questa mentalità che riproduce la violenza. Non possiamo assicurare le nostre vittorie senza trasformare questa mentalità, che è prevalente in tutte le sfere e gli aspetti sociali della vita con le sue relazioni di potere. Perciò, dobbiamo analizzare la mentalità maschile dominante in profondità, analizzare come è stata sistematizzata, portare a galla i suoi codici e costruire la nostra forza radicale di autodifesa contro di essa. Non dovremmo mai accettarla, dobbiamo svelarla, esporla e isolarla. Come donne, dovremmo collettivamente raggiungere consapevolezza su di noi e ciò che ci circonda. In questa direzione dovremmo creare piani di formazione e azione. Dobbiamo rendere inaccettabile la mentalità patriarcale per le donne e la società. Nel fare questo, dobbiamo anche vedere la sua stretta connessione al nazionalismo, razzismo, sessismo, secolarismo, colonialismo e resistere creando una mentalità di libertà.

Quarto: come gruppo, organizzazione o movimento di donne dovremmo costruire il nostro sistema basato su una mentalità di liberazione. Costruire un sistema democratico autonomo di donne significherà rendere praticabile questa mentalità di liberazione. Con la costruzione comune di strutture autonome basate sul confederalismo democratico, senza indebolire l’unicità locale e senza creare strutture centralizzate, si possono marginalizzare i poteri dello Stato dominante. Per limitare il dominio del sistema dominante, dobbiamo espandere le nostre aree di libertà. Mentre cresciamo, diventano più piccoli, mentre diventiamo più forti, diventano più deboli, mentre ci espandiamo, loro si restringono.

È esattamente il momento che ciò avvenga! Gli attacchi patriarcali contro le donne che cercano emancipazione non ci faranno indietreggiare. Trasformiamo ogni area della vita in una lotta contro la mentalità patriarcale e il suo sistema. Mano nella mano opponiamoci a tutte le forme di violenza. La catena che creeremmo unendo le nostre mani può creare un muro contro il sessismo, il razzismo e il colonialismo. Attraverso la nostra mentalità di liberazione possiamo costruire il nostro mondo democratico di confederalismo delle donne. Possiamo farlo, è il suo momento! Portando a termine storicamente la seconda più grande rivoluzione delle donne in tutto il mondo possiamo demolire il sistema maschile dominante dal Kurdistan a Minneapolis, da Ciudad Juarez a Kandahar, da Kharrtoum a Madrid!

25 giugno 2020
Coordinamento KJK
(Komalên Jinên Kurdistan – Comunità delle Donne del Kurdistan)