Gli attuali attacchi della Turchia all’amministrazione autonoma della Siria del Nord-Est

— Riportiamo l’articolo pubblicato su Women Defend Rojava il 4 dicembre: https://womendefendrojava.net/en/2022/12/04/turkeys-current-attacks-on-the-autonomous-administration-of-north-and-east-syria/ —

Questo articolo si basa sul contributo di Iida Käyhkö al BRIEFING STAMPA e alla sessione di domande e risposte con Newroz Ahmed (SDF) Sugli attacchi della Turchia nel NE della Syria: https://www.youtube.com/watch?v=MYYvxo55gxE&t=2023s

Per capire il silenzio degli Stati occidentali di fronte agli ultimi attacchi dello Stato turco in Rojava, è fondamentale guardare al contesto geopolitico e sottolineare l’impatto che sta avendo il consenso globale del programma di sicurezza dello Stato turco.

La posizione dello Stato turco si è rafforzata grazie ai cambiamenti geopolitici successivi all’invasione russa dell’Ucraina. I piani della NATO di espansione in Finlandia e Svezia, e la necessità di mostrare un fronte unito, hanno dato alla Turchia l’opportunità di forzare la propria agenda.

Lo Stato turco vuole un consenso planetario con la sua propaganda – cioè quella che dipinge il movimento curdo per la libertà come terrorista. La Turchia è la seconda potenza militare nella NATO, ma sostiene che l’amministrazione autonoma di Rojava rappresenta una minaccia per la sua esistenza.

Non esistono prove o precedenti a sostegno di questa narrazione. Infatti, lo Stato turco ha continuato a tenere in piedi la sua alleanza con gruppi terroristici jihadisti e fascisti nei suoi tentativi di destabilizzare la regione. È stato lo stato turco che ha sostenuto gli attacchi ISIS nei confronti del Rojava. È lo Stato turco che sta attualmente attaccando le unità di difesa nel campo di Al-Hol per cercare di provocare una rinascita dell’ISIS. Consentire che lo Stato turco asserisca di combattere il terrorismo non è solo una farsa, è pericoloso.

Dobbiamo essere assolutamente chiari su questo punto: sono le continue aggressioni e violenze perpetrate dallo Stato turco a causare insicurezza e instabilità in tutta la regione. La Turchia usa la narrazione della guerra al terrorismo per spingere l’idea che la sicurezza nella regione può essere raggiunta solo attraverso l’annientamento totale dei movimenti politici curdi.

Sia chiaro: per molti decenni, la Turchia è stata sostenuta dalla NATO, sia militarmente che politicamente, nei suoi attacchi al Kurdistan. Il mondo è rimasto a guardare mentre la Turchia massacrava i curdi, imprigionava decine di migliaia di persone per piccoli atti di dissidenza e compiva attacchi illegali e sanguinosi in tutto il Kurdistan. Gli alleati della NATO hanno continuato a vendere armi alla Turchia e si sono detti d’accordo con le cosiddette preoccupazioni di sicurezza della Turchia, dichiarando per tutto il tempo di essere in favore della libertà e della democrazia.

Come se non bastasse, gli alleati NATO della Turchia e altri Stati occidentali attaccano i curdi e i loro alleati al di fuori del Kurdistan, per conto della Turchia. Lo Stato turco ha coerentemente spinto gli Stati occidentali a criminalizzare il Movimento Curdo per la Libertà e ad utilizzare la legislazione antiterrorismo per colpire le organizzazioni curde. Gli Stati della NATO che continuano ad aiutare la Turchia nei suoi attacchi contro il movimento curdo per la libertà criminalizzano anche coloro che all’interno dei loro confini cercano di influenzare o criticare questa politica estera. Questa repressione politica ha un effetto estremamente dannoso sull’organizzazione della solidarietà e la creazione di un fronte popolare efficace per resistere al genocidio e alla guerra in Kurdistan.

Le comunità curde, così come gli attivisti solidali, affrontano incursioni, arresti, imprigionamento e deportazione per la loro partecipazione all’attività politica, organizzazione della comunità e lobbying diplomatica. Tutto ciò avviene nell’ambito della legislazione antiterrorismo, che conferisce agli Stati poteri eccezionalmente ampi e brutali. Il movimento di liberazione curdo chiama queste tattiche “guerra speciale” – perché sono un’estensione cruciale della guerra in Kurdistan. Senza questa criminalizzazione, gli Stati occidentali dovrebbero affrontare sfide molto più grandi alla loro complicità negli attacchi dello Stato turco.

Nell’ultimo decennio, l’Amministrazione autonoma della Siria settentrionale e orientale ha offerto al mondo la possibilità di vedere come può funzionare la democrazia di base, basata sulla liberazione delle donne. Ci ha mostrato la possibilità di creare un’alternativa radicale al sistema dominante di disuguaglianza, conflitto e patriarcato.

Per le donne ovunque, Rojava si pone come un esempio di ciò che l’azione anti-patriarcale organizzata può ottenere – dalla creazione di spazi di libertà e organizzazione collettiva nelle comunità, per sconfiggere l’ISIS sui campi di battaglia, a ispirare e sostenere le donne in tutto il Kurdistan e nel mondo per difendersi contro l’oppressione.

Possiamo vedere questo impatto nelle proteste e le rivolte che continuano in tutto l’Iran e Rojhelat dopo la morte di Jina Mahsa Amini, dove le donne hanno adottato lo slogan Jin, Jiyan, azadî, che ha le sue radici nel movimento ci liberazione curdo.

È necessario che gli Stati occidentali respingano la narrazione sulla sicurezza della Turchia e trovino soluzioni politiche che rispettino i progressi democratici compiuti in Rojava. Quelli di noi che vivono in Occidente devono resistere alla criminalizzazione e unirsi all’appello a difendere il Kurdistan. Questa è l’unica strada per una pace duratura.

Dobbiamo resistere alla guerra femminicida: la guerra di Stato turca di occupazione del sud Kurdistan

Dossier del TJK-E sulla guerra di occupazione turca in Kurdistan meridionale.

Indice

1. Introduzione – La nuova fase dell’aggressione dello Stato Turco in Kurdistan.

2. Background degli attacchi

3. L’invasione e il movimento delle donne

4. Supporto e azione internazionale


1. La nuova fase dell’aggressione dello Stato Turco in Kurdistan

Il 14 aprile 2022 nuove incursioni aeree e bombardamenti hanno annunciato la nuova fase dell’aggressione turca contro il Kurdistan. Tali attacchi concentrati sulle regioni a sud del Kurdistan: Zap, Metina, Avasin, sono stati seguiti dall’avanzata di migliaia di soldati trasformandosi, quindi, in una carica su vasta scala che sta proseguendo sino ad oggi. L’obiettivo immediato dell’invasione militare è quindi lontano dall’essere le Forze di Difesa del Popolo, quanto la guerriglia curda. Ad ogni modo, questa escalation deve essere vista come la fase più recente nell’attacco supportato dallo stato turco verso la popolazione curda, verso la democrazia nella regione curda e verso le conquiste del Movimento di Liberazione Curda e del Movimento delle Donne Curde. Esploreremo questi avvenimenti dalla prospettiva del Movimento delle Donne Curde in Europa (TJK-E). Discuteremo: il contesto di questi attacchi la relazione tra la questione femminista e globalmente delle donne la necessità dell’azione internazionale per difendersi dall’aggressione imperialista.

2. Background

Il contesto politico dietro questi attacchi è l’obiettivo del partito di governo turco AKP-MHP di far rivivere le ambizioni dell’impero ottomano ed estendere il proprio controllo nella regione. Per fare ciò, la coalizione AKP-MHP cerca di dividere e distruggere il popolo curdo e di rafforzare le politiche di genocidio contro di essa. E’ importante capire gli effetti di queste politiche attraverso la regione e non solo in maniera isolata. Ciò contempla: le permanenti occupazioni oltre confine di Afrin e Serekaniye, entrambe ricche di ben documentate violazioni dei diritti umani e dei crimini contro l’umanitàl’incessante aggressione militare in Siria e nella parte ovest del Kurdistan (Rojava)la distruzione delle riserve idriche ed energetiche della società civile gli attacchi intensificati sulla regione degli Yazidi di Shengal (Sinjar) gli attacchi dei droni oltre confine sulle aree civili, incluso il campo per rifugiati Makhmour. Questi attacchi fanno parte di un’ampia strategia contro la società civile curda e contro il movimento per la democrazia, l’ecologia e la liberazione delle donne. Il governo del Partito Democratico del Kurdistan (KDP) nel governo regionale del Kurdistan sta collaborando con lo stato turco nell’attuale invasione del sude del Kurdistan, incluse le incursioni nello Shengal. Tale tradimento fa anche parte di un tentativo di dividere il popolo curdo e metter l’uno contro l’altro. Nelle ultime due settimane si è assistito a molteplici azioni illegali da parte dell’esercito turco, incluso il bombardamento di quartieri abitati da civili a Kobane nonché all’uso di armi chimiche nell’invasione del Kurdistan. E’ importante sottolineare che la tempistica di questi attacchi rispetto alla guerra in coso in Ucraina, non è una coincidenza. Lo Stato Turco conta sul fatto che lo sguardo del mondo è rivolto all’Ucraina per la propria avanzata imperialista. In quanto membro della NATO, la Turchia sta sfruttando al meglio lo scontro della NATO con la Russia.

3. L’invasione e il movimento delle donne

Il movimento curdo delle donne è divenuto fonte d’ispirazione per la lotta globale delle donne. Le conquiste del movimento delle donne si sono imposte all’attenzione globale nella regione del  Kurdistan ovest (Rojava), dove il movimento  è stato capace di mettere in pratica i propri valori e costruire una partecipazione politica delle donne, l’autodifesa e varie forme di emancipazione.  Il movimento di liberazione delle donne in Rojava ha dato l’avvio ad una radicale trasformazione sociale storicamente caratterizzata dal matrimonio forzato, dalla violenza sulle donne e dalla loro esclusione in ambito economico, politico e sociale. L’aver collocato la trasformazione femminista della società curda al centro del movimento, diventando un esempio unico a livello mondiale, ha sollecitato l’attenzione ed il supporto delle femministe di tutto il mondo. In tutti gli attacchi del Movimento di Liberazione Curda, lo stato turco punta in modo deliberato e sistematico alle donne e alle organizzazioni delle donne. Ciò è stato ben documentato, in particolare dalle invasioni di Afrin e Serekaniye (8) ed include l’uso sistematico della violenza di genere e del femminicidio come strumento di guerra e occupazione (9). L’attuale offensiva militare va anche compresa all’interno di questo contesto. Le politiche dell’AKP-MHP non riguardano solo il genocidio contro i curdi; tentano di uccidere i valori del movimento, e i principi che il  movimento ssta costruendo,  attraverso una società democratica, come la liberazione delle donne. Divenendo organizzato e politicamente attivo, il Movimento delle Donne Curde, è capace di difendersi ed essere la spina dorsale di un forte movimento sociale di democrazia e contro l’imperialismo. Lo stato turco sa che il movimento delle donne ed il supporto internazionale che questo ha, sono alla base della lotta per la libertà del Kurdistan. Le implicazioni dell’imperialismo dello stato turco e il suo attacco alla trasformazione femminista sono noti globalmente. 

4. Supporto e azione internazionale

La persistente resistenza diretta dell’invasione da parte delle forze di autodifesa è stata decisiva. Oltre a questo, dall’inizio dell’invasione, le organizzazioni della società civile, i gruppi politici e i gruppi umanitari del mondo, hanno condannato questi attacchi. E’ importante intensificare il supporto internazionale. Il TJK-E si appella a tutte le organizzazioni di donne, ai movimenti, ai gruppi e ai loro alleati per supportare il popolo curdo contro l’invasione e il genocidio. Abbiamo un bisogno urgente che tutti le organizzazioni per i diritti delle donne, i diritti umani e le organizzazioni della società civile in Europa levino le loro voci contro questa guerra. Tutti i governi dovrebbero essere spinti a prendere posizione contro l’imperialismo, la brutalità e i crimini di guerra di questa guerra condotta da un membro della NATO. Chiediamo al pubblico internazionale, in particolare alle donne di tutto il mondo, di schierarsi con noi contro questi attacchi. 

Kurdish Women’s Movement in Europe TJK-E 

Movimento Curdo per le Donne in Europa TJK-E

Chiamata all’azione – Basta attacchi turchi contro il Kurdistan!

Fin troppo spesso in anni recenti abbiamo visto cosa significa quando la Turchia lancia operazioni come questa. Perciò sta a noi attivarci adesso!

Traduciamo da Women Defend Rojava (2 febbraio 2022).

Care amiche e compagne,

da ieri sera, la Turchia ha bombardato numerosi luoghi del Kurdistan con attacchi aerei. Dopo che l’attacco dell’ISIS a Hesekê, in Siria del Nord-Est, è stato sventato con successo dalle Forze Siriane Democratiche (SDF), la Turchia, uno Stato membro della NATO, sta nuovamente lanciando violenti attacchi con numerosi aerei da guerra. Gli obiettivi attuali sono una centrale elettrica che fornisce elettricità alle persone a Koçerat, nella regione di Dêrik, dove un paio di ore prima migliaia di persone avevano preso parte ai funerali di 10 dei 121 uccisi nel combattimento contro l’ISIS a Hesekê; a Sengal, dove l’ISIS ha commesso un genocidio nell’agosto del 2014, uccidendo decine di migliaia di Yazidi e schiavizzando donne e bambini; nel campo profughi di Mexmûr nel Kurdistan meridionale, dove vivono 12mila persone. Inoltre, ci sono notizie di attacchi di artiglieria a Sehba. Sehba è una regione a nord di Aleppo dove nei campi vivono decine di migliaia di persone fuggite da Afrin.

Di nuovo i droni e gli aerei da guerra di Erdogan stanno volando e uccidendo, ancora i soldati turchi e i mercenari islamisti stanno provando a catturare e occupare il territorio che negli ultimi anni si è consolidato con sforzo e autorganizzato. Comunque, la guerra in Siria del Nord-Est non è mai cessata, poiché ogni giorno negli scorsi mesi le battaglie sono state onnipresenti, le bombe e gli attacchi dei droni sono stati una minaccia quotidiana, migliaia hanno perso la vita nella lotta per la libertà o sono dovuti fuggire.

Condanniamo fortemente il nuovo massiccio bombardamento e questa guerra continua. Non soltanto perché porta morte, sfollamenti, privazione e stupri – ma perché è diretta contro uno dei movimenti democratici e femministi più forti al mondo. Insieme al movimento di liberazione curdo, insieme al PKK, le persone qui negli ultimi dieci anni hanno consolidato una società che dovrebbe funzionare in modo libero, solidale ed ecologico.

Mentre alcuni considerano questo terrorismo, per noi è la conferma che la lotta per una vita libera, la rivoluzione delle donne in Siria del Nord-Est, è un pericolo per gli esistenti sistemi patriarcali e capitalisti. In Siria del Nord-Est possiamo vedere cosa significa fare una politica femminista, costruire una società con un sistema democratico basato sulla partecipazione di chiunque e su strutture autorganizzate che vengono dal basso, dal popolo. 

Fin troppo spesso in anni recenti abbiamo visto cosa significa quando la Turchia lancia operazioni come questa. Perciò sta a noi attivarci adesso! Ci appelliamo a tutte le forze democratiche e femministe affinché si uniscano e resistano. Facciamo pressioni sui politici, informiamo la stampa locale, assicuriamoci insieme che la criminalizzazione del movimento curdo e del Partito dei Lavoratori del Kurdistan abbia una fine, perché questo è il terreno politico su cui questa guerra può essere intrapresa. Supportiamo l’autodifesa delle persone sul posto, sia con donazioni – per esempio all’organizzazione di assistenza sanitaria “Mezzaluna Rossa Kurdistan” (Heyva Sor a Kurdistanê) – sia con altre azioni. Facciamo sapere nelle strade e nei bar come gli Stati internazionali abbiano una parte di responsabilità nella guerra, avendo contribuito alla riorganizzazione dell’ISIS ed essendosi assicurati che in migliaia venissero allontanati dalle loro case.

Uniamoci e difendiamo la rivoluzione delle donne!

Diffondete le vostre azioni con gli hashtag #stopturkishinvasion e #womendefendrojava

Il tempo della libertà è arrivato!

Appello internazionale per resistere ai Talebani in Afghanistan

L’Iniziativa per combattere contro l’occupazione e il femminicidio per la pace e la sicurezza ha pubblicato un appello per le organizzazioni internazionali sull’Afghanistan e il ritorno dei Talebani.

Traduciamo da ANF (25 agosto 2021).

È stato pubblicato un appello dall’Iniziativa per combattere contro l’occupazione e il femminicidio per la pace e la sicurezza sul ritorno dei Talebani al potere.

L’appello dice: “I Talebani hanno dichiarato la legge della Shari’a dopo aver occupato molte città e paesi, tra cui Kabul. Ci sono state notizie che i Talebani, che hanno dichiarato che rispetteranno i diritti delle donne soltanto nella cornice del regime della Shari’a, abbiano già iniziato a mettere in pratica una serie di decisioni che ignorano i diritti di base delle donne e lasciano le donne senza spazio vitale.

Come il pubblico mondiale ricorderà, l’Afghanistan fu sottoposto al dominio dei Talebani tra il 1996 e il 2001. E subito dopo la dichiarazione della legge della Shari’a, le donne e le bambine furono escluse dalla partecipazione scolastica, dalla partecipazione in politica e dai discorsi pubblici. Le donne che andavano contro queste regole venivano lapidate, venivano loro tagliate le dita oppure venivano condannate a morte. Con la rimozione dei Talebani dal potere e con la resistenza e la lotta delle donne afghane, le bambine ottennero il diritto all’educazione, fu abolito l’obbligo del burqa, si fecero molte conquiste quali la legge per combattere la violenza contro le donne e l’abolizione del divieto di lavoro e queste conquiste continuarono fino a che i Talebani ottennero nuovamente il potere.”

L’appello continua: “Essendo ovvio che le donne hanno affrontato un grande massacro nel corso di tutta la storia, soprattutto nel Medio Oriente, siamo sconcertati nel vedere alcune organizzazioni internazionalmente attive che hanno uffici in Afghanistan che si incontrano e parlano con rappresentanti talebani. In Afghanistan, accettare di fare affari con l’amministrazione talebana porta con sé il pericolo di legittimare le attuali violazioni dei diritti. Infatti, il regime talebano è un altro nome per l’ineguaglianza, la violazione dei diritti e la morte delle donne. 

Contrariamente alle parole recentemente pronunciate dal presidente della Turchia Erdogan, come “Iniziativa per combattere contro l’occupazione e il femminicidio per la pace e la sicurezza” e come donne noi abbiamo molti conflitti e problemi con la fede dei Talebani e non c’è modo di poter raggiungere un accordo con un’organizzazione misogina come i talebani! L’entusiasmo della Turchia nel lavorare insieme ai talebani in Afghanistan è preoccupante e dà da pensare, dato che il mondo intero sa del supporto attivo che il governo dell’AKP ha fornito alle bande come l’ISIS e che molto recentemente un decreto presidenziale “di mezzanotte” in Turchia ha messo fine alla partecipazione alla Convenzione di Istanbul (Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e il contrasto alla violenza contro le donne e alla violenza domestica)!”

L’Iniziativa per combattere contro l’occupazione e il femminicidio per la pace e la sicurezza ha fatto appello a tutte le organizzazioni internazionali:

“Agire con urgenza per disarmare i Talebani il prima possibile; imporre sanzioni su tutte le potenze e gli Stati che hanno aiutato o avuto un ruolo nell’armare i Talebani; prendere urgentemente qualsiasi misura contro questo regime fondamentalista; fare attenzione al diritto alla vita di tutti i gruppi anti-talebani, specialmente le donne e i bambini in Afghanistan.”

L’Iniziativa inoltre lanciava un appello “a chiunque, per opporsi al riconoscimento del governo talebano e supportare la resistenza e la lotta delle donne afghane contro il fascismo reazionario maschilista.”

Il KJK esprime solidarietà alle donne e ai popoli afghani

In quanto donne del Kurdistan, chiediamo a tutte le donne, specialmente le donne del Medio Oriente, di schierarsi in solidarietà con le nostre sorelle in Afghanistan, di amplificare le loro voci e di difendere le loro vite, conquiste e sogni.

Il Comitato per le relazioni e le alleanze democratiche del KJK (Comunità delle Donne del Kurdistan) ha rilasciato un comunicato lunedì esprimendo solidarietà alle donne e ai popoli in Afghanistan. Il comunicato è il seguente:

“In Afghanistan, che per decenni è stato il teatro di guerre “proxy” [per procura, si intende tra attori che agiscono per conto d’altri, ndt], il potere è stato lasciato in mano ai misogini Talebani come risultato di sporche politiche delle potenze globali egemoni. Questa situazione, che ha causato grande rabbia e frustrazione tra le donne e i popoli in Afghanistan e in tutto il mondo, ha rivelato ancora una volta la seguente verità: non c’è altro potere su cui possiamo contare oltre all’auto-potere, all’autorganizzazione e all’autodifesa. Ciò che è accaduto in Afghanistan ieri ha messo in mostra molto chiaramente l’ipocrisia degli Stati occidentali. Le potenze NATO hanno chiaramente dimostrato che, per loro, valori come la democrazia, la libertà e i diritti delle donne erano meramente strumenti per trovare una scusa per le loro sporche politiche. Quelli che hanno cercato di legittimare la loro occupazione con “i diritti delle donne” vent’anni fa ora lasciano le vite di milioni di donne alla mercé dei Talebani. 

Quelli che hanno lasciato in mano oggi l’Afghanistan ai Talebani e quelli che hanno lasciato occupare Afrin, Serêkaniyê, Girê Spî alla Repubblica Turca ieri sono le stesse potenze. Quelli che hanno dato via libera all’invasione turca del Rojava e della Siria del Nord-Est ieri, ripetono lo stesso scenario oggi in Afghanistan. Dalla prospettiva dei popoli, e specialmente delle donne, non c’è molta differenza tra quelli che sono al potere, come risultato di affari sporchi.

Dicendo “non abbiamo niente contro le credenze dei Talebani”, Erdogan, il capo del regime fascista turco, ha ammesso che condividono la stessa mentalità. Infatti, il piano degli USA di lasciare il controllo dell’aeroporto di Kabul in mano alla Repubblica Turca deve essere concepito all’interno di questa cornice. Lasciare il controllo dell’aeroporto in mano a Erdogan deve essere visto come un ulteriore passo per rafforzare la Turchia, che gestisce la sua politica attraverso l’organizzazione tra bande. Questo è un’enorme minaccia e pericolo per i popoli e specialmente per le donne. 

Proprio come ad Afrin, dove sono state fondate le YPJ, che ispirano le donne da tutto il mondo, e dove oggi le donne sono sottomesse e uccise come risultato di politiche delle potenze egemoni globali, adesso anche le donne in Afghanistan si trovano di fronte alla stessa minaccia. Questo è prefigurato dall’aumento della violenza contro le donne nei mesi passati e dalle uccisioni di donne pioniere.

In quanto popolo e donne curde, sappiamo molto bene che l’unico modo per difendere la nostra esistenza e la nostra volontà contro le politiche imperialiste e coloniali delle potenze globali egemoni è attraverso l’organizzazione. Senza l’auto-potere, l’autorganizzazione e l’autodifesa, non sarà possibile costruire e mantenere una vita libera. Sia come popolo che come movimento, abbiamo avuto esperienza e ancora ne abbiamo in modo molto pesante di questa realtà. Il complotto internazionale contro il nostro leader Abdullah Ocalan il 15 febbraio del 1999 è l’esempio più concreto di ciò. Dalle occupazioni dell’ISIS in Rojava e in Bashûr (Kurdistan del Sud/iracheno), specialmente a Shengal e Kobanê, fino alle occupazioni turche qui, le politiche coloniali e genocide che affrontiamo sono basate sull’equilibrio di interessi del capitalismo globale.

Allo stesso modo, lasciare il controllo dell’Afghanistan in mano ai Talebani, nemici delle donne e dei popoli, è avvenuto in un contesto di interessi geostrategici perseguito dagli Stati occidentali, specialmente gli USA, nel Medio Oriente e in Asia centrale. Ancora una volta, vediamo che per le potenze in questione, i desideri, la volontà, i sogni, le speranze e gli sforzi dei popoli che vivono in queste terre non hanno nessuna importanza. Perché non soltanto oggettificano queste terre, che vedono soltanto dalla prospettiva del colonizzatore, ma anche tutte le persone che vivono in queste terre. Non c’è nulla che i perpetratori di queste politiche vecchie di vent’anni non farebbero per soddisfare i loro propri interessi. Questo è il motivo per cui cercare dei limiti, o qualsiasi umanità o genuinità nelle politiche degli Stati occidentali, non è neanche ingenuità, ma ignoranza. Quelli che dicevano di combattere i talebani per i propri interessi e che hanno sacrificato le vite di 200mila persone, oggi fanno affari sporchi con quelle stesse potenze come se niente fosse.

Durante gli anni di occupazione e di regime talebano, quelle che hanno combattuto e resistito di più per la democrazia reale, la libertà e una vita dignitosa sono state le donne. Nel periodo più difficile, nelle circostanze più difficili, le donne dell’Afghanistan hanno trovato modi per organizzarsi. Con la potenza e il supporto che diamo e la solidarietà e la difesa che dimostriamo come donne, abbiamo piena fiducia che esse rivolgeranno la loro resistenza non soltanto contro i talebani, ma contro tutte le potenze e le mentalità misogine. Dal Kurdistan all’Afghanistan, una vita libera e una democrazia reale saranno costruite sotto la guida di donne organizzate. In quanto donne del Kurdistan, oggi siamo con le donne e i popoli afghani proprio come lo eravamo ieri. Chiediamo a tutte le donne, specialmente le donne del Medio Oriente, di schierarsi in solidarietà con le nostre sorelle in Afghanistan, di amplificare le loro voci e di difendere le loro vite, conquiste e sogni. Rinforziamo le nostre alleanze tra donne contro queste potenze patriarcali e misogine!

Jin Jiyan Azadî [Donna, Vita, Libertà].”

Traduzione del comunicato del KJK pubblicato su ANF il 16 agosto 2021.