Chi siamo?


Jin è una parola curda che significa donna.


Rete jin è la rete delle donne in solidarietà con il movimento delle donne curde e quindi, più in generale, con la lotta per il confederalismo democratico: contro stato, patriarcato e capitalismo; per la democrazia, la rivoluzione delle donne e il cambiamento sociale.


Organizziamo presentazioni di libri, seminari, incontri più lunghi, presidi in piazza, e iniziative di diverso tipo.

Crediamo che il conflitto che si svolge in Mesopotamia che vede il sistema patriarcale e statale attaccare le forme di autogestione dei popoli e la rivoluzione delle donne, sia un conflitto che non è geograficamente limitato ma che ci riguarda tutte e tutti.

Facciamo riferimento al movimento di liberazione curdo, in cui le donne si autorganizzano ad hanno una propria autonomia: allo stesso modo ci organizziamo come donne, consapevoli di essere parte di un progetto più ampio.

Il movimento delle donne curde, nato e cresciuto in seno al movimento di liberazione curdo, è oggi un faro per chi lotta per un mondo più bello. Combattenti come Arin Mirxan e Avesta Xabur sono per noi degli esempi di compagne che sono cadute per difendere la vita che si sta costruendo nelle terre dove i popoli si autogestiscono, nelle terre della rivoluzione delle donne. Siamo consapevoli che loro sono un anello della storia che comprende la storia di migliaia di altre compagne, Bese, Beritan, Berivan, Zilan… che include Sakine, Fidan e Layla, uccise dai servizi segreti turchi a Parigi. Tutti questi sono anelli che fanno parte di una lotta ancora più lunga, che dura da migliaia di anni, e che attraversa centinaia di altri luoghi geografici. Una lotta che la storia non può e non potrà mai cancellare del tutto.

Siamo consapevoli di vivere un momento storico fondamentale: uno di quei momenti in cui, se non riusciamo a fare rete e costruire un cambiamento, ce ne potremmo pentire per i secoli a venire. Quello che sta accadendo oggi in Kurdistan è la scintilla che può accendere il fuoco del cambiamento globale e, al tempo stesso, il fascismo di Erdogan non è diverso dalle ondate di fascismo che viviamo nei nostri territori.

Facciamo nostro l’appello per l’8 marzo della KJK (Komela Jinen Kurdistane – l’organizzazione ombrello di tutte le organizzazioni di donne che fanno riferimento al movimento delle donne curde), che conclude dicendo:



“Come movimento di liberazione delle donne curde, in occasione dell’8 marzo 2018, lanciamo un appello alle donne del mondo: mettiamoci assieme e assieme sviluppiamo la necessaria teoria, programmi, organizzazione, e piani di azione per la liberazione della donna.
Con la coscienza che solo una lotta organizzata può portarci risultati, aumentiamo l’organizzazione in tutte le sfere della vita.
Collettivizziamo le nostre coscienze, forza di analisi, esperienze di lotta, e prospettive per creare le nostre alleanze democratiche.
Non lottiamo le une separate dalle altre – lottiamo assieme.
ì E, lungo il percorso, trasformiamo il ventunesimo secolo nell’era della liberazione della donna!
Perché questo è esattamente il momento giusto!
È il momento per la rivoluzione delle donne!”