Gli affari tra Italia e Turchia

Questo dossier è stato presentato da Rete Jin Milano in occasione del 19 luglio 2022, ossia il decimo anniversario dalla liberazione di Kobane, definito come l’inizio della rivoluzione in Rojava.

Questa è una prima versione che verrà ampliata nel corso del tempo, andando ad approfondire sempre di più i legami economici tra lo Stato turco e quello italiano. In questa prima versione la ricerca si è concentrata su settore tessile, del turismo, della vendita di armi e una panoramica generale di quali sono le relazioni commerciali.

Questo lavoro è partito dall’esigenza di capire come si muove la politica internazionale e spiegare/spiegarci perchè ad Erdogan e allo stato turco siano permessi tali guerre nei confronti del popolo curdo e dell’Amministrazione Autonoma del Nord-Est della Siria.

Ogni contributo è ben accetto.

è presente il link per scaricarlo e diffonderlo.

Rete Jin

Comunicato di Rete Jin contro gli attacchi dello stato turco in Kurdistan

A mezzanotte del 20 novembre lo Stato turco ha iniziato dei bombardamenti su larga scala in tutto il Kurdistan, in Rojava nella zona di Kobanê, tra cui il villaggio di Belûniyê a Shahba (popolato da sfollati curdi di Afrin), il villaggio di Teqil Beqil vicino a Dêrik, la regione di Dahir al-Arab vicino a Zirgan e le aree dei monti Qendil e dei monti Asos nel Kurdistan meridionale in Kurdistan iracheno.


L’attentato del 13 novembre a Istanbul è stato opera dello stesso regime turco, che ha accusato infondatamente PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan), YPG (Unità di protezione del popolo) e YPJ (Unità di protezione delle donne) per giustificare una nuova invasione. Erdogan sta così iniziando la sua campagna elettorale per le elezioni che arriveranno in primavera. Questi attacchi servono anche per coprire la grave crisi interna al paese e per ottenere consenso, nel momento in cui gli exit poll danno il suo partito AKP come perdente. Questa strategia non è nuova, e vuole legittimare una nuova invasione agli occhi della comunità internazionale, criminalizzando l’immagine della donna curda e della legittima resistenza dei popoli del Kurdistan e del PKK. I bombardamenti sulle montagne di Qendil, cuore della resistenza eroica della guerriglia, hanno anche lo scopo di coprire i crimini dell’esercito turco, che da anni lì utilizza armi chimiche vietate dalle convenzioni internazionali.

Come movimento delle donne condanniamo questi attacchi non solo contro il popolo curdo, ma anche contro la lotta delle donne e l’intero progetto del confederalismo democratico, e crediamo sia responsabilità di tutta la comunità internazionale reagire a questa barbarie. Kobane è il simbolo dell’avanguardia delle donne contro lo Stato Islamico e della resistenza dell’umanità alla barbarie.

Invitiamo alla mobilitazione immediata contro questa invasione annunciata. Possiamo organizzare incontri per sensibilizzare l’opinione pubblica, fare informazione sui canali social e sui media e manifestare davanti ai consolati turchi nelle nostre città.

DIFENDIAMO LA RIVOLUZIONE DELLE DONNE CONTRO IL FASCISMO TURCO!

20 novembre 2022

Rete Jin

// English version//

RETE JIN PRESS RELEASE AGAINST TURKISH STATE ATTACKS IN KURDISTAN

At midnight on 20th November, the Turkish state began large-scale bombings throughout Kurdistan, in Rojava in the area of Kobanê, including the village of Belûniyê in Shahba (populated by Kurdish displaced persons from Afrin), the village of Teqil Beqil near Dêrik, the region of Dahir al-Arab near Zirgan, and the areas of the Qendil and Asos mountains in southern Kurdistan in Iraqi Kurdistan.

The 13th November attack in Istanbul was the work of the Turkish regime itself, which falsely accused PKK (Kurdistan Workers’ Party), YPG (People’s Protection Unit) and YPJ (Women’s Protection Unit) to justify a new invasion. Erdogan is thus starting his campaign for the elections next spring. These attacks are also cover up of the serious crisis within the country and aim at gaining consensus, at a time when exit polls give Erdogan’s AKP party as the loser. This strategy is not new, and is intended to legitimise a new invasion in the eyes of the international community by criminalising the image of Kurdish women and the legitimate resistance of the people of Kurdistan and the PKK. The bombing of the Qendil mountains, the heart of the heroic guerrilla resistance, is also meant to cover up the crimes of the Turkish army, which for years has been using chemical weapons there that are banned by international conventions.

As women’s movement, we condemn these attacks not only against the Kurdish people, but against the struggle of women and the entire project of democratic confederalism, and we believe it is the responsibility of the entire international community to react to this barbarity. Kobanê is the symbol of the vanguard of women against the Islamic State and of humanity’s resistance to barbarism.

We call for immediate mobilisation against this announced invasion. We can organise meetings to raise awareness, inform on social channels and media, and demonstrate in front of Turkish consulates in our cities.

LET’S DEFEND THE WOMEN’S REVOLUTION AGAINST TURKISH FASCISM!

20th November 2022

Rete Jin / Italy


DELEGAZIONE INTERNAZIONALE DI PACE A İMRALI

Il 15 febbraio 2022 cade il ventitreesimo anniversario del rapimento e dell’inizio della detenzione del leader politico curdo Abdullah Öcalan.


COMUNICATO STAMPA – RICHIESTA DI LIBERAZIONE IMMEDIATA (16 febbraio 2022)


ACCRESCERE LA PRESSIONE INTERNAZIONALE PER IL RILASCIO DEL LEADER CURDO ABDULLAH ÖCALAN

Il 15 febbraio 2022 cade il ventitreesimo anniversario del rapimento e dell’inizio della detenzione del leader politico curdo Abdullah Öcalan.

Ogni anno, da quando Abdullah Öcalan è stato incarcerato, una delegazione di pace ha visitato la Turchia chiedendo di poterlo incontrare nell’isola-prigione di İmralı. Quest’anno, la più partecipata delegazione di pace internazionale fino a oggi, organizzata da International initiative, Freedom for Abdullah Öcalan, Peace in Kurdistan, dai sindacati britannici e da Peace in Kurdistan, ha da poco completato i due giorni di lavoro virtuale della delegazione in Turchia e di valutazione dei 23 anni di detenzione aggravata in isolamento di Öcalan, leader riconosciuto del popolo curdo. 

La delegazione ha incontrato rappresentanti politici, organizzazioni per i diritti umani, organizzazioni di donne, associazioni di detenuti e delle loro famiglie, e avvocati, tra cui quelli dello studio legale Asrin, che difendono Abdullah Öcalan, ed a cui è stato negato il contatto con il loro assistito in violazione del diritto internazionale. 

La delegazione ha potuto riscontrare che: 

  1. il regime di isolamento praticato nell’isola di İmralı, dove Abdullah Öcalan è stato tenuto prigioniero per 23 anni in violazione del diritto internazionale e delle convenzioni sui diritti umani, è stato ora esteso a tutto il sistema carcerario della Turchia. Si stanno costruendo carceri di isolamento di tipo F, e tra le mura delle carceri già esistenti l’isolamento dei prigionieri politici sta diventando una pratica comune, così come l’imposizione di severe sanzioni disciplinari;
  1. in queste condizioni i prigionieri politici vengono maltrattati e torturati, gli anziani e le persone con gravi malattie privati delle cure mediche;
  1.  gli stupri e le molestie sessuali commesse dai c.d. guardiani del villaggio e dal personale militare o carcerario costituiscono la normalità in un sistema che garantisce impunità ai colpevoli;  
  1. in Turchia la libertà di parola è inesistente, e migliaia di persone sono costantemente perseguitate, arrestate, tenute in custodia cautelare per lunghi periodi e poi condannate a pesanti pene detentive per motivi meramente politici. Coloro che non accettano di pentirsi dei loro “misfatti” o di mostrarsi “docili” vengono sottoposti a punizioni aggravate. 
  1. il diritto di difesa di Abdullah Öcalan continua ad essere violato. I suoi avvocati hanno confermato che non sono state consentite comunicazioni con lui dal 25 marzo 2021.

L’isolamento di Abdullah Öcalan è stato inasprito dalle autorità turche in seguito al rapporto della Commissione contro la tortura del Consiglio d’Europa (CPT) dell’agosto 2020, nel quale si sottolineava che “il regime di isolamento” praticato sull’isola di İmralı è “inaccettabile” e raccomandava alle autorità turche di prendere misure per migliorare questa situazione “senza ulteriori indugi”. Il governo turco ha reagito vietando a Öcalan nuove visite da parte della famiglia e degli avvocati e vietando altresì ogni comunicazione telefonica, peggiorando così ulteriormente le sue condizioni di isolamento. 

Chiediamo che il CPT monitori l’attuazione delle raccomandazioni formulate alle autorità turche nel suo rapporto per il rispetto del diritto internazionale, e che domandi loro di poter incontrare personalmente Öcalan e i suoi avvocati.

I membri della delegazione sono estremamente preoccupati per il mancato rispetto da parte delle autorità turche delle raccomandazioni degli organismi internazionali per i diritti umani, e ancora di più per il silenzio degli stessi organismi internazionali, in particolare per il fatto che la delegazione del CPT in visita in Turchia nel 2021 non si sia recata a İmralı né abbia fornito alcuna informazione sullo stato di salute di Öcalan.  

Dopo tutti questi anni, nonostante le torture subite, quello di Öcalan rimane un messaggio di conciliazione con il quale si insiste sulla necessità di riavviare un percorso di pace e democratico. Riteniamo che la sua presenza al tavolo dei negoziati sia un fattore essenziale per la pace nella regione.

Ci appelliamo a tutte le istituzioni che nel mondo sono responsabili per l’attuazione delle convenzioni internazionali sui diritti umani e per il mantenimento dello stato di diritto affinché facciano sentire la loro voce per chiedere che l’isolamento di Abdullah Öcalan abbia fine senza ulteriori indugi. 

È giunto il momento che il mondo si assuma le sue responsabilità.

Andrea Kocsondi, membro dell’esecutivo della Federazione Generale dei Sindacati (GFTU), Regno Unito. 

Barbara Spinelli, co-presidente dell’Associazione europea degli avvocati per la democrazia e i diritti umani nel mondo. 

Christine Blower, ex segretaria generale dell’Unione Nazionale degli Insegnanti, Gran Bretagna. 

Clare Baker, responsabile internazionale del sindacato britannico Unite. 

Claire Jones, segretaria generale della Società degli impiegati sindacali (SUE), Regno Unito. 

Dimitri Roussopoulos, editore e redattore, scrittore, ecologista e organizzatore di comunità. 

Doug Nicholls, leader della Federazione Generale dei Sindacati, Regno Unito. 

Federico Venturini, ricercatore associato all’Università di Udine (Italia). 

Kariane Westrheim, professoressa di scienze dell’educazione all’Università di Bergen, presidentessa dell’EUTCC, Norvegia. 

Laura Quagliuolo, editor e scrittrice italiana. 

Mahmoud Patel, accademico, studioso di diritto e attivista dei diritti umani, Sudafrica. 

Margaret Owen OBE, Avvocata, Regno Unito. 

Melanie Gingell, avvocata e docente di diritto internazionale dei diritti umani. 

Radha D’Souza, professoressa di diritto, avvocata e scrittrice, attualmente docente di diritto all’Università di Westminster, Regno Unito. 

Şerife Ceren Uysal, co-segretaria generale dell’Associazione europea degli avvocati per la democrazia e i diritti umani nel mondo. 

Shavanah Taj, segretaria generale del TUC, Galles. 

Thomas Jeffrey Miley, studioso di sociologia all’Università di Cambridge. 

Ögmundur Jónasson, ex ministro della giustizia islandese.

Per contatti e informazioni
Federico Venturini: venturini@inventati.org
Barbara Spinelli: avv.barbaraspinelli@gmail.com
Laura Quagliuolo: laura.quagliuolo@gmail.com

TJK-E chiede un’ampia partecipazione alle proteste per Öcalan l’11 dicembre

Il Movimento delle donne curde in Europa chiede un’ampia partecipazione alla manifestazione dell’11 dicembre per la libertà del leader curdo Abdullah Öcalan.

Traduciamo il comunicato del TJK-E pubblicato il 10 dicembre su ANFNews.

Il Movimento delle Donne Curde in Europa (TJK-E) ha rilasciato comunicato per dichiarare il 10 dicembre Giornata Internazionale della Libertà per Abdullah Öcalan come annunciato da Freedom for Abdullah Öcalan Initiative.

“Le forze che hanno orchestrato la cospirazione del 9 ottobre, volta a eliminare il movimento per la libertà del Kurdistan e la lotta per la libertà e l’uguaglianza in Medio Oriente, hanno fallito. Mentre i cospiratori sono stati sconfitti, la lotta per la libertà ha proseguito il suo cammino, ed è diventata una speranza per tutto il mondo. La resistenza delle donne e del popolo curdo, e soprattutto la resistenza storica di Öcalan, ha vanificato gli sforzi per sconfiggerle. Condanniamo ancora una volta la cospirazione più brutale e disumana della storia dell’umanità. Commemoriamo con rispetto e gratitudine gli eroi che hanno combattuto e resistito alla cospirazione e sono caduti come martiri”, dice la dichiarazione.

“POSSIAMO SCONFIGGERE QUESTO ATTACCO SOLO ATTRAVERSO LA RESISTENZA”

La dichiarazione continua: “Nonostante il sistema di tortura e l’isolamento assoluto imposto a Öcalan, il paradigma di vita democratica e libera da lui sviluppato ha dato speranza ai popoli del Medio Oriente e del mondo, in particolare ai popoli del Kurdistan. È diventato l’unica opzione per la democratizzazione della Turchia e del Medio Oriente, per risolvere i problemi, per la liberazione delle donne e per una vita comune egualitaria. Il fatto che questa filosofia sia diventata gradualmente più popolare ha dato fastidio allo stato fascista turco e a chi detiene il potere. Per questo sono stati così messi in atto questo attacco globale e l’isolamento. Possiamo sconfiggere questi attacchi con la lotta comune e la resistenza del popolo, che include noi donne.

REAZIONE AL SILENZIO INTERNAZIONALE

Questo isolamento assoluto e gli attacchi a Öcalan sono un’aggressione diretta a tutti i popoli del Kurdistan e all’umanità. Il silenzio di tutte le istituzioni internazionali, specialmente il CPT, fa sì che il governo fascista AKP-MHP intensifichi le sue politiche. Il regime fascista AKP-MHP attacca tutte le conquiste del popolo curdo e vuole distruggere tutto ciò che promuove una libera identità curda. Le istituzioni internazionali sono complici di questo fascismo.

Intensificare la lotta contro il fascismo e spianare la strada per la vittoria insieme alle donne, al popolo curdo, ai giovani e a tutti coloro che promuovono i valori dell’umanità, è l’unica via d’uscita. Perciò diciamo che “La libertà di Öcalan è la nostra libertà”. Il modo più efficace e significativo per raggiungere questo obiettivo è quello di riunirsi intorno a Öcalan.

“ALZIAMO LA VOCE PER LA LIBERTÀ DI ÖCALAN”

La Freedom for Abdullah Öcalan Initiative ha annunciato il 10 dicembre come giornata internazionale della libertà per Abdullah Öcalan. Persone in diverse parti del mondo, specialmente il popolo del Kurdistan, parteciperanno alle proteste per chiedere la libertà per Öcalan. Manifestazioni ed eventi si terranno anche l’11 dicembre.

Come Movimento delle Donne Curde in Europa, chiediamo un’ampia partecipazione alle manifestazioni nell’ambito delle campagne “È tempo di difendere le donne libere e la società contro il femminicidio” e “Stop all’isolamento, all’occupazione, al fascismo, è tempo di assicurare la libertà”. L’11 dicembre si alzerà una sola voce in tutto il mondo, che chiederà la libertà per Öcalan.

La Mezzaluna Rossa Curda: il governo turco ha tagliato le forniture idriche

Il governo turco ha tagliato le forniture idriche

Una violazione di IHL che può essere fatale per migliaia di persone.

Sabato scorso, il governo turco ha interrotto il flusso da un serbatoio che fornisce acqua alle aree in provincia di Hasakah, nel nordest della Siria, controllata dalle autorità locali curde.
La stazione dell’acqua di Alouk si trova vicino alla città di confine di Serekaniye, dove la Turchia e i suoi delegati militanti hanno assunto il controllo nell’ottobre 2019 durante la cosiddetta “Operazione della Primavera della Pace” della Turchia. Da allora, i gruppi sostenuti dai turchi hanno regolarmente interrotto il flusso d’acqua. Ciò è confermato anche da una dichiarazione pubblica dell’UNICEF, la quale ha affermato che la mossa è stata l’ultima di una serie di interruzioni nel pompaggio dell’acqua nelle ultime settimane.

La stazione di pompaggio Allouk, che di solito serve più di 460.000 persone a Hasakah e nei dintorni, non è operativa dal 30 ottobre 2019.
Da allora, il KRC con altri attori sta prendendo misure d’emergenza per trovare fonti alternative di acqua per le persone nella regione.

La protezione delle risorse idriche e delle infrastrutture per garantire un approvvigionamento affidabile di acqua ed elettricità al
la popolazione è un’esigenza fondamentale per la popolazione civile.

Gli impianti idrici sono coperti da una serie di termini e disposizioni del diritto internazionale umanitario, sia per trattato che per diritto consuetudinario.
La fame come metodo di guerra è esplicitamente vietata indipendentemente dalla natura del conflitto, e il concetto di oggetti essenziali per la sopravvivenza della popolazione civile comprende installazioni di acqua potabile e forniture e lavori di irrigazione. L’immunità per gli oggetti indispensabili viene revocata solo quando vengono utilizzati esclusivamente per le forze armate o in supporto diretto dell’azione militare. Anche allora, gli avversari devono astenersi
da qualsiasi azione, che potrebbe ridurre la popolazione alla fame o privarla di acqua essenziale.


La conduttura dell’acqua è ancora regolarmente interrotta.
Più di 460.000 persone sono senza rifornimento idrico.
La comunità internazionale deve fare un passo serio per ridurre questa catastrofe.

Nelle guerre civili, che oggi rappresentano la maggior parte dei conflitti armati nel mondo, l’uso dell’acqua da parte dei partiti belligeranti rappresentano una grave minaccia per la popolazione interessata. Attaccare l’acqua è attaccare un intero stile di vita e rende l’accesso all’acqua quasi impossibile o completamente impossibile, aumentando così i rischi per la popolazione civile nonostante la protezione garantita dal diritto internazionale.
Inoltre, un rappresentante delle Nazioni Unite in Siria lunedì ha dichiarato di aver interrotto una stazione idrica chiave nel nordest del paese,e questo mette a rischio almeno 460.000 persone mentre gli sforzi aumentano per impedire la diffusione del malattia di coronavirus.

La pandemia (o coronavirus) COVID-19 non ha precedenti nella storia recente e si sta diffondendo rapidamente. Non è solo una crisi di salute pubblica, ma anche una crisi umanitaria in atto. Nei paesi devastati dalla guerra, il COVID-19 rappresenta una drammatica minaccia per la vita.
Il sistema sanitario è già stato devastato dalla violenza, e la minaccia di un’ulteriore tensione per l’assistenza sanitaria dal coronavirus è un rischio enorme per le comunità.
I Piani per prevenire e rispondere al virus devono andare avanti con urgenza prima che possa prendere piede nei paesi in conflitto. Negare a centinaia di migliaia di persone l’accesso all’acqua è negare loro una fonte fondamentale di protezione contro Covid-19, dato che il lavaggio delle mani è un mezzo fondamentale per proteggersi dal virus.

Nel frattempo, la SDF (Syrian Democratic Forces), rispondendo a una chiamata del Segretario Generale delle Nazioni Unite, ha dichiarato di cessare il fuoco in tutta l’area.

Il KRC esorta tutte le parti in conflitto a dichiarare un cessate il fuoco e a rispettare la vita civile prendendo ogni possibile misura per proteggere e rispettare i civili e le infrastrutture civili.

Il diritto internazionale umanitario mira a garantire il soddisfacimento dei bisogni fondamentali dei civili, anche in periodi di conflitto. Nel nord-est della Siria le infrastrutture (ad es. Stazioni idriche e dighe) per il sistemi di approvvigionamento idrico potrebbero essere collocate vicino alle linee del fronte ed è fondamentale che siano protetti.

Le Convenzioni di Ginevra e i loro Protocolli aggiuntivi proteggono le persone malate, ferite e naufragate che non hanno
preso parte a ostilità, prigionieri di guerra e altri detenuti, civili e oggetti civili.
Le operazioni militari devono essere condotte conformemente al diritto internazionale umanitario, in particolare i principi di distinzione,
proporzionalità e precauzione. Attaccare o rendere inutili gli oggetti indispensabili alla sopravvivenza del la popolazione civile, come le strutture idriche e igieniche, è vietato.

KRC chiede al governo turco di autorizzare immediatamente la fornitura di acqua alle aree private urgentemente e per garantire che non si verifichino ulteriori interruzioni d’acqua con nessun pretesto.

A causa di queste circostanze e della situazione critica e drammatica dovuta alla pandemia di COVID-19, noi raccomandiamo vivamente e chiediamo al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite una riapertura immediata del confine di Yaroubiyeh.

Secondo le Nazioni Unite, l’attraversamento della frontiera in passato ha consentito il sostegno di circa 1,4 milioni di persone nel nord-est della Siria.

KRC ha ritenuto nostro obbligo umanitario essere al servizio di tutte le persone indipendentemente dal loro background, nazionalità, razza, religione, genere. Tuttavia, la comunità internazionale deve essere consapevole e supportare le attività.
Continueremo sempre il nostro lavoro accettando i principi umanitari internazionali, proteggendo le idee di leggi e principi internazionali.

Kurdish Red Crescent, KRC – Heyva Sor A Kurd NGO